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Matteo Messina Denaro, le debolezze e le 5 confessioni del boss 61enne

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Matteo Messina Denaro e sua figlia naturale

La figlia di Matteo Messina Denaro si chiama Lorenza Alagna e ha 26 anni. Nata dalla relazione del boss con Franca Alagna, La giovane si è sempre defilata dalla vita del padre, del quale non ha mai rinnegato. Tuttavia, non è stata riconosciuta formalmente dal boss mafioso e non porta il suo cognome.

Nei messaggi trovati nel covo di Campobello, i carabinieri del Ros hanno scoperto che Messina Denaro aveva scritto decine di biglietti mai spediti alla figlia. In uno di questi, il padre scriveva: “Stai lontana dai mondi che non conosci. Io sono entrato in altri mondi al prezzo della sofferenza, ma tu non osare mai, ti prego“. Non ci vuole una grande fantasia per immaginare a quali mondi si riferisse il latitante più ricercato d’Italia.

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Matteo Messina Denaro e sua figlia Lorenza Alagna

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La debolezza: la figlia “degenerata nell’infimo

Nonostante i bigliettini e l’apparente affetto paterno per la giovane, Messina Denaro non ha mai agito come padre, e il distacco di sua figlia lo ha ferito non poco.  Il desiderio di indipendenza di Lorenza ha creato tensioni con suo padre, che l’anno scorso l’ha definita “degenerata nell’infimo” in un messaggio inviato alle sorelle. Per contrastare questo dolore il boss aveva quasi “adottato” la figlia di Laura Bonafede, cresciuta senza padre. Ora la ragazza si trova indagata per favoreggiamento, mentre la madre è in carcere. Appena due giorni fa il Tribunale di riesame ha rifiutato la richiesta di scarcerazione della maestra di Castelvetrano

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I rinnegamenti di Messina Denaro

Quando Matteo Messina Denaro viene arrestato il 16 gennaio del 2023, in molti sperano che parli. Il superlatitante ringrazia i carabinieri del Ros per il trattamento subito, si dimostra gentile, piuttosto disponibile. Intanto, si rende necessario preparare la sua custodia in carcere (imponenti misure di sicurezza) alla pari delle cure che dovrà ricevere per il tumore maligno che lo affligge. Il primo colloquio viene rimandato al 16 di febbraio, un mese dopo la sua cattura. Si spera che lui ricambi la gentilezza con una minima collaborazione. Dal verbale dell’interrogatorio non è andata così. Nessun segno di apertura o pentimento da parte del boss.

“Sono un apolide”

La prima affermazione “shock” è stata la definizione del suo “lavoro”: Mi chiamo Matteo Messina Denaro; lavoravo in campagna ed ero un agricoltore. La residenza non ce l’ho più perché il Comune (di Castelvetrano) mi ha cancellato (in virtù dei 30 anni di latitanza). Ormai sono un apolide.

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“Quello che so di Cosa Nostra l’ho sentito sui giornali”

Il superboss non riconosce nemmeno di appartenere alla più grande associazione criminale del mondo. Quando i sostituti procuratori Gianluca De Leo e Giovanni Antoci gli domandano sul suo ruolo in “Cosa Nostra” , Messina Denaro risponde che non ne ha mai fatto parte. Dice che quello che sa lo avrebbe sentito dai giornali. Tuttavia, riconosce i nomi di alcuni capomafia, sulla carta suoi rivali.

“Non ho soprannomi”

Inoltre, Messina Denaro non riconosce di avere dei soprannomi; la sua teoria è che glieli avrebbero affibbiati i giornalisti quando era latitante. Così, “il secco” sarebbe solo un’invenzione da ambienti non mafiosi.

“Non ho beni perché me li avete tolti tutti”

Quando i procuratori gli chiedono se ha dei beni, il boss risponde in maniera ironica: “Li avevo, ma me li avete tolti tutti, se qualcosa ho, non lo dico, sarebbe da stupidi

“Non era un’estorsione, ma un mio diritto”

Quando gli investigatori chiedono a Messina Denaro chiarimenti in merito all’estorsione aggravata che gli viene contestata lui risponde che era un suo diritto. La questione, piuttosto complessa, riguarda un terreno che sarebbe appartenuto al padre di Messina Denaro. Per evitare che gli venisse confiscato, l’uomo lo fece intestare ad un parente della signora Passanante (che ha denunciato Messina Denaro per estorsione), anche lui finito in carcere per associazione mafiosa. Il bene entrò poi formalmente nell’asse ereditario della Passanante, che tentò di venderlo. Per evitare l’alienazione del terreno, Messina Denaro scrisse una lettera firmata con il suo vero nome chiedendo alla donna di restituirgli la proprietà.

In sostanza, il tumore non regredisce, ma dal carcere dell’Aquila non giungono novità. Se l’incontro con la figlia Lorenza poteva pensare ad un cambio di rotta, questo non è ancora accaduto. Se ne andrà il capomafia alla tomba con tutti i suoi segreti o prima dell’ultimo respiro deciderà di passare la staffetta a qualcuno?

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