Bucato steso in casa, il dettaglio che aiuta a limitare l’umidità

By Serena De Filippi

Quando fuori piove, lo stendino si apre in salotto, oppure in camera, accanto al termosifone, e la sera ci addormentiamo con il profumo del detersivo nell’aria. Al mattino i vetri sono appannati, e nell’angolo del soffitto sopra l’armadio la macchia grigia dell’inverno scorso sembra un po’ più scura. Nelle settimane di pioggia, o quando c’è tanta umidità, stendere in casa è una necessità per tante famiglie, ma qualche accortezza aiuta a tenere a bada l’umidità che il bucato porta con sé.

Perché il bucato aumenta l’umidità

I panni appena usciti dalla lavatrice, anche dopo la centrifuga, trattengono parecchia acqua. Mentre asciugano, quell’acqua evapora e passa nell’aria della stanza. Secondo uno studio della Mackintosh School of Architecture di Glasgow, un solo carico di bucato steso in casa può liberare circa due litri d’acqua, e nelle abitazioni osservate dai ricercatori l’asciugatura dei panni arrivava a pesare fino al 30% dell’umidità interna.

Bucato steso in casa, limitare l'umidità
Bucato steso in casa, limitare l’umidità

Quel vapore resta sospeso finché l’aria è calda. Quando incontra una superficie più fresca, il vetro di una finestra, il muro esterno di una camera, l’angolo dietro un armadio, torna liquido e si deposita in minuscole goccioline. È la condensa che al mattino scende lungo i vetri e lascia aloni sul davanzale. Se il fenomeno si ripete per settimane nei punti in cui l’aria gira poco, la muffa trova le condizioni che cerca: umidità costante, pareti fredde, angoli nascosti.

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Quando fa freddo, il problema si fa sentire di più. Le finestre restano chiuse per tenere il calore in casa, le giornate di sole non sono sempre frequenti, ma abbiamo comunque bisogno di stendere il bucato. Ogni carico aggiunge la sua parte di vapore, e l’aria di casa ne accumula sempre di più. I segnali si riconoscono in fretta: i vetri appannati al risveglio, l’odore di chiuso negli armadi, gli asciugamani del bagno ancora umidi la sera dopo.

Il dettaglio della porta

In una casa con tutte le porte aperte, il vapore si muove e si sposta verso le stanze più fresche, il corridoio, la camera da letto, il bagno lontano dal termosifone. Lì incontra le pareti più fredde e si condensa, spesso nei punti più nascosti, magari dietro la testiera del letto. Con la porta chiusa resta concentrato in una sola stanza, quella dedicata all’asciugatura, e il resto della casa ne riceve molto meno. Il bagno, da questo punto di vista, è già attrezzato: ha una porta che si chiude, spesso una finestra o un aspiratore, e piastrelle che sopportano bene il vapore.

La porta da sola, però, chiude il vapore in una scatola, e l’umidità in quella stanza sale in fretta. Serve allora una via d’uscita verso l’esterno. Una finestra socchiusa o aperta a vasistas, oppure, in bagno, l’aspiratore acceso, lasciano uscire l’aria carica di vapore mentre i panni asciugano.

Porta chiusa e finestra aperta sono quindi indispensabili: la prima tiene il vapore lontano dal resto della casa, la seconda lo accompagna fuori, un po’ alla volta. Usate separatamente, ciascuna fa metà del lavoro: con la sola finestra aperta e la porta spalancata, una parte dell’umidità prende comunque la strada del corridoio; con la sola porta chiusa, resta tutta lì, a bagnare muri e infissi.

Nelle giornate fredde la finestra può restare aperta anche solo di pochi centimetri. Quando i panni sono asciutti, qualche minuto con la finestra spalancata è d’obbligo, e la porta può tornare aperta, con la stanza di nuovo asciutta e pronta per il carico successivo. Un promemoria facile da ricordare: la finestra si apre nel momento in cui chiudiamo la porta, e si richiude quando la porta torna aperta, a bucato finito.

Come organizzare l’asciugatura nelle giornate di pioggia

Bucato steso in casa, cosa fare
Bucato steso in casa, cosa fare

La prima decisione riguarda la stanza: la più comoda è quella che si può arieggiare con facilità, quindi un bagno con la finestra o con un buon aspiratore, una lavanderia, un ripostiglio con una finestrella che si apre sul cortile. La camera da letto, dove passiamo la notte con porte e finestre chiuse, è la meno indicata, e il soggiorno, con il divano, le tende e i tappeti che assorbono l’umidità, viene subito dopo.

Prima ancora di stendere, c’è la centrifuga. Più acqua esce dalla lavatrice, meno ne evapora in casa, quindi usiamo la velocità più alta indicata sull’etichetta di ogni capo, restando entro quel limite. Lana, seta e tessuti delicati chiedono giri più bassi per conservare forma e fibre, e vanno trattati con riguardo; asciugamani, lenzuola e jeans reggono in genere una centrifuga più energica. Finito il lavaggio, i panni vanno stesi subito: ammassati nel cestello, prendono in fretta odore.

Poi c’è lo spazio. Su uno stendino affollato, meglio lasciare qualche centimetro tra un capo e l’altro, distribuire le lenzuola su più fili, appendere camicie e magliette alle grucce, direttamente a un’anta o a un’asta. Quando il carico è grande, si può dividere in due giornate, oppure in due stanze, ciascuna con la sua porta chiusa e la sua finestra socchiusa.

Anche la posizione dello stendino è importante: vicino alla finestra il vapore trova presto la strada verso l’esterno, mentre a ridosso di un muro freddo o di un armadio a muro tende a fermarsi proprio dove poi compaiono le macchie. Tra un carico e l’altro, infine, la stanza ha bisogno di qualche ora per asciugarsi a sua volta, con la finestra aperta e la porta ancora chiusa per un po’.