Segnatevi la data giusta, perché nel 2026, quando la Terra tocca il punto d’equinozio, in Italia il calendario segna già il 23 settembre. Niente di misterioso: la data cambia da un anno all’altro perché l’anno solare non è fatto di un numero tondo di giorni, e il calendario deve rincorrere di continuo il vero moto della Terra.
Quando comincia esattamente l’autunno 2026
Mercoledì 23 settembre 2026, alle 02:05 ora italiana, l’equinozio scatta nello stesso identico istante su tutto il pianeta, però l’ora sull’orologio e persino la data sul calendario cambiano a seconda del fuso. Il momento preciso è le 00:05 del Tempo Coordinato Universale, la sigla UTC. Con l’ora legale ancora in vigore a fine settembre, in Italia corrisponde alle 02:05.

Che cos’è un equinozio? In termini astronomici è l’attimo in cui il Sole, nel suo cammino apparente lungo il cielo, taglia l’equatore celeste e punta verso l’emisfero australe. Da quel passaggio, sopra l’equatore inizia l’autunno per chi vive nell’emisfero boreale, mentre nella metà australe comincia la primavera. Immaginiamo l’equatore terrestre proiettato sulla sfera del cielo, allargato fino a toccare il buio: quella è la linea che il Sole attraversa.
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Perché l’equinozio cambia data da un anno all’altro
Il nodo? Un numero, ovviamente. La Terra non ci mette 365 giorni tondi a chiudere il giro delle stagioni: gliene servono all’incirca 365, più 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. Quel pezzetto di giornata che avanza ogni anno spinge l’equinozio un po’ più in là sull’orologio, dodici mesi dopo.
Poi arriva l’anno bisestile a rimettere le cose in ordine. Il 29 febbraio recupera in un colpo solo quasi tutto lo scarto accumulato, e l’anno seguente l’orario dell’equinozio tende a scivolare indietro rispetto a prima. Il calendario gregoriano tiene le stagioni al loro posto con una regola un filo più raffinata del solito “un giorno in più ogni quattro anni”: gli anni di fine secolo saltano il conteggio bisestile, a meno che il numero non sia divisibile per 400. Il 2000 lo era, il 1900 no.
Facciamo un esempio: nel 2025 l’equinozio di settembre è caduto il 22. Nel 2026 tocca le 00:05 UTC del 23. Nel 2027 resta il 23, però con parecchie ore di ritardo rispetto a quest’anno. La data, sul calendario che usiamo, oscilla tra il 22 e il 23 settembre a seconda dell’anno e del fuso.
Perché giorno e notte non durano davvero dodici ore
La parola equinozio arriva dal latino aequinoctium, «notte uguale», e promette una spartizione perfetta: dodici ore di luce, dodici di buio. La realtà è un po’ più generosa col giorno, che di solito supera di qualche minuto le dodici ore tonde. Come mai? Le ragioni sono due: la prima è la rifrazione atmosferica. L’aria che avvolge il pianeta piega i raggi solari come farebbe una lente, e ci mostra il Sole sopra l’orizzonte quando in verità se ne sta ancora un pizzico sotto. Lo vediamo spuntare qualche istante prima del dovuto e sparire qualche istante dopo.

La seconda ragione riguarda il modo in cui contiamo alba e tramonto. L’alba viene segnata appena affiora il bordo superiore del disco solare, non il suo centro; il tramonto si chiude quando quello stesso bordo scompare del tutto. Si guadagnano minuti da una parte e dall’altra. C’è una parola apposita per il giorno in cui luce e buio si avvicinano sul serio alle dodici ore: equilux. Non cade per forza il giorno dell’equinozio, e si sposta con la latitudine. In Italia può arrivare qualche giorno dopo l’equinozio di settembre, con un orario che cambia da città a città.
Autunno astronomico e meteorologico non cominciano insieme
A complicare il quadro c’è una seconda partenza, quella meteorologica: l’autunno astronomico apre i battenti con l’equinozio e chiude col solstizio di dicembre. Le sue date e i suoi orari seguono la posizione della Terra lungo l’orbita. L’autunno meteorologico, invece, inizia sempre il 1° settembre e include tre mesi interi: settembre, ottobre e novembre. I blocchi di mesi pieni servono agli esperti del clima, che così confrontano temperature, piogge e medie tra un anno e l’altro.
Alle 02:05 del 23 settembre inizia sì l’autunno, ma le temperature sono ancora abbastanza alte per la media, perché il suolo, i mari e l’aria trattengono ancora buona parte del calore incamerato d’estate, che è stata caldissima. Settembre, ormai, è quasi un prolungamento dell’estate.
Cosa succede al cielo dopo l’equinozio, nella nostra metà di pianeta? Le ore di luce calano, e avvicinandosi al solstizio d’inverno le notti si allungano un pezzetto alla volta. Nell’emisfero boreale la luce cala già dopo il solstizio di giugno, edall’equinozio in poi accade un’altra cosa: la notte prende il sopravvento sul giorno e lo supera in durata. La mezzanotte italiana è appena passata, quando comincia l’autunno del 2026. Mentre gran parte del Paese dorme, alle 02:05 la Terra scivola in quel punto esatto della sua orbita che porta il nome di equinozio di settembre.