In cucina le prese non bastano mai. Così, quasi senza pensarci, colleghiamo alla stessa multipresa la friggitrice ad aria che sta cuocendo la cena e il bollitore che scalda l’acqua. Sulla ciabatta restano ingressi liberi, quindi sembra tutto a posto. Ma il numero di prese di una multipresa non dice nulla su quanta potenza quella multipresa regge davvero. Ed è qui che nasce il problema.
La coppia del titolo è proprio questa: friggitrice ad aria e bollitore. Non perché siano incompatibili – in casa possiamo averli entrambi e usarli quanto vogliamo – ma perché accenderli insieme sulla stessa multipresa, quando la somma delle loro potenze supera il limite del dispositivo, può trasformare un gesto banale in un rischio concreto.
Friggitrice ad aria e bollitore sulla stessa multipresa: perché è la coppia da controllare
Friggitrice e bollitore hanno una cosa in comune: scaldano grazie a una resistenza elettrica, e gli apparecchi che scaldano sono quasi sempre quelli che assorbono più potenza. Non è un caso che a preoccupare siano loro e non, poniamo, un caricabatterie o una lampada.
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Un esempio con numeri inventati aiuta a capire meglio cosa succede. Una friggitrice ad aria può dichiarare 1.800 W, un bollitore 2.200 W. Accesi nello stesso momento chiedono 4.000 W. Se la multipresa a cui sono attaccati indica un massimo di 3.500 W, quei due apparecchi non vanno usati contemporaneamente su quella ciabatta, perché sfondano il tetto. I valori dell’esempio non valgono per tutti: cambiano da modello a modello, e l’unico dato affidabile è quello riportato sulla targhetta dell’apparecchio, sul manuale o vicino al cavo.
Il discorso non riguarda solo questa coppia. Vale per il forno elettrico e la friggitrice ad aria, per il bollitore e il tostapane, per il ferro da stiro e l’asciugacapelli, per la stufetta elettrica accanto a qualsiasi altro apparecchio potente, per il microonde e la macchina del caffè sulla stessa multipresa. Nessuna di queste combinazioni provoca un sovraccarico in automatico: tutto dipende dalla somma dei watt e dalla portata dichiarata del dispositivo.
Una ciabatta con sei posti non offre sei volte più potenza
Una multipresa con sei ingressi non moltiplica per sei l’energia disponibile: aggiunge soltanto punti di collegamento. Gli apparecchi che colleghiamo si dividono tutti lo stesso limite massimo, quello stampato sulla ciabatta. Sei prese significano sei modi di attingere alla stessa, identica riserva, non sei riserve separate.
Quando la richiesta supera la portata, cavi e contatti si scaldano oltre il dovuto. Il calore rovina progressivamente la plastica e l’isolamento, provoca deformazioni, annerimenti, cortocircuiti, e nei casi peggiori un incendio. È la conseguenza fisica diretta di un carico troppo alto.
Peggiora tutto un errore diffuso: collegare una multipresa a un’altra, la connessione “a cascata”. Non aggiunge potenza. Il carico di tutti gli apparecchi passa comunque attraverso la prima spina e il primo cavo, costretti a reggere uno sforzo per cui non sono fatti. I Vigili del Fuoco inseriscono proprio il sovraccarico delle multiprese tra le cause possibili di surriscaldamento e incendio domestico. Da tenere d’occhio anche le ciabatte finite sotto un tappeto o coperte da strofinacci, che smaltiscono male il calore, e i cavi avvolti su se stessi, schiacciati da un mobile o danneggiati.

Il controllo dei watt che richiede meno di un minuto
Verificare se stiamo esagerando è questione di pochi secondi e non serve alcuna competenza tecnica. Si cerca la potenza in watt di ogni apparecchio, indicata sulla targhetta o sul manuale, e si sommano i valori degli apparecchi che potrebbero funzionare insieme. Potenza del primo più potenza del secondo uguale carico complessivo. Quel totale deve restare entro il massimo dichiarato sulla multipresa, che va letto sul prodotto: alcune riportano 2.300 W, altre 3.500 W, altre limiti diversi ancora.
Riprendiamo l’esempio: 1.800 W più 2.200 W fanno 4.000 W, e su una ciabatta da 3.500 W la somma sfora. C’è però una precisazione che cambia le cose. Essere collegati non vuol dire consumare la potenza massima: un apparecchio spento o in standby assorbe poco o niente. È l’accensione contemporanea di due apparecchi energivori a creare il picco. Spesso basta sfasare i tempi – prima l’acqua nel bollitore, poi la friggitrice – per restare tranquilli.
I segnali della presa da non ignorare e la soluzione più semplice
Ci sono situazioni in cui non si discute: si stacca tutto e basta. Se la spina, la presa o la multipresa sono calde al tatto, qualcosa non va. Lo stesso vale quando la plastica ingiallisce, annerisce o si deforma, o quando senti odore di bruciato. Occhio anche ai rumori: crepitii, ronzii, piccole scintille sono segnali da prendere sul serio, così come una presa che balla e non tiene più. E se il magnetotermico salta di continuo, o gli apparecchi si spengono da soli senza una ragione apparente, è il momento di intervenire. Nessuno di questi campanelli d’allarme andrebbe mai ignorato.
Se compaiono calore anomalo, odore di bruciato o deformazioni, si spengono gli apparecchi e si stacca l’alimentazione, ma solo se si può farlo senza toccare parti roventi o danneggiate. Una multipresa rovinata si sostituisce; una presa a muro annerita, lenta o surriscaldata va fatta vedere da un elettricista, senza rimedi fai da te.
Le soluzioni, alla fine, sono semplici. Gli apparecchi più potenti – friggitrice, microonde, forno elettrico – vanno collegati direttamente a prese a muro adatte, seguendo il manuale. Meglio lasciar perdere adattatori e ciabatte a cascata e non usare insieme due apparecchi la cui somma supera il limite della multipresa. E quando se ne compra una, sceglierla a norma, integra e con la messa a terra dove serve. Se poi la multipresa in cucina è diventata una presenza fissa perché gli ingressi a muro sono troppo pochi, la mossa più sensata è farne installare altri da un professionista: una spesa piccola che chiude la questione.