Il metodo che ti fa riconoscere le vere offerte: 5 controlli da fare al supermercato

By Serena De Filippi

Entriamo al supermercato di sabato mattina e lo scaffale ci viene incontro con tutta la sua parata di richiami: cartellini rossi, percentuali stampate in grande, prezzi vecchi barrati con una riga, confezioni speciali legate al periodo, sconti riservati a chi ha la carta fedeltà. L’occhio corre volentieri verso quei numeri appariscenti, e la sensazione di aver fatto un affare arriva ancora prima di posare il prodotto nel carrello.

Il risparmio, però, si nasconde in cifre molto meno vistose, scritte in piccolo sotto il cartellino. Con cinque controlli veloci impariamo a leggere lo scaffale per quello che dice davvero, spendendo con più attenzione senza dover inseguire il centesimo e senza sentirci in colpa quando mettiamo nel carrello anche qualcosa che ci fa semplicemente piacere.

Il prezzo da ricordare prima ancora dello sconto

Il primo controllo parte da noi, non dallo scaffale: dobbiamo costruire un piccolo archivio dei prezzi abituali. Prendiamo una decina di prodotti che finiscono spesso nel carrello, quelli che compriamo mese dopo mese: la pasta, l’olio, il caffè, il latte, la passata, il tonno, il detersivo, la carta igienica, i biscotti. Di ciascuno segniamo il prezzo che paghiamo di solito (nei diversi supermercati), in una nota sul telefono, oppure fotografiamo qualche scontrino e lo teniamo lì, pronto da controllare al bisogno.

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metodo per le offerte
metodo per le offerte

Se sappiamo con una certa precisione quanto ci costa di norma un litro d’olio o una confezione di caffè, quando davanti al cartellino compare la promozione capiamo al volo se è interessante oppure se il prezzo scontato somiglia parecchio a quello di sempre.

L’archivio funziona a patto di restare piccolo. Dieci riferimenti, aggiornati ogni tanto quando notiamo un cambiamento, valgono più di una tabella lunghissima che dopo due settimane abbandoniamo in un angolo del telefono. A questo si lega bene un’altra idea, quella del prezzo soglia: per i prodotti che si conservano a lungo e che consumiamo comunque, fissiamo in mente la cifra sotto la quale conviene portarne a casa una confezione in più.

Il numero più piccolo sul cartellino racconta il risparmio reale

Il secondo controllo serve quando davanti a noi ci sono due confezioni dello stesso prodotto in formati diversi. Una espone un prezzo finale più basso e sembra la scelta furba; l’altra costa qualcosa in più, però contiene una quantità maggiore. A sciogliere il dubbio è un numero: il prezzo al chilogrammo, al litro o al pezzo, stampato quasi sempre in caratteri minuti sull’etichetta dello scaffale, accanto alla cifra grande.

Quel numero ci occorre ogni volta che dobbiamo confrontare formati poco paragonabili a occhio, una passata da trecentocinquanta grammi e una da mezzo chilo, la ricarica del detersivo e il flacone nuovo, il formato standard e il formato famiglia. Il ragionamento vale anche al rovescio, e questa è la parte che coglie di sorpresa. Il formato famiglia gode di ottima fama, però non porta sempre con sé il prezzo al chilo più basso: capita con i fustini di detersivo, con ù7pacchi di riso o di cereali, con le confezioni grandi di caffè, che a conti fatti costano al chilo quanto il formato medio, a volte perfino un po’ di più.

La confezione sembra identica, il peso può essere cambiato

Il terzo controllo riguarda un fenomeno che ha anche un nome, shrinkflation, e comincia da una sensazione familiare. Ricompriamo il prodotto di sempre, il pacco ha lo stesso disegno e lo stesso colore, il prezzo sullo scaffale è rimasto quasi identico, eppure una volta a casa contiamo qualche biscotto in meno, una capsula in meno, un pugno di grammi spariti dal contenuto. La quantità è calata, il prezzo esposto quasi no, e così il costo al chilo o al litro sale in silenzio.

Il controllo utile, allora, deve considerare tre numeri anziché uno solo: il prezzo della confezione, il peso dichiarato in etichetta e il costo unitario. Su questo fenomeno ha indagato Altroconsumo, che in mesi di monitoraggio ha censito diversi casi in cui il contenuto era calato a fronte di forti rincari del prezzo unitario, sopra il 30% per quasi metà dei prodotti esaminati e, in qualche caso limite, ben oltre.

Carta, coupon e multipack: quanto devi comprare per ottenere quel prezzo

Il quarto controllo scatta davanti ai cartellini che hanno un prezzo bellissimo, quasi troppo bello, con una serie di condizioni scritte sotto in corpo piccolo. La cifra pubblicizzata a volte spetta solo a chi possiede la carta fedeltà, a volte chiede di attivare un coupon dentro l’app del supermercato, a volte scatta soltanto comprando due o tre confezioni insieme. Prima di rallegrarci conviene ricostruire quanto ci verrà a costare per davvero quella spesa.

Guardiamo quanti pezzi servono per ottenere il prezzo, dividiamo la spesa complessiva per il numero delle confezioni, controlliamo se è richiesta una soglia minima di carrello e per quanti giorni resta valida la promozione, poi confrontiamo la cifra ottenuta con il prezzo unitario di prodotti equivalenti già visti altrove.

riconoscere le offerte
riconoscere le offerte

L’offerta conviene davvero se riesci a consumarla tutta

Per l’ultimo controllo mettiamo da parte i numeri per andare in cucina. Una confezione può avere un prezzo al chilo ottimo sullo scaffale e costarci molto di più nella realtà, quando una parte finisce dimenticata in fondo al frigorifero e la buttiamo a malincuore qualche giorno dopo.

Prima di mettere nel carrello carne, pesce, formaggi, yogurt, verdure già tagliate e altri freschi in promozione, guardiamo alcune cose: la data di scadenza, la quantità che riusciremo davvero a mangiare, i pasti che abbiamo già in programma per la settimana e lo spazio libero nel congelatore. Da qui viene un ragionamento utile, quello del prezzo che paghiamo per il prodotto che arriva sul serio in tavola. Se compriamo un chilo di qualcosa e ne cestiniamo un quarto, quel chilo lo abbiamo pagato per intero, mentre in tavola ne sono finiti settecentocinquanta grammi, e il prezzo effettivo di ciò che abbiamo mangiato sale ben oltre la cifra del cartellino.