Arriva sempre una sera, soprattutto a ottobre, in cui il plaid sul divano smette di bastare e lo sguardo corre alla manopola del termostato. In zona climatica E, quella di Milano, Torino, Bologna e Venezia, i riscaldamenti possono ripartire dal 15 ottobre, mentre a Roma, Firenze e Genova, in zona D, si attende il primo novembre. Prima di quel momento i nostri termosifoni meritano un’occhiata più da vicino. Visti dal centro della stanza sembrano in ordine, con il ripiano in alto spolverato durante le pulizie di casa. Eppure nei mesi di pausa, tra primavera ed estate, polvere, capelli, pelucchi e piccoli residui hanno trovato riparo dove lo straccio arriva di rado: tra una colonna e l’altra, dietro il pannello, nelle fessure superiori.
La riaccensione diventa allora l’occasione giusta per una pulizia da fare con calma, in un pomeriggio qualunque. Servono un vecchio asciugamano, un phon e qualche minuto per ogni radiatore.
La polvere che resta nascosta dentro il termosifone
Il termosifone ha più superfici di quante ne mostri. Nei radiatori in ghisa, quelli a colonne delle case d’epoca, la polvere si deposita negli spazi stretti tra una sezione e l’altra, dove la mano con lo straccio passa a fatica. Nei modelli tubolari, fatti di tanti tubi verticali affiancati, si ferma nelle scanalature e negli incroci. Con un cane o un gatto in casa, poi, ai pelucchi si aggiungono i peli della muta primaverile, che finiscono puntuali lì in mezzo. I radiatori a pannello, così diffusi negli appartamenti costruiti negli ultimi decenni, nascondono il grosso dietro la lamiera frontale e attorno alle alette interne, quella specie di fisarmonica metallica che si intravede guardando dall’alto, attraverso la griglia.
Prima di continuare, ti ricordo che è disponibile, per ricevere le notifiche delle n ultime notizie il canale Whatsapp, cliccando qui. Unisciti anche tu per non perdere le ultime novità. IL TUO NUMERO DI TELEFONO NON LO VEDRÀ NESSUNO!

Quando il riscaldamento riparte, l’aria a contatto con il metallo caldo si alleggerisce e sale, mentre quella più fresca della stanza entra dal basso a prenderne il posto. È il moto convettivo che scalda la casa, e lungo il suo tragitto incontra tutto ciò che si è accumulato nei mesi caldi. Una parte della polvere torna a circolare nella stanza; un’altra, scaldandosi, sprigiona quel tipico odore di bruciato o di chiuso che molti di noi associano alla prima accensione.
Anche i consumi c’entrano, in misura modesta. Uno strato abbondante di polvere tra pannelli e alette può ostacolare in parte il passaggio dell’aria e lo scambio di calore, come ricordano le guide di manutenzione.
Il trucco dell’asciugamano e del phon
Il termosifone va lasciato spento e freddo del tutto, prima di cominciare. Conviene partire dalla superficie, con un passaggio di aspirapolvere oppure con un panno asciutto, così lo strato visibile se ne va subito e al phon restano gli angoli più difficili da raggiungere.
Poi tocca all’asciugamano. Ne prendiamo uno vecchio, lo bagniamo sotto il rubinetto e lo strizziamo con energia, finché al tatto resta appena umido e le gocce sono finite tutte nel lavandino. Lo stendiamo sul pavimento, sotto il radiatore, e, dove c’è spazio, lo spingiamo fino alla parete di fondo.
Il phon lavora ad aria fredda, sempre. Teniamo il getto a una distanza comoda dalle aperture e lo dirigiamo dall’alto verso il basso, seguendo le fessure e gli spazi tra le colonne, con il beccuccio fuori dalle feritoie. L’aria smuove polvere e lanugine, che scendono e si posano sull’asciugamano, dove l’umidità le trattiene. Si procede piano, da un’estremità all’altra del radiatore, tornando sui punti in cui la polvere sembra più ostinata. Inclinando appena il getto si raggiunge anche lo spazio tra il radiatore e il muro, dove d’estate si raccolgono pelucchi e qualche ragnatela.
A lavoro finito ripieghiamo l’asciugamano verso l’interno, così lo sporco resta chiuso nella piega, e lo scuotiamo sul pavimento del balcone prima di metterlo in lavatrice. Un panno in microfibra ben strizzato, passato sulle superfici esterne, è l’ultimo step della pulizia.
Il metodo dà il meglio con la normale polvere di casa, quella leggera che si accumula stagione dopo stagione. Per lo sporco attaccato o le fessure molto profonde servono altri mezzi: lo scovolino lungo e flessibile per termosifoni, che si infila tra le sezioni, oppure il beccuccio sottile dell’aspirapolvere.
Dove funziona meglio e come adattarlo al proprio termosifone
Sui radiatori in ghisa il getto segue bene gli spazi verticali tra una colonna e l’altra, dall’alto fino al pavimento. Nei tubolari conviene lavorare dall’alto, una sezione alla volta, con pazienza. Sui radiatori a pannello la zona più carica di polvere è quella delle alette: quando la griglia superiore si sgancia e il libretto del produttore lo prevede, ci arriviamo più comodamente; negli altri casi si lavora attraverso le aperture, lasciando ogni pezzo al suo posto e affidando tutto al getto d’aria.
Griglie e pannelli laterali si tolgono soltanto quando il modello lo prevede, seguendo il manuale e con mano leggera. Il termosifone resta dov’è, fissato alla parete e collegato all’impianto, perché questa è una pulizia ordinaria e si fa tutta dall’esterno.
Il trucco è specifico per i radiatori ad acqua collegati all’impianto di casa. Per radiatori elettrici, termoconvettori e apparecchi con resistenze, ventole o comandi elettrici il riferimento resta il libretto del produttore, con le sole procedure previste per quel dispositivo.

Il controllo da fare prima della prima accensione
A pulizia finita, prima di riporre il phon, guardiamo il termosifone nel suo insieme. Intorno alle valvole e ai raccordi il metallo dovrebbe presentarsi asciutto e pulito: aloni, macchie di umidità o piccole gocce sono segnali da annotare.
Il giorno della prima accensione conviene restare nei paraggi per qualche minuto, ascoltare il radiatore e seguire il modo in cui si scalda. Se la parte alta resta fredda mentre quella in basso diventa calda, potrebbe esserci aria nel circuito. È un fenomeno diverso dalla polvere, e può richiedere lo sfiato, da fare secondo le caratteristiche del proprio impianto. Un radiatore che resta freddo, che perde acqua o che continua a comportarsi in modo strano merita invece la visita di un tecnico.