Questa storia non ti farà più guardare i Crisantemi allo stesso modo: in Giappone sono un fiore imperiale

By Serena De Filippi

A fine ottobre i fiorai si riempiono di crisantemi. Bianchi, gialli, color ruggine, in vaso o in grandi mazzi, li compriamo per portarli al cimitero nei giorni dei Santi e dei Morti, e per molti italiani restano soprattutto il fiore del ricordo. Se ci spostiamo però in Giappone, il crisantemo è legato da secoli alla famiglia imperiale, compare su monete e documenti ufficiali. La sua coltivazione ha portato alla nascita di una tradizione di giardinieri che riescono persino a far sbocciare centinaia di fiori su una sola pianta.

Il crisantemo che conquistò la corte giapponese

In giapponese il crisantemo si chiama kiku. Arrivò dalla Cina, dove veniva coltivato anche per usi medicinali e in cucina, e trovò posto a corte durante il periodo Heian, tra il IX e il XII secolo, quando l’aristocrazia di Kyoto amava circondarsi di piante, poesie e cerimonie legate al passare delle stagioni.

Crisantemi, fiore imperiale
Crisantemi, fiore imperiale

Il passaggio da fiore amato a emblema della famiglia imperiale avvenne più tardi, nel periodo Kamakura, iniziato alla fine del XII secolo. La tradizione lo collega all’imperatore Go-Toba, salito al trono nel 1183, grande appassionato di crisantemi. Secondo le ricostruzioni, il sovrano ne apprezzava a tal punto il disegno da usarlo spesso, e questa predilezione avrebbe contribuito a farne il simbolo della casa imperiale.

Prima di continuare, ti ricordo che è disponibile, per ricevere le notifiche delle n ultime notizie il canale Whatsapp, cliccando qui. Unisciti anche tu per non perdere le ultime novità. IL TUO NUMERO DI TELEFONO NON LO VEDRÀ NESSUNO!

La passione per il kiku, però, uscì presto dai palazzi. Nel periodo Edo, tra il XVII e il XIX secolo, la coltivazione si diffuse ben oltre la corte. Nacquero varietà nuove, con petali sottilissimi, arricciati o a forma di tubo, e in autunno si organizzavano esposizioni con aiuole elaborate e perfino figure di bambole costruite con i fiori.

Sedici petali, uno stemma e un dettaglio sul passaporto

Lo stemma della famiglia imperiale giapponese è un crisantemo stilizzato visto dall’alto. Al centro c’è un piccolo cerchio, e attorno si aprono sedici petali arrotondati. Guardando con attenzione, tra un petalo e l’altro se ne intravede un secondo ordine, altri sedici che spuntano da dietro quelli in primo piano. Il disegno è stato fissato come stemma ufficiale in epoca Meiji e descritto nei dettagli dalle regole del cerimoniale di corte del 1926.

Sulla copertina del passaporto giapponese, sopra la scritta dorata, c’è anche un crisantemo. A prima vista sembra lo stesso, ma il ministero degli Esteri del Giappone spiega che si tratta di un disegno a un solo ordine di sedici petali, quindi diverso da quello della famiglia imperiale, che ne ha due sovrapposti.

Il fiore con cui si augurava una lunga vita

Il crisantemo porta con sé un altro augurio, quello della longevità. In Giappone lo si ritrova soprattutto nel Chōyō no Sekku, la festa del “doppio nove”, che cade il nono giorno del nono mese. Il nove, nella tradizione cinese da cui la ricorrenza proviene, era considerato un numero particolarmente fausto, e la sua ripetizione rendeva quel giorno speciale.

A corte la festa si celebrava con banchetti in cui si componevano poesie e si beveva sake aromatizzato con petali di crisantemo, un brindisi di buon augurio per la salute e per una vita lunga. Una delle usanze più delicate si svolgeva la sera prima: sui fiori si appoggiavano batuffoli di cotone, che durante la notte assorbivano il profumo e la rugiada. Il mattino seguente quel cotone veniva passato sulla pelle, come gesto augurale di giovinezza e lunga vita. Rimangono, in ogni caso, usanze e credenze tramandate dalla tradizione, legate alla poesia e al calendario della corte.

A Tokyo una sola pianta può portare centinaia di fiori

Crisantemi in Giappone
Crisantemi in Giappone

Perché tante persone nutrono una vera e propria passione per questa pianta? Se vi è possibile, perché magari avete in programma un salto a Tokyo (o ci leggete da lì), fate un salto alla mostra dei crisantemi dello Shinjuku Gyoen, il grande giardino nazionale di Tokyo. Nel 2026 l’esposizione si tiene dal 1° al 15 novembre, e la sua storia è legata a doppio filo alla famiglia imperiale. La prima edizione fu organizzata nel 1878 dal ministero della Casa imperiale nel palazzo di Akasaka, per i membri della famiglia imperiale e, in seguito, anche per i diplomatici stranieri. Nel 1929 la mostra si trasferì allo Shinjuku Gyoen, che nel 1949 aprì le porte al pubblico come giardino nazionale, portando avanti la tradizione fino a oggi.

I fiori sono sistemati sotto piccole tettoie di legno e bambù, in aiuole dedicate ai diversi stili di coltivazione. Il più spettacolare si chiama ozukuri. Qui una sola pianta, coltivata per oltre un anno senza innesti, viene guidata ramo dopo ramo fino a formare un grande semicerchio coperto da centinaia di fiori.

Non meno unico nel suo genere il kengai, che imita i crisantemi selvatici che scendono dalle fessure delle rocce. Le piante, con fiori piccoli e a un solo giro di petali, vengono accompagnate con pazienza lungo un’intelaiatura di bambù e filo metallico, fino a formare una lunga cascata fiorita.

Il lavoro dietro queste forme è enorme, oltre un anno di cure per una sola pianta, perché tutto sia pronto nei giorni della mostra. La prossima volta che passiamo davanti a un fioraio, a fine ottobre, possiamo provare a guardare i crisantemi con occhi diversi. Quel disegno a raggiera è lo stesso che, dall’altra parte del mondo, decora lo stemma di un imperatore.