Il messaggio arriva da un contatto che conosciamo: un’amica, un collega, un parente. Ci chiede un piccolo favore, votare una giovane ballerina che partecipa a un concorso o spera di vincere una borsa di studio. Basta un clic, ed è difficile rifiutare un favore a una persona di fiducia. Dietro quella richiesta, però, può nascondersi un tentativo di prendere il controllo del nostro account WhatsApp. A ottobre ottobre 2026 il CERT-AGID, la struttura dell’Agenzia per l’Italia Digitale che si occupa di sicurezza informatica, ha segnalato il ritorno della cosiddetta “truffa della ballerina”.
Il voto chiesto da un amico: perché il messaggio sembra credibile
Sullo schermo compaiono il nome e la foto di una persona che abbiamo in rubrica, magari qualcuno con cui ci scriviamo spesso. In quel momento l’attenzione si abbassa, e la richiesta sembra del tutto normale. In realtà, l’account di quel contatto è già stato compromesso, e il messaggio viene inviato dai truffatori. L’amico, quindi, è una vittima a sua volta, e quasi sempre è all’oscuro di tutto.
Il link porta a un sito costruito per sembrare un vero portale di votazione. Secondo la ricostruzione del CERT-AGID, la pagina mostra due finaliste, con fotografie, numero di voti e informazioni su una scuola di danza di Praga. Tutto sembra in ordine, e votare richiede pochi secondi.
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Per difenderci dobbiamo però osservare meglio la realtà. Il nome e la foto che vediamo su WhatsApp indicano soltanto l’account da cui parte il messaggio. Chi lo sta usando davvero in quel momento è un’altra questione. Davanti a una richiesta insolita, anche quando arriva da una persona cara, conviene fermarsi un attimo prima di aprire il link.

La verifica per votare può aprire l’account a un altro dispositivo
Il passaggio decisivo arriva dopo aver scelto la candidata. Il sito chiede di completare una “verifica dell’account WhatsApp”, presentata come un controllo per evitare voti falsi. Viene richiesto un codice (che NON dobbiamo inserire): quel codice, spiega il CERT-AGID, serve in realtà ad autorizzare il collegamento di un nuovo dispositivo al nostro account. WhatsApp permette di usare lo stesso profilo anche su computer, tablet o browser, accanto al telefono: è la funzione dei dispositivi collegati. Inserendo il codice sul falso portale, diamo il via libera a un dispositivo controllato dai truffatori.
Da quel momento il nostro WhatsApp continua a funzionare come sempre. Possiamo scrivere, leggere e ricevere messaggi, e per questo l’accesso abusivo è difficile da notare. Intanto, però, chi controlla il dispositivo collegato può leggere le conversazioni e usare il nostro account per mandare la stessa richiesta di voto ai nostri contatti. Ed ecco che la catena continua.
C’è una distinzione da tenere presente. Il codice usato per collegare un dispositivo è diverso dal codice di registrazione che WhatsApp invia via SMS quando attiviamo l’app su un nuovo telefono. Sono due procedure separate, e in questa campagna il CERT-AGID parla di collegamento di un dispositivo. Ricevere il messaggio, da solo, comporta pochi rischi. Il pericolo nasce quando si segue la procedura fino in fondo e si inseriscono numero di telefono e codice sul sito.
Hai già seguito la procedura? Il controllo da fare su WhatsApp
Se abbiamo già votato e inserito il codice, la prima cosa da fare è controllare quali dispositivi sono collegati al nostro account. Il controllo richiede un minuto. Su un telefono Android si apre WhatsApp e si tocca il menu con i tre puntini in alto a destra. Su iPhone si entra invece nelle Impostazioni di WhatsApp. In entrambi i casi si sceglie la voce Dispositivi collegati, dove compare l’elenco di computer, tablet e browser che hanno accesso all’account, con l’indicazione dell’ultimo utilizzo.
Se nella lista compare un dispositivo che non riconosciamo, basta selezionarlo e scegliere Disconnetti. In questo modo la sessione viene chiusa, e da quel dispositivo i truffatori perdono l’accesso alle nostre chat. Conviene ripetere il controllo anche nei giorni successivi, per essere sicuri che l’elenco resti pulito.
Diverso è il caso in cui l’account risulta del tutto inaccessibile, per esempio perché WhatsApp ci ha disconnesso dal telefono. Qui la strada indicata dal servizio di assistenza è registrare di nuovo il proprio numero nell’app, usando il codice che arriva via SMS o con una chiamata, e seguire le eventuali richieste successive, come il PIN della verifica in due passaggi se era attiva. I tempi di recupero possono variare da caso a caso.

Se dal nostro account sono partiti messaggi con il link del falso concorso, è utile avvisare i contatti con un messaggio breve o tramite un altro canale. Basta spiegare che quella richiesta di voto è una truffa e che il link va ignorato. Così evitiamo che altre persone cadano nella stessa trappola.
Come verificare una richiesta prima di fidarsi
La prima difesa è anche la più facile: verificare. Se un amico ci chiede un voto, un codice o un favore insolito su WhatsApp, possiamo telefonargli o scrivergli su un altro canale, per esempio con un SMS o una mail, e chiedere se la richiesta arriva davvero da lui. Un minuto di attesa basta a evitare guai.
I codici di verifica, poi, vanno trattati come la password del bancomat. Tutti i codici che arrivano da WhatsApp restano per noi, da tenere al sicuro e lontano da siti, moduli e chat. Un’abitudine utile è controllare ogni tanto la sezione Dispositivi collegati, anche quando tutto sembra normale. Se compare qualcosa di sconosciuto, lo disconnettiamo subito.
Infine, attiviamo la verifica in due passaggi, che chiede un PIN a sei cifre scelto da noi ogni volta che il numero viene registrato su un nuovo telefono. È una protezione aggiuntiva, utile soprattutto per rendere più difficile il furto dell’account con la registrazione via SMS. Per attivarla non dobbiamo fare altro che seguire le istruzioni dell’app e del centro assistenza di WhatsApp, perché le schermate possono cambiare con gli aggiornamenti. Per i dispositivi già collegati, invece, il controllo resta manuale, dalla sezione Dispositivi collegati.