Gli ultimi giorni di settembre hanno sempre qualcosa di sospeso: la sera arriva un po’ prima, al mattino torna utile un golfino leggero e a un certo punto ci accorgiamo che il condizionatore portatile è rimasto spento per tutta la settimana. Allora lo scolleghiamo, sfiliamo il tubo dalla finestra e lo accompagniamo, con qualche manovra tra le porte, fino al ripostiglio o in fondo alla cantina, con la sensazione di aver chiuso i conti con l’estate.
Dentro l’apparecchio, però, può essere rimasta una parte dell’acqua raccolta in settimane di lavoro, e da qui alla primavera quella poca acqua ha tutto il tempo per restare ferma. Prima di metterlo via conviene quindi dedicargli un passaggio in più, con calma: svuotare la condensa e lasciare che la macchina si asciughi bene. Servono una vaschetta, qualche minuto e un pizzico di pazienza, e in cambio ci si risparmia acqua stagnante, odori sgradevoli e una ripartenza poco piacevole alla prima giornata afosa.
Nel condizionatore portatile può restare acqua anche quando sembra vuoto
Per capire da dove arrivi quest’acqua basta ricordare come lavora un climatizzatore: mentre raffredda l’aria della stanza, le sottrae anche umidità, che a contatto con le parti fredde dell’apparecchio si trasforma in condensa. Nei modelli portatili una buona parte di quest’acqua viene riutilizzata o espulsa durante il funzionamento. De’Longhi, per esempio, spiega che l’acqua raccolta dall’umidità dell’ambiente serve a raffreddare il condensatore, cioè la parte più calda della macchina, mentre un’altra quota evapora ed esce con l’aria calda dal tubo. Una quantità residua, però, può raccogliersi nel circuito o nella vaschetta interna.
Prima di continuare, ti ricordo che è disponibile, per ricevere le notifiche delle n ultime notizie il canale Whatsapp, cliccando qui. Unisciti anche tu per non perdere le ultime novità. IL TUO NUMERO DI TELEFONO NON LO VEDRÀ NESSUNO!

Molti di noi, in tutta l’estate, non hanno mai dovuto svuotare il serbatoio, e su parecchi modelli la spia dedicata si accende soltanto quando l’acqua arriva al limite. È facile, quindi, concludere che l’apparecchio sia asciutto.
Cosa succede, allora, se quell’acqua resta lì per sei o sette mesi? Nella maggior parte dei casi nulla di grave, ma l’acqua ferma può diventare stagnante, lasciare qualche deposito e contribuire a quel sentore di chiuso che a volte ci accoglie alla prima accensione. Lo stesso vale per il filtro: se viene riposto ancora umido, può prendere un odore poco invitante, e toccherà occuparsene proprio nei giorni in cui avremmo voluto accenderlo subito.
Il gesto da fare prima di riporlo fino alla prossima primavera
Si comincia spegnendo il condizionatore e staccando la spina dalla presa, poi lo si lascia fermo per qualche minuto prima di mettere mano allo scarico. Nel frattempo possiamo cercare il tappo, che nella gran parte dei modelli si trova sul retro, in basso, a pochi centimetri dal pavimento.
Proprio perché lo scarico è così vicino a terra, una bacinella alta rischia di essere poco comoda: meglio una vaschetta bassa, anche una teglia da forno un po’ profonda, da sistemare esattamente sotto il foro. A quel punto si toglie il tappo e si lascia defluire tutta l’acqua, senza fretta, finché non smette di gocciolare. Terminata l’operazione, il tappo va rimesso al suo posto e richiuso con cura.
Il punto esatto dello scarico e la procedura, però, cambiano da un modello all’altro, e per questo conviene avere sotto mano il manuale d’istruzioni. Se il libretto è finito chissà dove, basta leggere marca e codice sulla targhetta dell’apparecchio e cercarli online: molti produttori mettono a disposizione i manuali in formato digitale.
Durante tutto il lavoro il condizionatore va maneggiato con delicatezza e tenuto in posizione verticale, anche quando lo spostiamo. Capovolgerlo o scuoterlo per far uscire l’acqua più in fretta è una tentazione da lasciar perdere; un’eventuale lieve inclinazione ha senso soltanto se il manuale la prevede. Alcuni libretti suggeriscono anche di far funzionare l’apparecchio in sola ventilazione prima del rimessaggio, per asciugare meglio le parti interne: è una buona idea quando è indicata dal produttore, con modalità e tempi da verificare nelle istruzioni del proprio modello.
Il filtro va lavato, ma deve tornare al suo posto completamente asciutto
Il secondo passaggio riguarda il filtro, che per tutta l’estate ha trattenuto polvere, capelli e particelle sospese nell’aria. Va estratto seguendo le indicazioni del produttore, di solito sfilandolo dalla griglia posteriore o laterale, e pulito prima di mettere via tutto.
Se è lavabile, si può sciacquare sotto l’acqua tiepida: lo stesso manuale Pinguino, per esempio, indica di restare sotto i 40 gradi. Detergenti aggressivi, spazzole dure e acqua molto calda rischiano invece di deformarlo o rovinarne la trama. Dopo il lavaggio lo lasciamo asciugare all’aria, con calma, lontano da termosifoni, phon e altre fonti di calore diretto, e lo rimettiamo al suo posto soltanto quando è asciutto del tutto.
Già che ci siamo, possiamo passare sulla griglia esterna e sulla scocca un panno morbido appena inumidito, e ripassarle subito dopo con un panno asciutto. L’acqua va tenuta lontana dalle aperture, e tutto ciò che sta dentro la macchina, dalle parti elettriche al circuito, resta materia per un tecnico: a noi spetta la pulizia di quello che si raggiunge con le mani, senza attrezzi e senza smontare nulla.
Resta il tubo di espulsione, che per mesi ha fatto su e giù dalla finestra. Una volta scollegato, conviene eliminare la polvere visibile con un panno e controllare che all’interno sia asciutto prima di comprimerlo o riporlo. Meglio conservarlo seguendo le sue curve naturali, magari appoggiato sopra l’apparecchio, anziché schiacciato sotto scatole pesanti che rischiano di piegarlo in modo permanente.

Dove conservare il condizionatore perché sia pronto al prossimo utilizzo
Per l’inverno serve un posto asciutto e riparato, con temperature compatibili con quelle indicate nel manuale: un ripostiglio interno, un soppalco, un angolo di cantina ben aerata. Il condizionatore va sistemato in piedi, su una superficie stabile, lontano da infiltrazioni di pioggia, condensa, gelo e fonti di calore.
Per proteggerlo dalla polvere basta una copertura traspirante, meglio ancora la custodia prevista dal produttore, se esiste. Gli involucri improvvisati e sigillati, come i grandi sacchi di plastica, trattengono l’umidità ancora presente. Tubo, adattatore per la finestra, telecomando ed eventuale tappo di ricambio possono finire tutti insieme in una scatola o in un sacchetto di stoffa, accanto al climatizzatore, così in primavera ritroveremo ogni pezzo al primo colpo.
Un’ultima attenzione riguarda il telecomando. Durante i lunghi mesi di inattività conviene togliere le pile, come suggeriscono alcuni manuali, per ridurre il rischio che si scarichino e perdano liquido all’interno del vano.