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Siccità e acque reflue urbane: Parlamento e Consiglio europeo raggiungono un accordo importante

Direttiva Ue acque reflue urbane, novità 2024
Acque reflue urbane: non devono inquinare, portare germi e batteri, possono essere una risorsa anti siccità (foto di pixabay)

Ue e acque reflue urbane, cominciamo a dire che cosa sono e cosa non deve succedere

Le acque reflue sono tutte le acque utilizzate in ambito domestico o industriale che necessitano di trattamento per poter essere rimesse nell’ambiente e riutilizzate, a livello urbano, può succedere che acque domestiche e industriali si mischino giungendo insieme dalle reti fognarie. Ci sono tante leggi e tanti temi di attualità legati alle acque utilizzate, le direttive europee di questi anni, spesso discusse, sono attente alla possibilità di riciclo per contrastare la siccitàl’attenzione alla salute umana e anche all’inquinamento. Chi inquina paga sintetizzando le diverse norme uscite in questi anni.

Acqua reflue urbane: novità su raccolta, trattamento e scarico

Come deve avvenire la raccolta delle acque reflue urbane, il loro trattamento e il loro scarico. Tutta la normativa si basa su queste tre fasi importanti per evitare gli sprechi, raccolte stagnanti pericolose per la salute, il rilascio di sostanze pericolose per l’uomo e l’ambiente parlando di industrie ma anche di esercizi pubblici.

Su queste questioni si era espressa già la Commissione ad ottobre 2022 con delle nuove norme, Parlamento e Consiglio su queste hanno trovato un’intesa. Novità importanti, a riguardo, sulla siccità, si può contrastare riutilizzando acque opportunamente depurate.

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Il nuovo accordo 2024

Parlamento e Consiglio hanno affrontato questi tre punti. Il primo è il monitoraggio degli inquinanti chimici, degli agenti patogeni e della resistenza antimicrobica. Secondo, si può fare un riutilizzo più ampio delle acque reflue cittadine nei meomenti di forte scarsità idrica.

Infine, nell’ottica chi inquina paga, i produttori di prodotti farmaceutici e cosmetici finanzieranno con gli stati membri i costi del trattamento aggiuntivo dei microinquinanti.

  • Gli accordi negoziati impongono il trattamento secondario alle acque reflue urbane negli agglomerati di 1.000 abitanti equivalenti entro il 2035, seguito dal trattamento terziario e quaternario entro il 2039 e il 2045, rispettivamente.
  • Promuovono il riutilizzo delle acque trattate per affrontare lo stress idrico, integrando misure di resilienza idrica nelle strategie nazionali.
  • Un miglioramento del monitoraggio riguarda parametri di sanità pubblica, inquinanti chimici e la resistenza antimicrobica nelle acque reflue urbane.
  • Il testo sottolinea il ruolo di ogni settore nel ridurre le emissioni di gas serra, stabilendo obiettivi di neutralità energetica entro il 2045, con l’incremento graduale dell’uso di energia rinnovabile.
  • Infine, seguendo il principio “chi inquina paga”, introduce la responsabilità estesa del produttore per i medicinali e i prodotti cosmetici per coprire i costi del trattamento quaternario, con l’80% dei costi a carico dei produttori.

I principali inquinanti delle acque reflue urbane

Il problema di rendere l’acqua potabile e riutilizzabile è sempre esistito, negli anni si sono studiati tanti metodi per eliminare sostanze nocive e tossiche dalle acque, da secoli però con le industrie che immettono molte sostanze nell’aria ci si scontra con l’inquinamento idrico che spesso può arrivare anche dall’aria.

Per questo, lo scorso anno la comunità europea ha anche iniziato a porre limiti e sanzioni a chi immette troppi inquinanti che finiscono nell’acqua. In alcuni documenti ha anche precisato quali inquinanti e sostanze si devono ogni volta eliminare e contrastare, anche dalle acque reflue urbane.

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Azoto e fosforo sono causa di inquinamento e vengono prodotti dall’agricoltura, dalla produzione alimentare e da diversi settori, ad esempio l’industria farmaceutica e cosmetica. Materiali organici, la loro decomposizione richiede l’utilizzo di ossigeno. “Quanto maggiore è la materia organica presente nell’acqua, maggiore è la richiesta di ossigeno, il che significa che per animali come i pesci non rimane ossigeno a sufficienza” (fonte europa.eu). Microinquinanti e microplastiche (link di approfondimento sulle bottigliette d’acqua), prodotti tanto dai rifiuti che rilasciamo quanto dalle produzioni industriali. “Il 92% dei microinquinanti tossici presenti nelle acque reflue dell’UE proviene da prodotti farmaceutici quali antibiotici e cosmetici”.

Autore

Mi chiamo Iole Di Cristofalo e mi piace scrivere, svolgo come lavoro quella del web content editor, ho aggiornato le mie competenze imparando a creare video e grafiche online. In rete mi occupo di attualità, cronaca, scienze, ambiente e cultura, fotografia e video. Ultimi corsi professionali seguiti: comunicazione multimediale, web copywriting, scrittura d'impresa.View Author posts

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