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Malaria, che cosa si è scoperto di nuovo grazie al Dna dal passato?

Malaria, scoperte nel dna più antico di 4000 anni

Che cos’è la malaria, l’insetto che provoca la malattia, i sintomi

La malaria è una malattia parassitaria causata da protozoi del genere Plasmodium, trasmessa principalmente attraverso le punture di zanzare infette del genere Anopheles. Questi insetti sono portatori del parassita che infetta il sangue umano dopo la puntura. La malattia è diffusa in molte aree tropicali e subtropicali, dove le condizioni climatiche favorevoli supportano la sopravvivenza e la riproduzione degli Anopheles. I sintomi della malaria includono febbre alta, brividi, sudorazione intensa e talvolta sintomi gastrointestinali come nausea e vomito. Se non trattata tempestivamente, la malaria può progredire in forme gravi e potenzialmente fatali. Altre malattie di viaggio.

Cose che già si conoscevano sulla malaria

La malattia conosciuta fin dall’antichità, ha visto nel corso dei secoli un progressivo chiarimento dei suoi meccanismi grazie alla scienza. Studi recenti indicano che la malattia infetta l’umanità da oltre 50.000 anni, con evidenze archeologiche risalenti al 2700 a.C. in Cina. I primi resoconti clinici si devono a Ippocrate, che descrisse la febbre intermittente caratteristica. Durante l’Impero romano, la malaria trovò terreno fertile in Italia, ma la sua diffusione venne contenuta grazie alle opere di bonifica romane. Tuttavia, con la caduta dell’Impero, la malattia tornò a diffondersi, richiedendo un lungo impegno di bonifica nel Medioevo.

Nel XIX secolo, la comprensione moderna della malaria ebbe un significativo impulso. Giovanni Maria Lancisi fu tra i primi a ipotizzare il ruolo delle zanzare nella trasmissione della malattia. Nel 1880, Alphonse Laveran identificò il parassita nel sangue periferico dei pazienti, guadagnandosi il Nobel nel 1907. Camillo Golgi, nel 1885, correlò le periodicità febbrili alle diverse specie di plasmodi, distinguendo tra terzana e quartana. Nel 1897, Ronald Ross dimostrò che la trasmissione avveniva attraverso le zanzare.

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Il contributo cruciale di Giovanni Battista Grassi, nel 1898, fu l’identificazione degli Anopheles come vettori della malaria, seguita dalla prima trasmissione sperimentale. Nel 1925, l’Istituto di Malariologia di Roma fu fondato per coordinare gli sforzi internazionali contro la malattia, segnando un passo importante verso la sua lotta globale.

Che cosa hanno scoperto di nuovo i ricercatori? Tutto grazie ad un DNA dal passato

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Gli ultimi sviluppi nella ricerca sulla malaria hanno rivelato scoperte significative riguardo alla sua antica diffusione e alle sue implicazioni attuali. È stato identificato il più antico caso di malaria risalente a circa 4.000 anni fa, utilizzando una nuova tecnica genetica avanzata che ha permesso di analizzare il DNA antico estratto dai denti di antiche popolazioni umane. Questo studio internazionale, pubblicato su Nature e guidato da Megan Michel dell’Istituto Max Planck per l’Antropologia Evoluzionistica e dall’Università di Harvard, ha coinvolto 80 istituzioni di 21 Paesi, tra cui l’Italia con l’Università di Sassari.

Fino ad ora, la storia della malaria è stata difficile da ricostruire a causa della mancanza di segni visibili sui resti ossei, ma la nuova tecnica ha finalmente permesso di individuare le tracce genetiche della malattia in individui che hanno vissuto negli ultimi 5.500 anni. Questi ritrovamenti hanno confermato la presenza della malaria in Asia almeno 4.000 anni fa e hanno documentato due ondate della malattia anche in America, di cui la seconda nel periodo coloniale.

I ricercatori sottolineano che i dati raccolti in questo ampio studio non solo aiutano a comprendere meglio l’evoluzione storica della malaria, ma sono anche cruciali per esplorare l’impatto della malattia sull’evoluzione del nostro genoma. Inoltre, questi risultati sono fondamentali per sviluppare strategie future più efficaci per contenere la diffusione della malaria, soprattutto in considerazione dei cambiamenti climatici che stanno facilitando la sua ripresa in territori precedentemente considerati sicuri.

L’umanità ha sempre combattuto contro la febbre provocata dalle zanzare infette. Che cosa è importante oggi per prevenire e sconfiggere la malaria?

Oggi, la prevenzione e sconfitta della malaria richiedono un approccio integrato. È essenziale investire in programmi di controllo delle zanzare, come l’uso di zanzariere e repellenti, e promuovere la ricerca di nuovi farmaci e vaccini. Educare le comunità sull’importanza della diagnosi precoce e del trattamento tempestivo è fondamentale, insieme alla vigilanza epidemiologica e alla sorveglianza delle resistenze ai farmaci antimalarici. Inoltre, il sostegno internazionale e la cooperazione tra paesi sono cruciali per affrontare le sfide globali della malaria e raggiungere l’obiettivo dell’eliminazione della malattia.