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Cancro, diritto all’oblio dopo 5 anni

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Di Cancro si guarisce

Oramai le statistiche parlano da sole. Di cancro si guarisce. Non sempre e non tutte le tipologie di tumore sono guaribili; e se lo sono, non lo sono nei medesimi tempi. Ma la ricerca ha fatto passi da gigante ed essere malati di cancro oggi non significa più “essere moribondi”. Le terapie, i controlli, l’alimentazione, sono fondamentali per ridare al malato di cancro la sua antica qualifica di “persona sana”. Dopo un periodo di tempo che parte dai cinque anni dal momento in cui si è contratta la malattia, un paziente di cancro può tornare alla vita normale. E allora, perché non riconoscerlo, nero su bianco? Si chiama “diritto all’oblio” ed è regolamentato dall’Unione Europea.

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Il diritto all’oblio da parte degli ex malati di tumore

Il Parlamento Europeo, con una risoluzione di febbraio del 2022, ha previsto che tutti gli Stati membri garantiscano il diritto all’oblio oncologico agli ex pazienti dopo dieci anni dalla fine del trattamento (termine ridotto a cinque anni per i pazienti minori). La disposizione dovrà essere adottata da tutti i paesi comunitari entro la fine del 2025. Alcuni Paesi hanno già regolamentato il diritto all’oblio, tra cui: Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Portogallo e Romania. L’ultima a recepire la normativa è la Spagna, che due giorni fa ha annunciato che eliminerà entro giugno del 2023 le regole che discriminano i pazienti che hanno superato un tumore da 5 anni alle prese con assicurazioni, crediti e mutui.

La decisione arriva dopo che  i dati della Fondazione Josep Carreras hanno dimostrato che l’83% di 295 malati o ex malati di leucemia intervistati tra i 18 e i 35 anni aveva dichiarato di aver avuto difficoltà a stipulare un’assicurazione sulla vita, chiedere prestiti in banca o accendere mutui per comprare una casa.

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Josep Carreras

Il diritto all’oblio in Italia

Elisabetta Iannelli, segretario generale della Favo (Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia) e l’oncologo dell’Istituto Pascale di Napoli Paolo Ascierto spiegano la situazione in Italia in questi giorni in cui la FAVO festeggia la XVIII giornata del malato oncologico (dal 18 al 21 di maggio).

Secondo Inannelli Sono state presentate diverse proposte sul diritto all’oblio oncologico: una, a firma Gardini e altri (Disposizioni per la prevenzione delle discriminazioni e la tutela dei diritti delle persone che sono state affette da malattie oncologiche”), promossa da Favo e attualmente assegnata alla VI Commissione Finanze in sede Referente. Un’altra presentata dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) dopo una lunga campagna dell’AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica, ma deve ancora essere discussa in Parlamento. I tempi ci sono

In Italia  sono più di un milione le persone che, dopo un tumore, possono essere considerate guarite dal cancro e con un rischio di salute pari alla popolazione sana. Si tratta di persone che fanno fatica a riprendere la propria vita senza subire discriminazioni. Questo potrebbe finire con l’adozione di un apposito provvedimento che “cancellasse” la patologia come “a rischio”, quando la malattia è stata superata.

I tempi dei tumori

Ogni neoplasia richiede un tempo diverso per accertarne la guarigione: per il cancro della tiroide sono necessari meno di 5 anni dalla conclusione delle cure, per il melanoma e il tumore del colon meno di 10. Linfomi, mielomi e leucemie e tumori della vescica e del rene richiedono spesso 15 anni.

Secondo  Paolo Ascierto, direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, , le vecchie regole vanno aggiornate. Secondo lui la decisione della Spagna è la benvenuta perché “evidenzia una sensibilità e una cultura vicina alle esigenze delle persone”.

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Istituto Pascale di Napoli

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