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Nuovi concorsi all’Agenzia delle entrate, 4.113 tecnici per la lotta all’evasione

nuovi concorsi

Nuovi concorsi all’AdE

Ultimamente, vi abbiamo parlato dalla nostra rubrica “lavoro e denaro” dei concorsi che partono con il nuovo anno, anche se per alcuni datati 2023 sono ancora aperte le iscrizioni (ad esempio, il super concorso per la Scuola). Notizia di queste ultime ore è che l’Agenzia delle entrate bandirà un ulteriore concorso (nel 2023 aveva bandito 4.500 posti) per reclutare personale in grado di interloquire con i sistemi informatici (e anche di migliorarli) in maniera da analizzare i dati informatici per rinforzare la lotta contro l’evasione. In questo post vi parliamo, sia dell’evasione, sia del concorso e degli strumenti che il Ministero sta perfezionando, in base gli obiettivi del PNRR, per essere sempre più performanti. Guardate!

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Le banche date dell’Agenzia delle Entrate, un patrimonio da sfruttare

Nel PNRR, abbiamo visto in molte occasioni, si prevede la modernizzazione dell’apparato statale. In poche parole, i vecchi sistemi non funzionano bene e devono essere aggiornati in linea con quelli dei 27. E in questo calderone entra anche il fisco. Di fatto, in Italia l’Agenzia delle entrate dispone di un sistema informatico sempre in fase di ammodernamento, che necessita comunque di essere al passo con i tempi: non dimentichiamoci dello Spid, della CIE e ora del Wallet. Deve essere operativo 24 ore al giorno e perfettamente funzionante. Ma non solo.

All’interno dei sistemi informativi dell’Agenzia delle entrate ci sono moltissimi dati che oggi non vengono elaborati per mancanza di personale tecnico specializzato. Ed è questo che il Ministero dell’Economia ha chiesto di migliorare all’Agenzia delle entrate (braccio operativo del dicastero). Lo scopo è la valorizzazione delle risorse umane e l’assunzione di nuove professionalità. Insomma, serve personale da arruolare nella lotta all’evasione in chiave 4.0 e nei servizi al contribuente, da poter garantire con la massima efficienza anche da remoto.

giancarlo giorgetti
Giancarlo Giorgetti. Ministro dell’Economia e delle Finanze

Esperti in tecnologie informatiche, i candidate ricercati

Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate, si è già messo in moto per rispettare le indicazioni ricevute e ha incaricato il personale specializzato di abbozzare le basi del concorso pubblico che verrà svolto nella seconda parte dell’anno e che dovrà reclutare professionalità specializzate anche in tecnologie informatiche, tanto da sfruttare appieno il patrimonio delle banche dati dell’Agenzia.

I nuovi rinforzi non dovranno essere meno di 4.113 unità, ed entro la seconda metà dell’anno dovranno essere in grado di poter cogliere tutte le possibilità che oggi offrono gli strumenti di analisi avanzata dei dati.

Ernesto Maria Ruffini
Ernesto Maria Ruffini

Il sistema di accertamento fiscale, controllo incrociato dei dati

Nel corso del 2023 sono state rese note le riforme in materia di accertamento tributario. Con la complicità del Governo, l’Agenzia delle entrate potrà eseguire molti più controlli incrociati sul contribuente sfruttando i dati contenuti in archivi diversi e incrociandoli per controllare la congruità di quanto dichiarato. I contribuenti più a rischio sono, naturalmente, coloro che evadono le tasse, poiché il sistema informatico potrebbe rilevare importanti scostamenti tra quanto dichiarato e quanto di fatto speso. A dettare le incongruenze, spese bancarie, intestazione di auto o case di lusso, acquisto di quadri o di gioielli, ecc.

