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Cesare Battisti e la redenzione della riforma Cartabia per uscire dal carcere a 70 anni

cesare battisti

Cesare Battisti, dopo l’ergastolo arriva la redenzione

Mentre i recenti femminicidi continuano a scuotere l’opinione pubblica, si fa presente un altro argomento, molto conteso. Quello della certezza della pena, e dell’efficace misura detentiva commisurata al crimine commesso. In
tale senso si colloca il nostro post. Perché, mentre fa ancora impazzire il web l’idea che Filippo Turetta possa ricorrere alla perizia psichiatrica per affievolire la sua condanna, un altro caso di cronaca fa parlare molto della “redenzione” carceraria approvata dalla riforma Cartabia.

Vi parliamo in questo post della possibilità che il terrorista Cesare Battisti, oggi 69enne, condannato all’ergastolo in via definitiva, possa uscire dal carcere seguendo la strada della giustizia reparativa. Se il detenuto fosse ammesso
alla mediazione penale, potrebbe vedersi riconosciuti benefici penitenziari, misure di condanna alternative al carcere e permessi. Vi raccontiamo tutto qui.

cesare battisti in carcere 1

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Cesare Battisti, una vita dedicata alla politica, ai reati e alla latitanza

Gli anni dell’adolescenza di Battisti furono segnati da un continuo andirivieni dal carcere. Nel 1977, mentre era detenuto a Udine per l’aggressione a un Sottufficiale dell’Esercito, conobbe Arrigo Cavallina, l’ideologo
dei Proletari Armati per il Comunismo (PAC). Con il suo ingresso nei PAC avvenne ufficialmente l’entrata in un gruppo armato definito poi da Battisti una “trappola fatale”.

Gli omicidi confessati

Dopo il suo arrivo in Italia, una volta catturato nel 2019, davanti ai pm di Milano, Battisti ha ricostruito i crimini
commessi: quello del maresciallo di polizia penitenziaria Antonio Santoro, da lui ucciso a Udine il 6 giugno 1978; quelli del gioielliere Pierluigi Torregiani e del commerciante Lino Sabbadin, che militava nel Movimento
sociale, uccisi entrambi il 16 febbraio 1979 il primo a Milano e il secondo a Mestre. Infine, quello dell’agente della Digos Andrea Campagna, al quale ha sparato a Milano il 19 aprile 1978.

battisti collage 1

37 anni di latitanza

Il lungo percorso di latitanza di Battisti si è prolungato per 37 anni grazie alla complicità di alcuni provvedimenti politici che gli hanno consentito di vivere all’estero senza subire l’estradizione.

Arrestato nel 1979, due anni più tardi evase dal carcere di Frosinone e iniziò la sua latitanza. Prima scappò a Parigi, e subito dopo andò in Messico, dove rimase fino al 1990: in quel periodo arrivarono le condanne in contumacia agli
ergastoli.

Battisti tornò in Francia, perché grazie alla dottrina Mitterrand fu rifiutata la sua estradizione e fu in Francia dove Cesare Battisti iniziò la sua carriera come scrittore di romanzi noir e di saggi politici.

Quando Chirac arrivò all’Eliseo, il terrorista fuggì in Brasile, dove rimase finché nel 2019 fu consegnato alle
Autorità italiane
dal Presidente conservatore Bolsonaro.

battisti

Il percorso di “redenzione”

Secondo l’iter del procedimento previsto dalla riforma Cartabia, Battisti dovrà incontrare i familiari delle sue vittime, alla presenza di un mediatore, e intraprendere un percorso di “redenzione” alla fine del quale
potrebbe ottenere anche misure alternative alla cella.

Anche se i familiari delle vittime possono respingere la proposta di Battisti, dal punto di vista legale la situazione non cambierà per lui, perché avrà già fatto il primo passo per lasciare un’impronta sulla sua condotta
reparativa. A decidere, sarà il giudice di sorveglianza quando riceverà le eventuali richieste di concessioni e premi.

La riforma Cartabia

Quanto sopra fa parte della recente riforma Cartabia, che prevede che i centri territoriali svolgano percorsi di giustizia reparativa, richiesti dal detenuto e concordati con i responsabili del progetto. Una volta creati i centri dedicati a questa attività di mediazione, Battisti potrebbe seguire questo percorso.

Intanto, il terrorista è stato trasferito da Parma al carcere di Massa, dove sono rinchiusi molti ergastolani. Ora che a Battisti è stato concesso (da circa un anno) il regime di “detenuto comune” (anziché “alta sicurezza) potrà accedere a diversi benefici penali. Intanto, la sua presenza nel carcere toscano agevola le visite al penitenziario della sua
compagna brasiliana con cui ha un figlio in comune di 10 anni e che abita a Grosseto.

L’attività di Cesare Battisti in carcere

Nel carcere di Parma Cesare Battisti aveva iniziato a lavorare al progetto per la richiesta di “mediazione”, ma non ha potuto completarlo perché nel frattempo è stato trasferito. Ora a Massa Battisti non è da solo. Si trova in
cella con un compagno. Lui non gradisce perché a Parma aveva una cella tutta per lui con i suoi libri, il computer e la stampante. Ora può usare ancora il computer, ma solo in biblioteca.

L’ergastolano sta scrivendo dei libri per una nota casa editrice e pare che alla sera, per rilassarsi, legga Kafka. Chissà se riesce a dormire sogni tranquilli o se, come il famoso scrittore ceco, avrà incubi pieni zeppi di persone senza mani e senza volto che lo pedinano! Se sì, saranno le ombre delle vittime?

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