Bolotana, in provincia di Nuoro, è finita in questi giorni sulle pagine di una rivista scientifica internazionale. Secondo uno studio appena pubblicato, le donne del paese che compiono 70 anni hanno una probabilità di arrivare a cento quasi quattro volte più alta della media italiana, e i ricercatori propongono Bolotana come possibile nuova zona blu. Dietro i numeri c’è un paese di collina nel cuore della Sardegna, con vicoli stretti, una chiesa del Cinquecento, nuraghi e una villa inglese in mezzo ai boschi.
Bolotana, il borgo sardo che incuriosisce gli studiosi della longevità
Lo studio è uscito il 5 ottobre 2026 su Frontiers in Aging e porta la firma di un gruppo internazionale di ricercatori, tra cui Giovanni Mario Pes dell’Università di Sassari e Dan Buettner, il giornalista americano che ha fatto conoscere le zone blu in tutto il mondo. Per ricostruire la storia della popolazione, gli autori hanno lavorato sui registri civili e su quelli parrocchiali, con date di nascita e di morte verificate, e si sono concentrati soprattutto sugli anni tra il 2021 e il 2025. In quel periodo Bolotana contava in media 2.266 residenti, e 19 di loro hanno raggiunto i cento anni: 14 donne e 5 uomini.

I dati più interessanti riguardano proprio le donne. Per una bolotanese di 70 anni, la probabilità stimata di arrivare a cento è del 13,83%, contro il 3,54% della media italiana. A quell’età, l’aspettativa di vita residua è di circa 20,85 anni, quasi tre in più rispetto alla media nazionale. Per gli uomini i valori sono più vicini a quelli nazionali, con margini di incertezza ampi.
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Bolotana si trova fuori dall’area della Sardegna già studiata come zona blu, tra Barbagia e Ogliastra, e per ora resta una candidata: il paese è piccolo, il periodo osservato cade in parte negli anni della pandemia, e l’analisi del quinquennio 2015-2019 restituisce valori meno marcati. Servono quindi osservazioni più lunghe.
Dove si trova Bolotana, tra le colline del Marghine
Bolotana è nella Sardegna centro-settentrionale, nel Marghine, vicino a Macomer e a Nuoro. Il paese sorge su una collina a circa 470 metri di quota e conta poco più di duemila abitanti, mentre il suo territorio scende dai monti fino alla media valle del Tirso e include i boschi di Badde Salighes e di Ortachis.
Il centro storico si gira a piedi, tra salite e discese, lungo stradine strette e irregolari che seguono il profilo della collina e si aprono all’improvviso su piccole piazze. Meglio lasciare l’auto e camminare con calma, con il naso all’insù. Per secoli il paese ha vissuto soprattutto di agricoltura, tanto che le sue terre erano considerate il granaio della provincia di Nuoro. Oggi sulle colline attorno all’abitato crescono tanti olivi, e l’olio è uno dei prodotti di cui i bolotanesi vanno più fieri, insieme al mirto, al pane e ai dolci fatti in casa.
L’altra tradizione che porta il nome di Bolotana fuori dalla Sardegna è quella tessile. I tappeti del paese si lavorano su telai orizzontali e si riconoscono per i disegni geometrici e per i colori, tra cui spiccano il giallo, il nero e il rosso.
Cosa vedere a Bolotana, dalle chiese ai nuraghi
La prima tappa è la chiesa di San Bachisio, appena fuori dal paese, sul ciglio di un’altura da cui lo sguardo arriva fino ai monti del Goceano e alla valle del Tirso. L’impianto originario risale probabilmente al Duecento, ma l’edificio che vediamo oggi è frutto della ricostruzione voluta da una nobildonna del posto alla fine del Cinquecento e affidata all’architetto cagliaritano Michele Puig, in forme tardogotiche. Un’iscrizione sulla facciata ricorda la consacrazione, nel 1598.

Il portale è affiancato da coppie di semicolonne, e tra l’una e l’altra compaiono bassorilievi con teste di animali, guerrieri armati e suonatori. All’interno l’aula è a navata unica, con cinque cappelle per lato, e custodisce una statua del santo che porta un abito femminile sotto le vesti militari, in ricordo dell’umiliazione subita dal martire. Il paese lo festeggia due volte l’anno, a maggio e a ottobre.
Oltre a questo, ci attende la Bolotana più antica. Il suo territorio conserva dolmen, domus de janas, tombe dei giganti, pozzi sacri e una quarantina tra protonuraghi e nuraghi. Tra questi c’è Tittiriola, un nuraghe monotorre costruito con blocchi di basalto e datato tra il 1600 e il 1000 avanti Cristo. Sorge sul bordo di un pianoro affacciato sulla valle del rio Bardosu, supera i nove metri di altezza e ha ancora la camera centrale intatta, con la volta e tre nicchie. Attorno alla torre si estendeva un ampio villaggio.
Villa Piercy e Badde Salighes, la sorpresa nel verde
L’ultima tappa porta fuori dal paese, in località Badde Salighes, nel territorio comunale di Bolotana, tra il Marghine e l’altopiano di Campeda. Il nome, in sardo, richiama una valle di salici, e in mezzo ai boschi compare una residenza che ricorda le case di campagna britanniche.
È Villa Piercy, costruita tra il 1879 e il 1882 per Benjamin Piercy, l’ingegnere gallese arrivato in Sardegna nel 1863 per progettare la rete ferroviaria dell’isola. Attorno alla villa l’ingegnere organizzò una vasta tenuta agricola, con allevamenti, un caseificio e piccoli borghi per chi ci lavorava, come Badde Salighes e Padru Mannu.
La villa, in stile inglese, si sviluppa su tre piani a pianta quadrata, e ai quattro angoli si alzano torrette con cupole metalliche e un piccolo pinnacolo in ferro. Intorno si apre un giardino di circa quattro ettari, dove gli alberi del posto, come roverelle, lecci, castagni, agrifogli, tassi e aceri, crescono accanto a specie arrivate da lontano, tra cui il cedro dell’Himalaya, il calocedro e l’abete di Spagna. Tra i viali c’è anche un lungo tunnel di bosso, considerato tra i più lunghi d’Italia.