Il 15 ottobre si apre ufficialmente la stagione del riscaldamento per una larga fetta d’Italia, quella del Nord e delle aree più fredde. Quest’anno, però, il calendario nazionale fa i conti con un autunno ancora mite e con le decisioni dei singoli Comuni. A Milano i termosifoni si potranno accendere da giovedì 15 ottobre, ma per le prime due settimane al massimo otto ore al giorno, fino al 30 ottobre compreso. Monza ha spostato tutto di una settimana, l’Emilia-Romagna ha rinviato l’avvio al primo novembre nelle aree di pianura. Ecco le regole, città per città e zona per zona.
A Milano termosifoni accesi dal 15 ottobre, ma per otto ore
Il Comune di Milano ha diffuso le disposizioni per la stagione 2026/2027 il 9 ottobre. Dal 15 al 30 ottobre gli impianti potranno funzionare per un massimo di 8 ore giornaliere, all’interno della fascia che va dalle 5 del mattino alle 23. Quella fascia di diciotto ore indica soltanto la finestra in cui il riscaldamento può lavorare: dentro quella finestra, il totale resta otto ore, distribuite anche in più blocchi.

Dal 31 ottobre il tetto sale a 13 ore giornaliere, sempre tra le 5 e le 23, fino alla chiusura della stagione, fissata al 15 aprile 2027, salvo nuove disposizioni. Nelle abitazioni la temperatura massima è di 19°C, con 2°C di tolleranza, un grado in meno rispetto ai 20°C della norma nazionale. Negli edifici industriali e artigianali il limite è di 18°C, sempre con 2°C di tolleranza.
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Il Comune ha motivato la stretta iniziale con le temperature superiori alla media stagionale e con la volontà di tenere bassi i consumi e ridurre le emissioni. Tra le categorie escluse dalle prescrizioni il comunicato cita ospedali, cliniche, case di riposo, asili nido e scuole dell’infanzia. La data del 15 ottobre, poi, segna l’inizio del periodo in cui l’accensione è ammessa. Resta una possibilità, e nei condomini l’avvio dipende anche dalle decisioni dell’amministratore.
Da Monza all’Emilia-Romagna, le altre città che cambiano le date
Milano è in buona compagnia, e quest’anno diversi Comuni del Nord hanno deciso di muoversi per conto proprio. A Monza l’accensione slitta di una settimana, da giovedì 15 a giovedì 22 ottobre, con un massimo di 14 ore al giorno tra le 5 e le 23. Il Comune ha spiegato la decisione con le previsioni di Arpa Lombardia, che fino al 21 ottobre indicano temperature medie superiori alla norma, e con la volontà di ridurre le emissioni inquinanti.
Il rinvio più ampio arriva dall’Emilia-Romagna. La Regione ha posticipato al 1° novembre l’accensione degli impianti di riscaldamento civile nelle aree di pianura, all’interno di un pacchetto di misure contro l’inquinamento dell’aria. A Bologna, che come Milano è in zona E, gli impianti partiranno quindi dal primo novembre, per un massimo di 14 ore al giorno nella fascia 5-23, con una temperatura media di 19°C nella maggior parte degli edifici e di 17°C in quelli industriali e artigianali.
In altre città lombarde, nei giorni scorsi, il quadro era ancora in movimento. Sondrio ha confermato il 15 ottobre, mentre a Como, Brescia, Bergamo e Pavia le amministrazioni hanno preso tempo per valutare l’andamento del meteo. Le date, in questi casi, possono cambiare da un giorno all’altro, e il riferimento resta il sito del proprio Comune.
Le regole nazionali: date e ore zona per zona
Le decisioni dei sindaci si muovono dentro un calendario nazionale, fissato dal DPR 74 del 2013. L’Italia è divisa in sei zone climatiche, dalla A, la più calda, alla F, la più fredda, e per ognuna valgono periodi e ore massime diverse.
In zona E, quella di Milano, Torino e Bologna, il riscaldamento si può accendere dal 15 ottobre al 15 aprile per 14 ore al giorno. La zona D, con città come Roma, Firenze e Genova, parte dal 1° novembre e chiude il 15 aprile, con un massimo di 12 ore. In zona C, per esempio a Napoli e Bari, si accende dal 15 novembre al 31 marzo per 10 ore.
Più a sud il periodo si accorcia. La zona B, con Palermo e Reggio Calabria, va dal 1° dicembre al 31 marzo con 8 ore al giorno, mentre la zona A, che riunisce pochissimi Comuni come Lampedusa e Linosa, si ferma al 15 marzo con 6 ore. In zona F, dove si trovano le località alpine e appenniniche più fredde, come Cuneo e Belluno, i limiti di calendario e di ore cadono del tutto.

Ovunque l’accensione è ammessa tra le 5 e le 23, e le ore si possono distribuire in più fasce. Lo stesso decreto lascia ai sindaci la facoltà di modificare periodi, durata giornaliera e temperature quando ci sono ragioni documentate: è la norma su cui si basano le scelte di Milano, Monza e dell’Emilia-Romagna.
Temperature, esclusioni e cosa controllare prima di accendere
A livello nazionale, negli edifici residenziali la temperatura media degli ambienti può arrivare a 20°C, con 2°C di tolleranza, mentre negli edifici industriali e artigianali il tetto è di 18°C, sempre con due gradi di margine. Alcuni Comuni, come Milano e Bologna, hanno fissato un limite più basso per le abitazioni, a 19°C. Si parla della temperatura dell’aria nelle stanze, quella del termometro in salotto, e la tolleranza serve ad assorbire le normali oscillazioni dell’impianto.
Prima di accendere, conviene controllare la programmazione del cronotermostato. Nei condomini con riscaldamento centralizzato date e orari li decide l’amministratore, che di solito li comunica in bacheca o via mail: meglio leggere l’avviso e chiedere chiarimenti prima che l’impianto parta. Per tutti gli altri, la mossa più sicura è aprire il sito istituzionale del proprio Comune, dove compare l’avviso sulla stagione termica con eventuali rinvii o limiti. E tenerlo d’occhio anche nelle prossime settimane: le ordinanze valgono salvo nuove disposizioni, e possono cambiare se il meteo o l’inquinamento dell’aria lo richiedono.