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Sparatoria condominio Roma: chi erano le vittime

Sono 3 le vittime della sparatoria avvenuta pochi giorni fa durante una riunione condominiale alle porte di Roma.

Si tratta di: Sabina Sperandio (71 anni), Elisabetta Silenzi (55 anni), Nicoletta Golisano (50 anni).

Sparatoria Roma, chi sono le vittime

Elisabetta Silenzi era nata Roma il 24 marzo del1967, viveva d Ariccia.

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Sabina Sperandio, classe 1951, era anche lei originaria di Roma, dove viveva. Infine, Nicoletta Golisano era nata a Civitavecchia il 2 novembre del 1972, residente nel Consorzio Valle Verde.

L’assassino

Claudio Campiti, questo il nome dell’assassino, ha aperto il fuoco appena arrivato alla riunione, come hanno riportato diversi testimoni.

Vi erano state diverse, precedenti denunce, come un’altra testimone ha riferito: “Avevamo sporto denuncia, ci aveva già minacciati, ma poi non ne avevamo più saputo nulla”, spiega.

Delle denunce incrociate, non se n’era più saputo nulla fino alla tragedia di sabato mattona. Solo il coraggio di alcuni condomini ha potuto evitare che la strage si espandesse. Alcuni di loro infatti sono riusciti a disarmare l’uomo: “Aveva un caricatore da 16 colpi nella pistola, un altro nella tasca della giacca, più altri proiettili”, ha raccontato un condomino. Se non lo avessero fermato, probabilmente avrebbe ucciso tutti.

“Noi avevamo presentato diverse denunce .Non voleva pagare le spese del consorzio e quest’estate avevamo organizzato un campo di pallavolo ed era arrivato a minacciare i ragazzi perché si sentiva infastidito”.

La morte del figlio

Campiti non si era più ripreso dalla perdita del figlio, appena 14enne, tragicamente scomparso in un incidente sulla slitta, nel 2012.

Suo figlio Romano aveva solo 14 anni quando si è schiantato in slittino sulla pista di Croda Rossa a Sesto Pusteria, in provincia di Bolzano.

Contro l’impianto, aveva sporto denuncia perché era convinto che fosse troppo pericoloso. E la legge gli diede ragione: furono condannati in primo e secondo grado, tra il 2016 e il 2017, un maestro di sci e due responsabili dell’impianto; per la famiglia 240 mila euro di risarcimento.

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Ma Campiti non se la passava bene economicamente: “Pretendeva – racconta il sindaco di Rocca Stefano Micheli – di rendere abitabile lo scantinato di un palazzo in costruzione di cui c’era solo lo scheletro. Non si poteva fare, ma lui ci viveva”.

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