Riduzione del tax gap nel 2021

L‘analisi di rischio che si sta perfezionando dimostra che il sistema funziona, poiché è stata provata la riduzione del tax gap a 83,6 miliardi di euro nel 2021, con una discesa in cinque anni di circa 24 miliardi, come emerge dall’aggiornamento della relazione Mef sull’economia non osservata e sull’evasione. Alla base di dettete analisi c’è l’applicazione, nel pieno rispetto della privacy, di strumenti di data analysis più avanzati che consentono lo sfruttamento dei big data e dall’interoperabilità delle banche dati.

La fatturazione elettronica ha già consentito di fare passi in avanti, fornendo un contributo a bloccare automaticamente le false lettere di intento, che avrebbero dato diritto alle agevolazioni Iva nelle esportazioni. Il nuovo sistema adottato ha consentito all’AdE di bloccare dal 2019 falsi plafond Iva per oltre 2 miliardi di euro, di cui 156 milioni nel 2022.

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I meccanismi per la prevenzione del reato fiscale

Due sono i meccanismi che sono stati creati per favorire la prevenzione e che hanno spinto la Pubblica Amministrazione a strutturarsi adeguatamente per gestirli; il primo riguarda le piccole e medie partite IVA, mentre il secondo è stato impostato per le grandi imprese:

Concordato Preventivo

Il concordato preventivo è un accordo che i contribuenti con partita Iva e le piccole e medie imprese possono stipulare con il Fisco per definire in anticipo il reddito e le imposte da pagare per due anni, evitando così accertamenti e sanzioni. Si tratta di una novità introdotta dalla riforma fiscale del 2023, che entrerà in vigore dal 2024.

Per poter accedere al concordato preventivo, i contribuenti devono rispettare alcuni requisiti, tra cui:

  • avere un punteggio di affidabilità fiscale (ISA) almeno pari a 8;
  • non avere debiti tributari o contributivi pari o superiori a 5.000 euro;
  • essere residenti in Italia;
  • applicare gli ISA o il regime forfettario.

Il concordato preventivo ha una durata di due anni, ma può essere rinnovato per altri due anni. La proposta di concordato viene formulata dall’Agenzia delle Entrate, sulla base dei dati dichiarati dal contribuente e dei parametri previsti dagli ISA. Il contribuente ha 5 giorni di tempo per accettare o rifiutare la proposta. In caso di accettazione, il contribuente si impegna a pagare le imposte dovute per i due anni successivi, secondo le modalità e le scadenze stabilite dall’accordo. In cambio, il contribuente beneficia di una maggiore certezza fiscale e di una riduzione delle sanzioni in caso di errori o omissioni

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Cooperative compliance per le aziende che fatturano 10 miliardi di euro

La cooperative compliance, o adempimento collaborativo, è un regime che permette alle grandi aziende di instaurare un rapporto di fiducia e trasparenza con il Fisco, basato sull’interlocuzione preventiva e costante su questioni fiscali rilevanti. L’obiettivo è di ridurre i rischi di violazione delle norme fiscali e di aumentare la certezza del diritto.

Per accedere alla cooperative compliance, le aziende devono avere un volume di affari o di ricavi pari o superiore a 10 miliardi di euro, o aver partecipato al progetto pilota con un volume di affari o di ricavi non inferiore a un miliardo di euro. Inoltre, devono essere dotate di un sistema di controllo del rischio fiscale, che comprende procedure, strumenti e risorse dedicate alla gestione delle questioni fiscali.

Tra i vantaggi della cooperative compliance, ci sono:

  • la possibilità di accedere a una procedura abbreviata di interpello preventivo, con una risposta entro 45 giorni;
  • la riduzione delle sanzioni alla metà, o al minimo edittale, per i rischi comunicati in modo tempestivo ed esauriente;
  • l’esonero dal presentare garanzie per i rimborsi delle imposte dirette e indirette;
  • la pubblicazione sul sito dell’Agenzia delle Entrate dell’elenco delle aziende che hanno aderito al regime.

Considerata anche la complessità delle aziende che saranno interessate, non si tratterà di rafforzare solo numericamente gli organici dell’Agenzia ma anche di puntare sulla formazione e competenze delle donne e degli uomini dell’amministrazione finanziaria.

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