Divario stipendi UE, settori in difficoltร per paghe troppo basse
Contenuto dell’articolo
Ultimamente abbiamo parlato abbastanza della mancanza di manodopera per molte posizioni lavorative aperte in Italia e dell’esigenza di coprirle con manodopera straniera. La denatalitร e l’aumento dei pensionati sta mettendo a repentaglio il sistema pensionistico italiano. Nel contempo, il ricorso al reddito di cittadinanza dimostra che molte persone non riescono a trovare un’occupazione. Pare un controsenso, ma tanto difficile da comprendere non sarebbe; almeno, secondo i sindacati Europei.
Un rapporto dei sindacati UE dimostra che sono i settori e i lavori con stipendi piรน bassi e condizioni peggiori ad avere carenze di manodopera. In sostanza, le aziende non trovano lavoratori perchรฉ sono sottopagati. Potete leggere lo Studio dell’European trade union Institute (Etui) qui.
Iscriviti gratuitamente sul canale Telegram, cliccando qui
oppure su Whatsapp, cliccando qui per non perdere tutte le novitร
Esther Lynch, segretaria generale della Confederazione europea dei sindacati ha tuonato: “ร ora che i politici europei smettano di girare intorno al motivo della nostra carenza di manodopera e mandino un messaggio altrettanto chiaro ai datori di lavoro“.
Per approfondire:
La denatalitร come conseguenza della precarietร , 5 motivi per non avere figli
Tunisia, migranti formati per far crescere lโItalia, 10 milioni di euro che fanno il bis
Valerio Valenti e lo slalom tra lโemergenza immigrazione e lโesigenza di avere 400.000 immigrati
I settori dove la manodopera scarseggia di piรน la retribuzione รจ inferiore
I settori interessati dalla maggior carenza di manodopera in 22 paesi UE offrono in media il 9% di stipendi piรน bassi di quelli che non ne soffrono. A volte si trovano anche al di sotto del 60% del compenso medio che l’UE vorrebbe fissare come parametro per stabilire il salario minimo. Il divario piรน ampio si registra in Italia, dove le industrie in difficoltร nel reperire lavoratori pagano il 23% in meno rispetto alle altre. Parliamo di un compenso lordo di 14,30 euro contro 18,47. Sempre in questi medesimi settori la precarietร รจ maggiore.
Settori come edilizia e ristorazione impiegano spesso lavoratori giovani, non scolarizzata o immigrati, disposti ad accettare paghe piรน basse. Inoltre, la pandemia Covid-19 ha introdotto un senso di precarietร e intolleranza nelle persone, che non accettano piรน posti insicuri e malpagati. Tra i piรน interessati dagli stipendi bassi, i lavoratori del settore sanitario. Secondo l’OCSE, i medici italiani guadagnano in media il 70% in meno dei tedeschi, il 41% in meno dei britannici e l’8% in meno dei francesi. La situazione retributiva non migliora nemmeno per gli infermieri, che percepiscono il 61% in meno rispetto ai loro colleghi tedeschi e il 30% in meno degli spagnoli.
Altri divari tra l’Italia e altri Paesi UE si trovano nei settori delle costruzioni (-18%), del turismo e della ristorazione (-8%) cosรฌ come nelle libere professioni (-27%). In sostanza, secondo il rapporto, in Europa “non manca manodopera in generale, ma manodopera disposta a svolgere lavori di bassa qualitร “.
Divario retributivo di genere in Europa
Il divario retributivo di genere รจ la differenza tra i compensi orari lordi di uomini e donne. A paritร di mansioni, il divario retributivo medio nell’UE รจ pari al 12,7%. I dati sono stati pubblicati ad aprile del 2023 e si riferiscono alle aziende con almeno 10 dipendenti e arrivano a dicembre del 2021. Nel 2021 le discrepanze piรน alte sono state registrate in: Estonia (20,5%), Austria (18,8%), Germania (17,6%), Ungheria (17,3%) e Slovacchia (16,6). Il Lussemburgo ha colmato il divario retributivo di genere. Altri paesi con divari retributivi di genere inferiori nel 2021 sono: Romania (3,6%), Slovenia (3,8%), Polonia (4,5%), Italia (5,0%) e Belgio (5,0%).
I dati dimostrano che, in media, le donne svolgono un maggior numero di ore di lavoro non retribuito (accudendo i figli o occupandosi dei lavori domestici). Pertanto, hanno una minore disponibilitร di tempo per il lavoro retribuito: stando ai dati raccolti nel 2021 quasi un terzo delle donne (30%) lavora part-time, mentre solo l’8% degli uomini lavora part-time. Quando si tengono in considerazione sia il lavoro non retribuito che quello pagato, inoltre, risulta che le donne lavorano piรน ore a settimana degli uomini.