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Proteste degli agricoltori, disordini, ma vi ricordate i Cobas degli anni Novanta?

proteste degli agricoltori
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Trattori come mezzo di protesta (fonte pixabay)

Proteste degli agricoltori: uova e bottiglie contro la sede del Parlamento Europeo

Elenchiamo i paesi interessati dalle proteste degli agricoltori: Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda, Polonia, Romania. E ora i motivi. Alcune misure europee hanno scatenato un’ondata di rabbia tra gli agricoltori. Il settore più importante per la sopravvivenza alimentare è a rischio da decenni a causa anche dei cambiamenti climatici, parlare di terreni a riposo o meno si deve considerare anche in quest’ottica e, in più, il costo di produzione e innovazione deve tener conto dell’economia globale oltre che alla velocità dei consumi.

Ecco che cosa sta scatenando le proteste degli gli agricoltori: alcune regole del green deal pensato per rendere sostenibile l’intera produzione di cibo. Le nuove regole sulla messa a riposo dei terreni per garantire la biodiversità, il ripristino di una porzione dell’habitat. Queste sono le principali cause delle proteste, ascoltando gli agricoltori e gli esperti se ne scoprono altre, ad esempio si chiede migliore distribuzione dei sussidi in diminuzione rispetto ai decenni scorsi.

Il voto per l’Europarlamento rientra nell’attualità delle proteste degli agricoltori, dal prossimo assetto europeo si chiederanno risposte, conferme, cambi di marcia. La Pac, Politica Agricola Comunitaria, per il quinquennio 2023-2027 è pari a 36 miliardi e mezzo di euro. Per approfondire sulle cause delle proteste.

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Proteste degli agricoltori in giro per l’Europa, concentrate a Bruxelles dove si sono discussi i nuovi aiuti all’Ucraina: 50 miliardi di euro

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Dall’Italia

Belgio. Mille trattori e più hanno bloccato le strade di Bruxelles, si sono riuniti i leader Ue per il Consiglio europeo straordinario. Gli agricoltori contro Pac e Green Deal protestano con roghi, petardi, blocchi di strada, bottiglie e uova. “Gli agricoltori belgi – ultime dall’Ansa – intendono bloccare per 36 ore le strade di accesso al porto container di Zeebrugge, sul Mare del Nord. Lo fa sapere l’autorità portuale rilanciata dai media. Le proteste degli agricoltori in Belgio proseguono ormai da giorni. La situazione sulle strade resta complicata in tutto il Paese. In mattinata i primi trattori hanno raggiunto l’area del Parlamento europeo a Bruxelles e la città vallona di Namur è stata presa d’assalto da circa 300 mezzi“.

Il Consiglio europeo di oggi era concentrato soprattutto al superamento del veto di Orban sugli aiuti all’Ucraina, sostegno che significa appoggiare la sua resistenza alla Russia. Si legge nel Corriere “del vertice non si parlerà di agricoltori” e questo ha fatto infuriare di più gli agricoltori. Per ora le notizie riguardano l’ok a un pacchetto aiuti da 50 miliardi di euro all’interno del bilancio. Il veto Ucraina si è superato anche così, con un richiamo alle conclusioni del Consiglio europeo di dicembre 2020 sul meccanismo di condizionalità, sulla base del quale Bruxelles ha congelato i fondi per l’Ungheria.

Ad appoggiare gli agricoltori che chiedono attenzione alle istituzioni europee il premier belga Alexander De Croo. Preoccupazioni legittime, la transizione climatica è una priorità delle nostre società, gli agricoltori hanno compito sforzi incredibili negli ultimi anni. I protestanti del blocco al porto di Zeebrugge hanno fatto sapere che le proteste sono collegate alle discussioni del vertice.

In Italia, le regioni coinvolte nelle proteste degli agricoltori

In Italia, le proteste degli agricoltori con trattori e manifestazioni hanno coinvolto queste regioni: Lombardia, Toscana, Umbria, Lazio e Sardegna con presidi a Brescia, Bergamo, Alto lago di Como-Valtellina, Mantova, Melegnano, Voghera, Navacchio nel pisano, Val di Chiana a Orvieto e ancora in prossimità del casello di Orte sulla A1, nella Valle del Salto, e ancora e a Olbia, Cagliari, Oristano Porto. Come negli anni passati, ci si aspetta traffico, blocco delle strade anche fino a Roma, e subito ci sono venuti in mente i Cobas degli anni Novanta e anche le successive proteste sulla sovrapproduzione latte e altri prodotti. Chilometri di strada bloccati, litri di latte buttati sulle strade e anche momenti di tensioni, in alcuni casi sono scattate anche inchieste ed indagini.

Vi ricordate la protesta dei Cobas degli anni Novanta?

I Cobas del latte, noti anche come Co.S.P.Lat. (Comitato Spontaneo Produttori Latte), sono movimenti formati da allevatori italiani di vacche da latte. Questi comitati, insieme ai CoSpA (Comitati Spontanei Allevatori), sono nati per difendere gli interessi degli allevatori contro le restrizioni imposte dal governo italiano e dall’Unione europea. La protesta dei Cobas del latte si è concentrata principalmente sulle multe inflitte agli allevatori per la produzione eccessiva, superando le quote comunitarie assegnate.

La situazione è emersa a seguito della politica delle quote latte stabilita nel 1984, che mirava a controllare i prezzi e garantire un reddito stabile ai produttori. Nel 1996, il governo italiano, sotto Romano Prodi, ha cercato di applicare le multe agli allevatori in risposta a una sentenza europea. Questo ha scatenato la formazione dei Cobas del latte, che hanno organizzato proteste, blocchi stradali, e marce su Roma. Nonostante un periodo di declino nella protesta, le questioni legate alle multe per le quote latte hanno continuato a essere dibattute, coinvolgendo diversi governi successivi. La disciplina delle quote latte è stata rinegoziata nel 2008 a Bruxelles, con un aumento della quota di produzione italiana.

Nel 2009, è stata introdotta una nuova legge per affrontare la vicenda in corso. Gli esiti giudiziari hanno evidenziato criticità nella gestione amministrativa e nei controlli, confermando la presenza di pratiche discutibili, ma la difficoltà nell’individuare responsabilità specifiche.

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