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Lavoro e migranti, 392 mila nati troppo pochi per garantire le pensioni

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Lavoro e migranti, importanti per garantire le pensioni

Ieri, da Ultimedalweb vi abbiamo raccontato della nomina di Valerio Valenti come Commissario Straordinario per l’emergenza immigrazione. Nell’articolo ponevamo l’attenzione sul doppio binario dell’emergenza immigrazione e dell’esigenza immigrazione. Oggi, a proposito, vogliamo sottolineare la parole del Presidente dell’INPS (Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale), Pasquale Tridico, in merito all’importanza del ruolo dei migranti per lo stato italiano e del binomio lavoro e migranti, che va di pari passo.

Senza i migranti tra 20 anni i conti INPS saranno critici. Cambiare la legge Fornero peggiorerebbe ancora il quadro delle pensioni”.

Tridico ha voluto citare il Premio Nobel 2021 David Card, canadese economista che ha presentato dati scientifici che provano che le economie ricche hanno tutte molti migranti. Anche il premio nobel americano 2008 Paul Krugman ha affermato, apportando le relative prove, che sono i migranti che stanno salvando i conti pubblici degli Stati Uniti. Lavoro e migranti vanno d’accordo, insomma. Secondo il Presidente dell’INPS anche in Italia ci sarebbe l’esigenza di coprire la domanda di lavori medio bassi da Nord a Sud con gli stranieri. Per lui la soluzione sta in un accesso all’immigrazione regolare e fluida, che significa avere precise disposizioni e permessi per svolgere determinati lavori.

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Quanto rendono alle casse dello Stato i migranti?

Secondo il Presidente dell’INPS i migranti sono spesso giovani e si adoperano per lavorare in quei settori che hanno bisogno di manodopera, come il turistico e l’agricola, ma anche quello assistenziale. Pertanto, è difficile che l’immigrante chieda un sostegno economico dallo Stato (reddito di cittadinanza, pensioni) ed è per contro facile che lo dia; vale a dire, contribuisce in modo positivo al welfare italiano perché paga tasse e contributi.

Tuttavia, si crede che ci sia ancora uno zoccolo duro di 3 milioni di lavoratori irregolari, che provocano un “buco” da oltre cento miliardi di euro di evasione fiscale e contributiva. Se fossero impiegati regolarmente, si potrebbe incrementare il rapporto tra il numero di lavoratori e pensionati e gli ultimi potrebbero pensare di avere un futuro dignitoso.

I motivi per cui gli immigranti non hanno lavori regolari è dovuto a ragioni molto diverse. A volte non hanno permessi di soggiorno in regola; altre volte accettano stipendi miseri per ignoranza; in altri casi, per loro basta sopravvivere.

Tridico sostiene che in Italia non manca il lavoro, solo che non è ben pagato. Gli stipendi sono molto più bassi di quelli dei nostri competitor e questo comporta la migrazione di molte persone verso lidi più ricchi e la ricerca contestuale in Italia di personale che vanta meno pretese. E’ il cane che si morde la coda, come si suol dire.

Il problema della denatalità

Le nascite in Italia, come vi abbiamo già raccontato, sono al minimo storico. Nel 2022 l’Istat ha registrato 392.598 neonati. Il numero è molto basso in confronto a quello degli altri paesi europei e, soprattutto, è basso per garantire un sistema di contribuzione pensionistico che funzioni. Chi pagherà per la pensione nostra e soprattutto dei nostri figli?

Secondo il Presidente dell’Inps, con i numeri che vi abbiamo fornito, tra venti anni in Italia solo 150.000 dei bambini che sono nati nel 2022 avranno un lavoro. Se pensiamo che oggi ci sono 16,5 milioni di pensionati, il rapporto lavoratore/pensionato sarà molto preoccupante. Anzi, troppo basso. Nel 2030, se nulla cambia, il rapporto tra pensionato e lavoratore dovrebbe essere di 1,3 a uno, per arrivare nel 2040 alla soglia dell’uno a uno. E non si fanno altri conti perché a lungo termine sarebbe troppo rischioso, ma sicuramente le premesse non sono rosee.

Se la situazione non cambia e le coppie che potrebbero avere figli non li fanno per il timore di non riuscire a mantenerli o a gestirli, la soluzione è solo una: i migranti. Quelli regolari, per piacere!

Istat, natalità al minimo storico

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