Vai al contenuto

Voto notturno sull’autonomia differenziata: come cambierà la vita politica delle regioni?

Riforma dell'autonomia differenziata: che cos'è

Prima il premierato e ora l’autonomia differenziata: sotto la lente d’ingrandimento

Giornate importanti, di cambiamento e anche di protesta all’interno del governo italiano. I giornali di questa mattina fanno a gara nello spiegare insieme che cosa sono e quali assetti producono l’autonomia differenziata, approvata con il DDL voluto fortemente dal ministro Roberto Calderoli, a seguito del DDL sul premierato, da poco approvato al senato. In questo articolo analizzeremo tutte e due le riforme volute dalla destra e anche fortemente contestate.

Che cos’è l’autonomia differenziata, in cosa consiste

L’autonomia differenziata è un riconoscimento dallo Stato alle Regioni a statuto ordinario di autonomia legislativa su materie di competenza concorrente, come sanità, istruzione, lavoro, ambiente e infrastrutture. Questo implica che le Regioni possono assumere insegnanti, gestire ferrovie e fiumi, e decidere autonomamente sui sostegni alle imprese e relazioni internazionali.

Il concetto chiave della riforma sono i Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep), standard minimi che lo Stato deve garantire su tutto il territorio nazionale. Attualmente, le regioni del Nord sono avanti nell’applicazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) rispetto al Sud. Inoltre, l’autonomia differenziata permette alle regioni più ricche di trattenere il proprio residuo fiscale, la differenza tra quanto versano e ricevono in spesa pubblica, vantaggiando territori come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto a discapito di altre regioni.

Iscriviti gratuitamente sul canale Telegram, cliccando qui

oppure su Whatsapp, cliccando qui per non perdere tutte le novità

Gli undici articoli del DDL autonomia, la cabina di regia dell’esecutivo e la clausola di salvaguardia

Il disegno di legge sull’autonomia differenziata si compone di 11 articoli e definisce i principi generali e le procedure per le intese tra Stato e Regioni, riguardanti l’attribuzione o la revoca di ulteriori forme di autonomia, in applicazione del terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione. La legge stabilisce che l’attribuzione di funzioni relative ai diritti civili e sociali, garantiti equamente su tutto il territorio nazionale, è consentita solo previa determinazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep). Il negoziato per l’attribuzione di nuove funzioni è proposto dalla Regione interessata al Presidente del Consiglio e al Ministro per gli Affari Regionali. L’autonomia differenziata coprirà 23 materie, tra cui salute, istruzione, ambiente e trasporti.

La riforma prevede accordi tra Stato e Regioni entro 5 mesi dalla richiesta, con una durata massima di 10 anni, rinnovabili. La determinazione dei Lep deve avvenire entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge, basandosi sulla spesa storica dello Stato nelle diverse Regioni. Una cabina di regia del governo monitorerà l’attuazione delle funzioni amministrative e individuerà le materie riferibili ai Lep, garantendo uniformità di diritti civili e sociali a livello nazionale. La clausola di salvaguardia consente al governo di intervenire in caso di inadempienze regionali che compromettano la sicurezza pubblica o l’unità della Repubblica.

Il voto sull’autonomia in una notte, il racconto che segue la domenica di bagarre nel parlamento.

Autonomia differenziata, l'impatto sulle regioni
Autonomia differenziata, l’impatto sulle regioni. In foto la piazza centrale storica di Milano

Nella notte, la Camera dei Deputati ha tenuto una seduta fiume per votare il disegno di legge sull’autonomia differenziata, approvando progressivamente gli articoli con votazioni serrate e intervallate da brevi sospensioni.

La maggioranza ha imposto un ritmo accelerato, suscitando forti proteste dalle opposizioni. Giuseppe Conte, leader del M5S, ha criticato duramente la forzatura dei regolamenti parlamentari, mentre la capogruppo del PD, Chiara Braga, ha denunciato un “sfregio alle istituzioni”.

Una situazione che segue la domenica di scontri verbali trasformati poi in una rissa fisica quando il deputato M5S Leonardo Donno ha tentato di portare una bandiera tricolore al ministro Calderoli, scatenando un parapiglia che ha richiesto l’intervento dei medici.

I deputati della Lega e di Fratelli d’Italia, coinvolti nello scontro, hanno respinto le accuse di aggressione, mentre altre tensioni sono sorte con l’espulsione di alcuni parlamentari per comportamenti provocatori. La situazione è stata aggravata dalla polemica sull’uso del simbolo della Decima Mas durante le proteste, con il deputato leghista Furgiuele espulso per un gesto controverso. La seduta è stata sospesa più volte a causa dei disordini, con deputati che intonavano “Bella ciao” e occupavano i banchi del governo.

Referendum abrogativo del ddl

autonomia e referendum 1

L’intera opposizione intende promuovere un referendum abrogativo contro il ddl Autonomia, supportato da ricorsi alla Corte Costituzionale da parte dei governatori delle regioni del Sud. Un referendum sull’autonomia potrebbe trasformarsi in una trappola politica per Meloni, simile a quella che ha fatto cadere Renzi. Tutti i partiti di opposizione, dal Pd al M5s, Avs, Iv, Azione e Più Europa, hanno annunciato la raccolta firme.

Anche l’associazione “La via maestra”, che riunisce oltre 100 organizzazioni, parteciperà alla raccolta firme. La mobilitazione mira a formare un ampio comitato promotore per l’abrogazione della legge Calderoli. I sondaggi mostrano un’Italia divisa, con il nord leggermente favorevole e il sud fortemente contrario.

Si tiene conto anche dell’astensionismo registrato per le urne europee e che potrebbero incidere su un referendum che tocca un tema tecnico ma fondamentale come l’autonomia differenziata. Si è parlato anche di un referendum per portare alla scelta popolare la riforma approvata del premierato.