Smart working e salute: diritto alla disconnessione e come evitare il burnout

By Ana Maria Perez

Ciao a tutti e tutte, amici e amiche di ultimedalweb! Ci tengo molto a parlare di questo argomento, dato che, come autonoma, lavoro da remoto e comprendo chi, come me, dedica parte della propria settimana lavorativa a svolgere le proprie mansioni da casa. Negli ultimi anni il lavoro agile (o smart working) ha rivoluzionato radicalmente le abitudini di milioni di lavoratori e famiglie. Diciamocelo: se da un lato lavorare da casa offre maggiore flessibilità e ci fa risparmiare molto sui tempi di spostamento, dall’altro spesso assottiglia il confine tra vita professionale e vita privata.

Di fatto, l’immaginario del paradiso della lontananza dal posto di lavoro, con tanto di pantofole casalinghe e caffè a manetta, non c’è: le notifiche e-mail fuori orario, i messaggi di lavoro serali e le sessioni prolungate al computer rischiano di trasformare la comodità di casa in una fonte di stress e di fatica psichica. Vediamo insieme cosa prevede la normativa ad oggi e quali sono le regole fondamentali per tutelare la salute mentale e fisica del lavoro da remoto.

Negli ultimi anni il lavoro agile (o smart working) ha rivoluzionato radicalmente le abitudini di milioni di lavoratori e famiglie
Negli ultimi anni il lavoro agile (o smart working) ha rivoluzionato radicalmente le abitudini di milioni di lavoratori e famiglie

Che cos’è il “diritto alla disconnessione” e perché è tutelato dalla legge

Io credo che uno dei rischi maggiori dello smart working sia la reperibilità. Ed è proprio per contrastare la sensazione di dover essere sempre connessi che la legge italiana riconosce il diritto alla disconnessione. Lo sapevate? La legge stabilisce che il lavoratore ha il pieno diritto di spegnere i dispositivi (smartphone, PC, piattaforme di messaggistica aziendale) al di fuori dell’orario stabilito dall’accordo individuale o dai contratti collettivi. Durante le fasce di disconnessione, infatti, il lavoratore non è tenuto a rispondere a e-mail, chiamate o messaggi di colleghi o superiori. L’eventuale mancata risposta fuori orario non può costituire un illecito disciplinare né influire sulla valutazione della prestazione lavorativa né sulla retribuzione.

Prima di continuare, ti ricordo che è disponibile, per ricevere le notifiche delle n ultime notizie il canale Whatsapp, cliccando qui. Unisciti anche tu per non perdere le ultime novità. IL TUO NUMERO DI TELEFONO NON LO VEDRÀ NESSUNO!

Salute e sicurezza nello smart working: le responsabilità del datore di lavoro

Anche se la stragrande maggioranza delle persone creda che, lavorando da casa, la sicurezza sia una responsabilità esclusiva del dipendente, in realtà, la normativa sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/2008 e successive integrazioni per lo smart working) impone precisi obblighi anche alle aziende. Di fatto, il datore di lavoro è tenuto a consegnare, con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta sui rischi generali e specifici connessi alla prestazione lavorativa da remoto.

Se volete approfondire l’argomento e consultare le linee guida ufficiali in materia di prevenzione e benessere psicofisico nei luoghi di lavoro che consentono lo smart working, il portale del Ministero della Salute e i vademecum dell’INAIL offrono molte informazioni utili per comprendere fino in fondo benefici e svantaggi derivanti da tale modalità.

il datore di lavoro è responsabile del buon funzionamento degli strumenti tecnologici (PC, tablet, connessioni sicure) assegnati al lavoratore
il datore di lavoro è responsabile del buon funzionamento degli strumenti tecnologici (PC, tablet, connessioni sicure) assegnati al lavoratore

Pause obbligatorie e tutela della vista per chi lavora al computer

Chi lavora in smart working trascorre quasi tutta la giornata davanti a uno o più schermi. Per coloro che utilizzano un’attrezzatura munita di videoterminale in modo sistematico o abituale per 20 ore settimanali, la legge prevede garanzie precise per evitare che la vista si stanchi:

  • Diritto alla pausa: dopo due ore di uso continuativo del computer, il lavoratore ha diritto a una pausa di 15 minuti.
  • Come sfruttare la pausa: non implica necessariamente l’interruzione del lavoro, ma piuttosto un cambio di attività (ad esempio, svolgere mansioni che non richiedano di fissare lo schermo o fare esercizi di stretching).

