Ticket sanitari, aumenti anche in ambito sanitario, ma contenuti
Ciao a tutti e tutte, amici e amiche di ultimedalweb! Nelle ultime ore avrete visto circolare una notizia che ha fatto scattare l’allarme tra i cittadini: a partire da lunedì 21 settembre cambiano le tariffe del Servizio Sanitario Nazionale per centinaia di esami, visite specialistiche e protesi. Molti titoli parlano di “stangata sul ticket“, creando preoccupazione soprattutto tra chi ha in programma controlli medici o visite per l’autunno. Prima di allarmarci, però, dobbiamo distinguere ciò che lo Stato rimborsa alle strutture sanitarie da ciò che effettivamente esce dalle nostre tasche allo sportello del CUP, che spesso non coincide.
In questo articolo vi informiamo su cosa cambia, perché è stato approvato questo provvedimento e chi non pagherà un solo euro in più. Seguiteci!

Perché cambiano le tariffe: la disputa con le cliniche e il nuovo decreto
Per capire il motivo di questo cambiamento bisogna fare un piccolo passo indietro. La revisione delle tariffe sanitarie (il cosiddetto “Decreto Tariffe“) era rimasta bloccata a lungo a causa dei ricorsi presentati dalle strutture sanitarie private accreditate e dai laboratori di analisi, che ritenevano i vecchi rimborsi statali troppo bassi rispetto ai costi reali di gestione e alle tecnologie moderne.
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Dopo l’intervento del TAR del Lazio e mesi di trattative, il Governo e la Conferenza Stato-Regioni hanno raggiunto un’intesa definitiva: un investimento statale di oltre 210 milioni di euro all’anno per aggiornare 448 prestazioni di specialistica e 222 di protesica, con un aumento medio dei rimborsi pari al 5,8%. Si tratta, in sostanza, del prezzo che il Servizio Sanitario Nazionale riconosce agli ospedali e alle cliniche convenzionati per l’erogazione del servizio.
Tariffa e ticket non sono la stessa cosa: la regola del tetto massimo
La prima regola che dovete tenere a mente per non farvi prendere dal panico è che la tariffa nazionale non coincide automaticamente con il ticket pagato dal cittadino. Il contributo che versiamo allo sportello segue regole precise fissate dalla legge:
- Il tetto massimo per ricetta: nella stragrande maggioranza delle Regioni italiane è confermato il limite massimo di 36,15 euro per singola impegnativa (ricetta medica).
- Cosa significa in pratica: anche se una ricetta include prestazioni la cui tariffa teorica supera i 40 o 50 euro, il paziente non esente non pagherà mai oltre la soglia dei 36,15 euro (salvo l’eventuale quota fissa di ricetta prevista da alcune specifiche normative regionali).
- L’impatto reale: chi ha ricette con più esami aggregati vedrà il costo bloccato al tetto massimo, limitando i rincari effettivi a pochi euro o addirittura a zero.

Quali visite aumentano e quali esami restano uguali
Contrariamente a quanto si pensa, oltre 8 prestazioni su 10 (più dell’80%) non subiscono alcuna variazione. Le modifiche riguardano ritocchi mirati su alcune voci specifiche:
- Le prime visite specialistiche: salgono di 1 euro, passando da 25 a 26 euro per branca (cardiologia, ginecologia, neurologia, dermatologia, ortopedia). La prima visita cardiologica con elettrocardiogramma sale a 38 euro (ma allo sportello verrà calmierata dal tetto regionale a 36,15 euro).
- Le visite di controllo non aumentano: la visita di controllo successiva resta fissata alla tariffa base di 17,90 euro.
- Il prelievo del sangue: la tariffa per l’atto del prelievo venoso subisce un piccolo ritocco di 50 centesimi (da 3,80 a 4,30 euro).
- Gli esami del sangue più comuni sono invariati: analisi di routine come emocromo, colesterolo, glicemia, trigliceridi, creatinina e funzionalità tiroidea mantengono invariate le loro tariffe.
La differenza fondamentale tra “prima visita” e “controllo”
Questo aggiornamento rende ancora più importante prestare attenzione a come il medico di famiglia compila l’impegnativa. La distinzione tra prima visita e visita di controllo è netta e incide direttamente sul costo finale:
- Prima visita: va prescritta quando il paziente presenta un problema di salute nuovo, un sintomo inedito o un peggioramento improvviso di una patologia già nota.
- Visita di controllo: costa molto meno (17,90 euro) e va indicata quando il paziente torna dallo specialista per mostrare l’esito di accertamenti già prescritti o per verificare l’andamento di una terapia già iniziata. Controllate sempre che il medico contrassegni la casella corretta per non pagare una quota non dovuta.
Chi è esente non paga: nessuna novità per le categorie protette
Un timore diffuso era che il nuovo tariffario potesse intaccare le esenzioni dal ticket sanitario. Su questo punto il Ministero della Salute e le Regioni hanno fatto assoluta chiarezza: le esenzioni dal ticket restano intatte e continuano a proteggere chi ne ha diritto. Non pagano nulla:
- Chi possiede un’esenzione per reddito (codici come E01 per i minori e gli anziani a basso reddito, E02 per i disoccupati, E03 ed E04 per le pensioni minime o sociali).
- I pazienti con esenzione per patologia cronica o malattia rara (per tutte le visite ed esami collegati alla propria patologia).
- Le persone con riconoscimento di invalidità civile o per cause di servizio o di lavoro.
- Le donne in gravidanza per gli esami previsti dal protocollo di tutela della maternità e i cittadini che partecipano agli screening oncologici gratuiti.

I consigli di Ultimedalweb per non sbagliare prenotazione
In vista del debutto del nuovo tariffario dal 21 settembre, ecco qualche consiglio pratico per aiutarvi a gestire le prescrizioni ed evitare brutte sorprese al momento del pagamento del ticket:
- Raggruppare gli esami compatibili: fate inserire sulla stessa ricetta fino al limite consentito (di norma fino a 8 prestazioni della stessa branca) per sfruttare al meglio il tetto massimo dei 36,15 euro.
- Verificare il codice di esenzione: prima di uscire dallo studio del medico di famiglia, accertatevi che il codice di esenzione sia stampato chiaramente sull’impegnativa dematerializzata.
- Nessun cambio per l’attività privata: le tariffe aggiornate riguardano esclusivamente le prestazioni in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale; le visite private o in libera professione intramuraria non sono toccate da questo decreto e continuano a seguire i listini autonomi dei singoli professionisti.
Cari amici, che se ne dica online o meno, l’aggiornamento dei costi del ticket serve ad adeguare i rimborsi della sanità pubblica per garantire la continuità dei servizi convenzionati. Non dovete avere paura: gli aumenti sono minimi e restano entro il limite massimo stabilito da ciascuna regione per prestazione. Continuate a monitorare la vostra salute: viviamo in un Paese che consente ai malati di accedere a medicinali e a prestazioni sanitarie di alto livello a prezzi davvero contenuti.
Ana nasce in Spagna, si laurea a 22 anni in Scienze Liguistiche e della Comunicazione. Dopo un’esperienza nel Regno Unito si trasferisce a Trieste, dove vive tuttora. Ha maturato esperienza come consulente aziendale e collaborato con diverse case editrici. Ha pubblicato cinque libri ed è copyrighter e Search Quality Rater.