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Resi online di abiti acquistati negli e-commerce: indagine da Greenpeace e Report

Resi online: che cosa sono e come funzionano, partiamo dal principio

Come spiegarlo in maniera semplice se non così? Il reso online non è altro che entrare in un negozio per riportare un vestito che ha la taglia sbagliata o presenta qualche difetto. Soltanto che, nel negozio spesso la richiesta di cambio di un abito è rapido, il cliente può accorgersi subito dell’errore e non prendere immediatamente il prodotto, oppure rendesi conto subito e ritornare indietro, ancora può tranquillamente andare il giorno dopo a chiedere la sostituzione perché si accorge che qualcosa nella taglia non va.

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Tutti i negozi hanno sempre una politica di reso e sostituzione fuori e succede così anche online. Perché nel mondo degli e-commerce sono così importanti i resi gratuiti? Perché i clienti si possono fidare solo della vista e anche applicando delle indicazioni sulle misure fornite dalle aziende possono sbagliare a prendere una taglia rispetto ad un’altra, ottenere un vestito pieno di difetti perché ha viaggiato magari per molti chilometri.

Gli e-commerce sono il contatto diretto tra un brand e un cliente senza passare per intermediari però al trasporto di consegna si aggiungono anche quelli di reso e sostituzione. I corrieri lavorano, un prodotto può fare tratte lunghissime, arrivare anche dalla Cina o dagli Stati Uniti o dall’Europa. Il costo ambientale sarà notevole per le emissioni di carburante e anche per il dispendi di risorse ed energia. Greenpeace ha pubblicato proprio oggi il comunicato dove racconta il suo lavoro di ricerca sui resi online, fatto insieme a Report.

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Settore fashion e resi online: viaggi lunghi e tanto carburante

Greenpeace Italia e Report hanno condotto un’indagine sul ciclo di vendita e reso degli abiti del fast-fashion tramite piattaforme online, rivelando gravi danni ambientali. 24 capi sono stati tracciati per 58 giorni, percorrendo complessivamente 100.000 km tra Europa e Cina.

I mezzi di trasporto più utilizzati sono stati camion, aereo, furgone e nave. I capi sono stati venduti e rivenduti 40 volte e resi 29 volte, con una media di 1,7 vendite per abito. Il 58% degli indumenti non è stato ancora rivenduto. I risultati sono stati pubblicati in un rapporto intitolato “Moda in viaggio. Il costo nascosto dei resi online: i mille giri del fast-fashion che inquina il pianeta”.

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Ecco l’elenco di aziende analizzate, tutte piattaforme e-commerce famosissime e che in rete sopravvivono anche a campagne social che funzionano molto bene tra foto, semplicità nei ink e nelle funzioni: Amazon, Temu, Zalando, Zara, H&M, OVS, Shein e Asos. Temu in questi anni ha preso il posto di Wish diventato famoso per gli acquisti in lontanza e low coast. I resi online da Greenpeace e Report sono stati monitorati nascondendo un localizzatore GPT nei vestiti. Questo ha permesso di analizzare spostamenti, mezzi di trasporti usati e anche filiera logistica.

I resi online funzionano bene

<<La nostra indagine conferma come la facilità con cui si possono effettuare i resi nel settore del fast-fashion, quasi sempre gratuiti per il cliente, generi impatti ambientali nascosti e molto rilevanti», dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. «Mentre alcune nazioni europee hanno già legiferato per arginare o evitare il ricorso alla distruzione dei capi d’abbigliamento che vengono resi al venditore, lo stesso non può dirsi per la pratica dei resi facilitati, che incoraggia l’acquisto compulsivo di vestiti usa e getta, con gravi conseguenze per il pianeta>>.

Il costo ambientale della restituzione dei prodotti

In 58 giorni, i pacchi hanno percorso circa 100.000 km tra 13 Paesi. La media di distanza per consegna e reso è stata di 4.502 km, con tragitti che vanno da 1.147 a 10.297 km. Il camion è il mezzo più usato, seguito da aereo, furgone e nave. I 24 capi sono stati venduti e rivenduti 40 volte, con 29 resi. Attualmente, il 58% degli indumenti non è stato rivenduto.

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L’impatto ambientale medio del trasporto e del packaging è di 2,78 kg di CO2 equivalente per ordine e reso. Il settore dell’abbigliamento online, dominato dal fast-fashion, ha gravi conseguenze ambientali, con solo l’1% dei nuovi vestiti prodotto da abiti vecchi e 5,8 milioni di tonnellate di prodotti tessili gettati via ogni anno nell’UE.

Autore

Mi chiamo Iole Di Cristofalo e mi piace scrivere, svolgo come lavoro quella del web content editor, ho aggiornato le mie competenze imparando a creare video e grafiche online. In rete mi occupo di attualità, cronaca, scienze, ambiente e cultura, fotografia e video. Ultimi corsi professionali seguiti: comunicazione multimediale, web copywriting, scrittura d'impresa.View Author posts

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