Gli strumenti di lavoro e il nodo dei rimborsi spese

Adesso tocchiamo un altro aspetto fondamentale, che riguarda la strumentazione tecnica utilizzata per svolgere l’attività lavorativa in smart working per tutta la giornata. Salvo diversi accordi individuali o collettivi, il datore di lavoro è responsabile del buon funzionamento degli strumenti tecnologici (PC, tablet, connessioni sicure) assegnati al lavoratore per lo svolgimento dei compiti assegnati, mentre relativamente alle spese ed utenze, nei contratti aziendali e negli accordi di secondo livello vengono sempre più spesso negoziati indennizzi forfait o rimborsi per coprire i costi della connessione internet casalinga e dei consumi energetici sostenuti per le ore di lavoro svolte da casa.

Nei contratti aziendali vengono sempre più spesso negoziati indennizzi forfait o rimborsi per coprire i costi delle spese sostenute per lo smart working
Nei contratti aziendali vengono sempre più spesso negoziati indennizzi forfait o rimborsi per coprire i costi delle spese sostenute per lo smart working

5 consigli pratici per prevenire il burnout da smart working

Oltre alle tutele di legge, è fondamentale che organizziate la vostra routine quotidiana correttamente per garantirvi uno smart working sereno anziché una condizione di stress cronico (burnout). E, a questo proposito, abbiamo pensato di offrirvi una guida pratica per gestire il lavoro da casa:

  1. Create una postazione dedicata: evitate di lavorare a letto o sul divano. Utilizzate una sedia ergonomica che sostenga la schiena e posizionate il monitor all’altezza degli occhi per evitare dolori cervicali.
  2. Definite orari rigidi di inizio e fine: trattate l’inizio e la fine della giornata lavorativa come se doveste timbrare un cartellino fisico.
  3. Disattivate le notifiche aziendali a fine turno: al termine dell’orario concordato, chiudete le applicazioni di chat e la posta aziendale sul telefono per staccare mentalmente.
  4. Sfruttate la regola del 20-20-20: ogni 20 minuti di schermo, fissate un oggetto a circa 6 metri di distanza per 20 secondi per rilassare gli occhi.
  5. Pianificate pause che siano attive: durante la pausa pranzo o nei minuti di stacco, uscite per una breve camminata o per prendere aria, per spezzare la sedentarietà.

Come comportarsi in caso i vostri diritti vengano violati

Ecco, cari amici e amiche: se l’azienda vi richiede costantemente disponibilità in orari serali o nei giorni festivi, oppure se subite pressioni indebite per costringervi a rispondere fuori orario, avete a disposizione diversi canali per tutelare i vostri diritti. Intanto, potete segnalare alle rappresentanze sindacali (RSU/RLS) le vostre condizioni per verificare l’applicazione degli accordi integrativi aziendali sullo smart working. Se invece dovete segnalare condizioni di forte stress lavoro-correlato, cercate il supporto del responsabile dei lavoratori per la sicurezza (RLS). Infine, potete sempre rivolgervi all’Ispettorato del Lavoro per denunciare il mancato rispetto dei vostri orari contrattuali o delle pause previste dalla legge.

Cari amici, lo smart working è una risorsa preziosa per conciliare vita e lavoro, a patto che la tecnologia rimanga uno strumento al nostro servizio e non un vincolo che invade la sfera privata. Impariamo a conoscere bene i nostri diritti e a valutare i pro e i contro. Anche se non è sempre una passeggiata, è un’opzione pratica per molte famiglie. Impariamo a osservare bene le regole! Buona disconnessione a tutti!