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Alt al Fisco! Almeno 20 cose non pignorabili!

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Alt al Fisco! Quando l’amministrazione non ha pieni poteri

Vi ha incuriositi il titolo dell’articolo? Avete mai subito dei pignoramenti per un motivo o un altro? Conoscete qualcuno che è stato aggredito dal fisco per debiti tributari che non poteva rispettare? Oggi, con questo post vorremmo chiarire qual è la posizione dell’Amministrazione pubblica e quali sono i beni che non possono essere pignorati (aggrediti).

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Le tre tipologie di pignoramento

Il pignoramento è una forma di esecuzione forzata che si attua quando un debitore non adempie al pagamento di una somma di denaro, nei confronti di un creditore. Il creditore può chiedere al giudice di sottrarre dei beni al debitore e di venderli all’asta per soddisfare il proprio credito.

Esistono tre diverse tipologie di pignoramento, a seconda del bene del debitore che viene aggredito:

  1. pignoramento mobiliare: serve ad aggredire i beni mobili che si trovano nei luoghi di proprietà del debitore (arredi, elettrodomestici, oggetti di valore, denaro contante, gioielli, ecc.);
  2. pignoramento immobiliare: ha ad oggetto terreni, edifici, ville, appartamenti o anche semplici quote di essi;
  3. pignoramento presso terzi: si rivolge ai crediti che il debitore vanta nei confronti di terzi (che a loro volta sono quindi suoi debitori). Può avvenire nelle forme del pignoramento del conto corrente, della pensione, dello stipendio, dei canoni di affitto, del pagamento di fatture, ecc.

Quando si procede con il pignoramento?

Per procedere con il pignoramento, il normale creditore deve avere un titolo esecutivo, come una sentenza o un decreto ingiuntivo, che accerti il suo diritto. Inoltre, deve aver notificato al debitore il precetto, ovvero l’intimazione ad adempiere entro un termine non inferiore a 10 giorni, con l’avvertimento che in caso contrario si procederà all’esecuzione forzata.

Se il debitore non paga entro il termine stabilito dal precetto, il creditore può procedere con il pignoramento, notificandolo al debitore e trascrivendolo nei registri immobiliari se si tratta di beni immobili. Questo atto impedisce al debitore di disporre dei beni pignorati e ne determina la custodia da parte del creditore o di un terzo.

Il pignoramento deve essere effettuato entro 90 giorni dalla notifica del precetto, salvo proroga motivata del giudice. Se il creditore non rispetta questo termine, il precetto perde efficacia e deve essere notificato nuovamente.

Le regole del pignoramento quando il creditore è il Fisco

Quando il creditore è il Fisco, si possono pignorare dei beni a chi ha debiti, ma l’amministrazione finanziaria non ha pieni poteri. Il pignoramento rientra nelle procedure di esecuzione forzata e ha lo scopo di fare recuperare al fisco quanto il contribuente non ha versato. Addirittura, Il Fisco può rifarsi anche su beni mobili e immobili che il debitore detiene all’estero, anche se la procedura è lunga e complessa.

Tuttavia, ci sono dei limiti a quanto si può pignorare. Vediamo quali sono i beni che il Fisco non può pignorare.

La prima casa non può essere pignorata

Il Fisco non può pignorare l’abitazione principale se è l’unica in possesso del debitore e ha lì propria residenza. Ciò  non vale per gli immobili accatastati nelle categorie di lusso A/1, A/8 oppure A/9.

In ogni caso, il Fisco non può pignorare la prima casa se il debito con l’erario è inferiore ai 120 mila euro.

Ci sono, tuttavia, delle eccezioni che riguardano chi possiede più di un immobile. Così fosse, l’erario potrebbe rifarsi sulla prima casa del debitore contando sul fatto che quest’ultimo può comunque trovare riparo in un altro degli immobili che possiede.

Beni mobili che non possono essere pignorati

Il Fisco non può nemmeno pignorare alcune categorie di beni mobili, così come sancito dall’articolo 514 del Codice di procedura civile. Tra questi citiamo: vestiti, letti, tavoli e sedie necessari al nucleo famigliare, armadi guardaroba, frigoriferi, fornelli, stufe e utensili per la casa e la cucina; oggetti usati dal debitore per la propria attività professionale; anelli nuziali; beni legati all’esercizio del culto; generi alimentari necessari per sopravvivere almeno un mese; beni dal valore affettivo (un anello lasciato in eredità dalla nonna), polizze assicurative, animali domestici.

Pignoramento di stipendio e pensione, a partire da 754,90 euro 

La pensione

Gli assegni pensionistici possono essere pignorati dal Fisco, ma devono rispettare il parametro del cosiddetto minimo vitale, fissato in ragione di 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale che, per il 2023, è pari a 503,27 euro. Facendo un conto veloce, risulta che l’importo che non può essere pignorato dalle pensioni è di 754,90 euro e, della parte eccedente, può prelevare i quattro quinti (che equivalgono all’80%).

Lo stipendio

Per quanto riguarda i lavoratori, il minimo vitale è calcolato in ragione di quattro quinti dello stipendio. Pertanto, il Fisco può pignorare il 20% della retribuzione del lavoratore.

Le variazione in funzione del reddito

L’Agenzia delle entrate ha introdotto delle variazioni che possono essere riassunte così. L’amministrazione finanziaria può pignorare:

  • un decimo dello stipendio o della pensione se inferiori a 2.500 euro
  • un settimo dello stipendio o della pensione se compresi tra 2.501 e 5.000 euro
  • un quinto dello stipendio o della pensione se superiori ai 5.000 euro

Ammortizzatori sociali, pignoramento possibile; le indennità, no

Gli ammortizzatori sociali sono da considerare alla pari dello stipendio e pertanto le regole fin qui esposte sono valide, mentre le indennità che rappresentano trattamenti previdenziali (ad esempio indennità di mobilità) non sono pignorabili.

Altri redditi non pignorabili

Ci sono altri redditi che non sono alla portata del Fisco, tra cui: gli assegni di mantenimento decisi in fase di separazione; i contributi dello Stato per la maternità o le malattie, i redditi destinati alle persone che versato in stato di povertà, come la social card da 380 euro.

Per approfondire:

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