Come vestirsi con 10 gradi di differenza tra mattina e pomeriggio: il metodo che salva il look e non solo

By Serena De Filippi

Una mattina di fine settembre comincia sempre allo stesso modo. Usciamo presto, l’aria pizzica, e la mano corre alla giacca appesa vicino alla porta. Poche ore più tardi il sole si fa sentire, i gradi salgono, e quella stessa giacca sulle spalle sembra fuori posto. Tra la sveglia e il primo pomeriggio ci passano dieci gradi buoni, e il guardaroba va in difficoltà, perché l’abito del mattino deve reggere fino a sera, tra autobus, ufficio, qualche commissione e magari un pranzo ai tavolini fuori.

La soluzione più comoda porta un nome che conosciamo tutte, vestirsi a cipolla: tre capi leggeri, indipendenti l’uno dall’altro e facili da sfilare, ciascuno con un compito preciso. Una scelta che riguarda anche il comfort, perché aiuta a tenere lontano il sudore, la maglia umida appiccicata alla schiena e quei passaggi bruschi tra la strada, l’auto, i negozi e le stanze con l’aria condizionata accesa. Gli sbalzi, va detto, non ci fanno venire il raffreddore, che arriva dai virus; ci lasciano però quella sensazione fastidiosa di freddo, e a quella possiamo porre rimedio.

Il metodo dei tre strati per affrontare dieci gradi di escursione termica

Il primo capo resta a contatto con la pelle, ed è quello che teniamo per l’intera giornata: una T-shirt, una canotta coprente, una camicia leggera o una maglia sottile. Deve stare bene anche da solo, perché nelle ore calde del pomeriggio potrebbe restare l’unico pezzo in vista.

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Sopra arriva quello che aggiunge tepore, il capo che togliamo e rimettiamo più spesso nell’arco delle ore: un cardigan, una camicia portata aperta sulla maglia, un blazer morbido e destrutturato, un gilet in maglia fine oppure una felpa pulita e poco voluminosa. Serve calore facile da gestire, che si apra e si chiuda in un attimo.

look settembrino
look settembrino

Il terzo pezzo ci ripara quando l’aria è più fresca, tra la mattina presto e il rientro serale: un trench, una giacca di jeans, una sahariana, un biker leggero o un antivento.

Al mattino indossiamo maglia semplice, cardigan e trench; verso metà giornata lasciamo il cardigan aperto e apriamo anche il resto; nelle ore più calde restiamo con la sola maglia. Lo stesso abbinamento attraversa tre versioni e in tutte e tre resta curato.

Il primo strato decide come starai nel pomeriggio

Il capo a contatto con la pelle chiede più cura di quanta gliene diamo di solito, perché decide gran parte del comfort delle ore calde. Se ne indossiamo uno troppo pesante, troppo aderente o poco traspirante, togliere la giacca risolve solo metà del problema: sotto continuiamo a sentirci accaldate e appiccicose.

Sui tessuti conviene ragionare per sensazioni, più che per etichette. Il cotone leggero rimane comodo e fresco; il lino regge benissimo le giornate ancora tiepide, anche se si sgualcisce; una viscosa di buona fattura cade morbida e ordinata; il lyocell asciuga in fretta; la lana merino sottile tiene al caldo le mattine più rigide restando lieve. La cosa da guardare è come il tessuto risponde quando iniziamo a sudare, quanto in fretta si asciuga, come si appoggia al corpo e se rimane presentabile una volta sfilato il cardigan.

I capi che si tolgono senza rovinare il look

I capi intermedi, che magari togliamo spesso durante il corso della giornata, vanno pensati anche per come stanno quando non li portiamo addosso. Un cardigan sottile si infila nella borsa senza gonfiarla; un blazer destrutturato regge l’eleganza pure sul braccio; una camicia ampia si porta aperta sopra una canotta oppure annodata in vita con naturalezza.

L’effetto infagottato si evita lavorando sui volumi. Se il trench è morbido e generoso, sotto si abbina bene un cardigan aderente; se il blazer ha una linea ampia, la maglia sotto può seguire di più la figura. Tre capi larghi e corposi sovrapposti, al contrario, gonfiano la silhouette e complicano il gesto di togliere qualcosa senza scomporre l’insieme.

Proviamo magari una T-shirt con un cardigan fine, il trench e un paio di jeans, oppure una camicia morbida sotto un gilet in maglia, con una giacca leggera in appoggio. Sempre elegante, invece, un abito midi con un blazer destrutturato e un foulard, perché resta femminile a ogni ora. E una canotta coprente con una camicia aperta e la giacca di jeans è quel look che mantiene un’aria disinvolta dalla mattina al tramonto.

il metodo look per settembre
il metodo look per settembre

Scarpe, borsa e previsioni: cosa controllare prima di uscire

Prima di vestirci dobbiamo dare un’occhiata al meteo sotto diversi aspetti: minima e massima, vento, umidità, probabilità di pioggia e temperatura percepita, che spesso si discosta dal numero secco. Una mattina ventosa chiede una giacca più chiusa e protettiva; una giornata umida fa pesare i capi attillati già dalle prime ore.

E per quanto riguarda le scarpe? Mocassini, sneakers leggere, ballerine chiuse e stivaletti sottili accompagnano bene questi giorni sospesi tra estate e autunno. Le calze, con abiti e gonne, funzionano come un livello in più da mettere o togliere a piacere. Niente regole ferree, però: la comodità dipende dal tragitto, dalla pioggia in arrivo e dalle ore che passiamo davvero all’aperto.

Un pensiero alla borsa, che nel metodo a cipolla è fondamentale, visto che deve poter ospitare almeno un capo ripiegato, quindi teniamo libero un angolo per il cardigan, oppure orientiamoci su una giacca che regga la piega quando la portiamo sul braccio.