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Giallo Navalny: il divieto di vedere il corpo e l’ombra di Putin

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Aleksej Navalny è morto in circostanze misteriose e tutto il mondo cerca chiarimenti, una verità che sembra impossibile ottenere. Intanto chi lascia un fiore in sua memoria è schedato dalla Digos.

La moglie di Navalny: “continuerò a lottare”

Il volto bianco e pallido, lo sguardo pesante ma fiero. Così appare Yulia Navalnaja in un video in cui afferma: “Continuerò il lavoro di Aleksej Navalny. Continuerò a lottare per il nostro Paese, con voi. Invito tutti voi a starmi vicino”. Un messaggio che si erge forte contro chi ha tentato di soffocare la voce di un dissidente. Una donna contro un uomo, Putin. È proprio lei ad accusarlo senza mezzi termini, colpevole di aver ucciso il marito perché impossibile da piegare, nemmeno con le botte, l’isolamento, il carcere.

Come? Con il gas Novichok, già utilizzato nel 2000 per un altro tentato omicidio a suo danno. Questo è il motivo per cui Navalnaja e familiari non possono vedere il corpo in obitorio. I giorni di attesa servono a eliminare le tracce residue di Novichok all’interno del corpo di Navalny.

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Ieri su Instagram la donna ha condiviso una tenera immagine di lei col marito, ripresi di spalle, un ombrello a ripararli dalla pioggia e un tenero bacio. La didascalia semplice quasi quanto la fotografia: Ja tebja ljublju, “Io ti amo”.

In un primo momento la vedova quarantasettenne aveva parlato in un’intervista a Monaco, sperando che il decesso fosse una notizia fake, una delle tante bugie del Cremlino

«Ma se questa notizia è vera — aveva detto — voglio che Putin, tutto il suo entourage, i suoi amici, il suo governo sappiano che si assumeranno la responsabilità di ciò che hanno fatto al nostro Paese, alla mia famiglia, a mio marito».

Proprio alla luce degli ultimi eventi, queste parole risuonano ancora più forti e glaciali, una promessa che verrà mantenuta fino allo stremo.

Le polemiche sulla Digos a Milano

Tutto il mondo partecipa al cordoglio per Navalny e a Milano in tanti hanno lasciato un fiore sotto la targa di Anna Politkovskaya, un’altra giornalista russa uccisa nel 2006. Una dozzina di persone sono state fermate dalla Digos e schedate da agenti in borghese.

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Le parole di un partecipante alla piccola manifestazione: “Avevamo creato un evento Facebook e a differenza di altre iniziative che abbiamo promosso, in questo caso non abbiamo chiesto l’autorizzazione perché era solo una deposizione di fiori. Eravamo noi dell’associazione e sono venuti anche alcuni cittadini russi, ma appena arrivati sul posto si sono avvicinate tre persone che hanno cominciato a chiedere i documenti ai presenti“.

Non si capisce ancora il motivo per chiedere dei documenti in un contesto pacifico e ristretto come quello di 12 persone che porgono un fiore in memoria di un uomo. Ma anche la politica non ci sta è Osvaldo Napoli, della segreteria nazionale di Azione, ha dichiarato di voler comprendere meglio la situazione e che nulla cadrà nel dimenticatoio.

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