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Ilaria Salis ottiene i domiciliari a Budapest con braccialetto elettronico e cauzione da 40.000 euro

Ilaria Salis

Ilaria Salis può finalmente uscire dal carcere perché ha ottenuto i domiciliari a Budapest. Queste buone notizie arrivano dalla difesa legale dell’attivista, arrestata insieme ad altre persone e detenuta a Budapest da molti mesi.

Suscitano ancora rabbia e indignazione le immagini del trattamento di sicurezza adottato dalla polizia giudiziaria ungherese, che ha utilizzato catene sia ai polsi che ai piedi e ha mantenuto una stretta sorveglianza per prevenire la fuga. Le foto sono ancora virali nel web, nei mesi scorsi richieste di spiegazioni ma anche di denunciare la grave violazione da parte di istituzioni europee e nazionali.

Ilaria Salis dovrà indossare il braccialetto elettronico, la cauzione costa 40.000 euro

Gyorgy Magyar, avvocato di Ilaria Salis, ha dichiarato il successo della difesa, affermando che la corte d’appello ha accettato il nostro ricorsoe ha avanzato ulteriori richieste, come l’utilizzo del braccialetto elettronico e la promessa di non fuggire. Il tribunale rilascerà l’attivista e insegnante di scuola elementare dopo il pagamento della cauzione, fissata a quarantamila euro.

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La decisione della corte d’appello di concedere gli arresti domiciliari sul territorio arriva in seguito al ricorso presentato dai legali di Ilaria, che hanno agito in seguito all’ultima udienza del 28 marzo, durante la quale il giudice Jozsef Sòs aveva negato gli arresti domiciliari sia in Italia che in Ungheria. La donna è detenuta da quindici mesi nel carcere di Budapest con l’accusa di aver aggredito militanti di estrema destra.

Il padre di Ilaria, Roberto Salis, si è dichiarato contento ma non ancora sicuro, desiderando che la figlia esca da Budapest. “Ilaria è entusiasta di poter finalmente uscire dal carcere e noi siamo felicissimi di poterla riabbracciare. Non è ancora fuori dal pozzo; sarà sicuramente molto bello poterla riabbracciare dopo 15 mesi, anche se finché è in Ungheria non mi sento del tutto tranquillo“.

La concessione dei domiciliari sono una tappa importante nel processo, aprono la possibilità di rientro in Italia

In Ungheria, Ilaria Salis è detenuta in carcere a seguito delle accuse di aggressione nei confronti di due neonazisti durante una manifestazione dell’11 febbraio 2023. Attualmente, il tribunale sta conducendo un processo in cui l’attivista e insegnante alle scuole elementari rischia fino a undici anni di carcere. Diverse istituzioni, tra cui il presidente, associazioni e partiti politici, si sono mobilitati in suo sostegno.

Secondo quanto riportato dall’Ansa, il trasferimento agli arresti domiciliari a Budapest rappresenta una tappa importante nel processo, aprendo la possibilità di richiedere il suo rientro in Italia. Le autorità italiane potrebbero richiedere la documentazione necessaria e trasmetterla all’autorità giudiziaria competente per il riconoscimento e l’esecuzione in Italia della misura applicata. Questo procedimento è regolato dalla legge quadro del Consiglio europeo del 2009, che disciplina il reciproco riconoscimento delle decisioni riguardanti le “misure alternative alla detenzione cautelare”.

Ilaria Salis e la candidatura politica alle europee: motivazioni

Ilaria Salis candidata AVS

Ilaria Salis è candidata per le elezioni europee nella lista di Alleanza Verdi e Sinistra, in due circoscrizioni: Nord-Ovest, dove è capolista, e Isole. Sul caso è impegnata anche Ilaria Cucchi, senatrice di Avs, la quale ha spiegato che l’obiettivo principale di questa scelta è riportare Ilaria in Italia.

Nel caso fosse eletta, tornerà in Italia: oggi abbiamo avuto la dimostrazione di come la scelta coraggiosa di candidarla sia stata efficace“. Cucchi ha accusato il governo di inazione, ma il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dissentito sull’idea di mancanza di impegno. “Il governo e l’ambasciata hanno lavorato senza fare propaganda e senza rulli di tamburi”.

In Ungheria, Ilaria Salis non ha ottenuto l’autorizzazione a votare a causa di una carenza legislativa italiana, le è stato spiegato. Non avendo ricevuto una risposta dall’ambasciata, si è sollevata un’altra accusa di violazione dei diritti umani e si è chiesto al governo di prendere una decisione chiara.

Tuttavia, il 15 maggio arriva la notizia che l’ostacolo al voto è stato superato, secondo quanto dichiarato da Tajani durante un question time alla Camera, al quale era presente anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio.