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Aumento di casi di meningite (0,32 da 0,1 per 100 mila abitanti), conoscere i sintomi e prevenire

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Aumento di casi di meningite

Paola Stefanelli, dirigente di ricerca del dipartimento Malattie infettive dellIstituto superiore di sanità (Iss), in occasione della Giornata mondiale della meningite (5 ottobre), ha confermato ad Andkronos Salute che sono in risalita in Italia i casi di meningite batterica da meningococco che “è tra le meningiti quella con il maggiore impatto e complicanze“.

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Che cosa è la meningite batterica da meningococco?

La meningite batterica da meningococco è una grave infezione delle meningi, le membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale, causata dal batterio Neisseria meningitidis. Questo batterio si trova comunemente nelle vie respiratorie superiori di alcune persone sane, senza causare sintomi, ma può diventare pericoloso se invade il sangue o le meningi. Si trasmette attraverso il contatto diretto con le secrezioni respiratorie di una persona infetta, come per esempio attraverso la tosse, lo starnuto o il bacio.

L’incremento dei casi quasi a livello pre-Covid

La dott.ssa Stefanelli ha spiegato che “l’incidenza sulla popolazione generale nel pre-Covid era intorno allo 0,32 per 100mila abitanti, piuttosto bassa e simile a quella europea. Con la pandemia e l’uso delle mascherine e il distanziamento hanno fatto ridurre drasticamente i casi, con un’incidenza a 0,1 per 100mila abitanti. Ma i dati più recenti ci indicano una leggera risalita verso i numeri pre-Covid“.

Il potere del vaccino e come proteggersi

La prevenzione, secondo la dott.ssa Stefanelliè oggi l’arma in più potente che abbiamo“. Esistono diversi tipi di vaccini che proteggono contro i sierogruppi più comuni del batterio (A, B, C, W e Y). La vaccinazione è raccomandata per i bambini a partire dai 12 mesi di età e per gli adolescenti tra i 11 e i 18 anni. Alcune categorie di persone a rischio elevato possono beneficiare della vaccinazione anche in età adulta.

Altre misure preventive sono: evitare il contatto stretto con persone infette o sospette di essere infette; lavarsi spesso le mani; coprirsi la bocca e il naso quando si tossisce o si starnutisce; non condividere oggetti personali come bicchieri o posate.

I più colpiti, i neonati

La meningite da meningococco “è una malattia che seppure rara ha un esordio rapido che può portare a complicanze serie e anche alla morte, ma l’incidenza cambia a seconda della fascia d’età dove focalizziamo l’attenzione: sotto l’anno di vita l’incidenza è 2,5 casi per 100mila e lo stesso dicasi per adolescenti. In Toscana nel 2015-2016 c’è stato un focolaio di meningite da meningococco C con dei decessi. E altri piccoli cluster ci sono stati in altre zone“.

I sintomi della meningite

Il dott Paolo Bonfanti, direttore della Struttura complessa di Malattie infettive della Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza e professore all’università degli Studi di Milano-Bicocca, dice molto chiaramente che nei bambini è molto più facile riconoscere la malattia rispetto agli adulti.

Prof Paolo Bonfanti

I sintomi della meningite batterica da meningococco possono essere simili a quelli dell’influenza, ma si manifestano in modo improvviso e possono peggiorare rapidamente. I più comuni sono: febbre alta, mal di testa intenso, rigidità del collo, nausea, vomito, confusione, sonnolenza, fotofobia (fastidio alla luce), eruzioni cutanee di colore rosso-violaceo. Nei bambini piccoli e nei neonati, i sintomi possono essere meno specifici e includere: irritabilità, pianto persistente, difficoltà ad alimentarsi, sonno eccessivo o difficoltà a svegliarsi.

La diagnosi, essenziale l’esame del liquido cerebrospinale

La diagnosi di meningite batterica da meningococco si basa sullesame del liquido cerebrospinale (LCS), che viene prelevato mediante una puntura lombare. Detto esame permette di identificare il tipo di batterio responsabile dell’infezione e di scegliere l’antibiotico più appropriato. Il trattamento della meningite batterica da meningococco richiede il ricovero ospedaliero immediato e la somministrazione di antibiotici per via endovenosa. In alcuni casi, possono essere necessari anche dei corticosteroidi per ridurre l’infiammazione delle meningi.

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