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Il LONG COVID a oltre 3 anni dall’inizio della pandemia

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Il Long-covid a oltre 3 anni della pandemia

Oggi, nel 2023, a 3 anni dall’inizio della pandemia, si continua a contrarre il Covid-19. Certo, non ci sono più le regole ferree di isolamento previste all’insorgenza della malattia, quando non si conoscevano effetti e cure, ma la situazione dei pazienti è più o meno stabile e il ricorso al vaccino e alle regole di distanziamento e isolamento ha fatto diminuire il rischio di contagio. Tuttavia, la paura per essere affetti da long Covid è ancora grande, anche se, ad esempio, uno studio suggerisce che dal punto di vista dell’impatto sul cuore l’ombra lunga di COVID-19 non esisterebbe quasi più, tranne in casi rari. Vediamo in cosa consiste il long Covid e che cosa ci dice la Scienza.

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Diagnosticare il Long Covid, molto difficile

Per diagnosticare il long covid non esiste un test specifico, ma si basa sull’anamnesi, sull’esame clinico e su eventuali esami strumentali o di laboratorio. Il trattamento del long covid è personalizzato in base ai sintomi e alle condizioni del paziente e può prevedere l’uso di farmaci sintomatici o specifici, la riabilitazione respiratoria o fisica e il supporto psicologico o nutrizionale. La prevenzione del long covid passa attraverso la vaccinazione contro il COVID-19 e il rispetto delle misure anti-contagio.

Effetti del Long covid

L’impatto del long covid sulla salute è sempre di grande attualità, visto che si tratta di una condizione che può colpire molte persone che hanno contratto l’infezione da SARS-CoV-2. Il long covid è caratterizzato dalla persistenza o dall’insorgenza di sintomi anche per settimane o mesi dopo la guarigione dalla fase acuta della malattia. Questi sintomi possono essere di natura respiratoria, cardiovascolare, neurologica, gastrointestinale o psicologica e possono avere un effetto negativo sulla qualità della vita fisica e mentale dei pazienti. Alcuni esempi di sintomi di long covid sono:

  • Fatica persistente, stanchezza, debolezza, mancanza di appetito.
  • Fame d’aria, tosse persistente, dolore al petto, senso di oppressione.
  • Mal di testa, difficoltà di concentrazione e memoria, disturbi dell’olfatto, del gusto e dell’udito.
  • Nausea, vomito, perdita di appetito, dolori addominali, diarrea, reflusso gastroesofageo.
  • Disturbi del sonno, depressione, ansia, stress, psicosi.
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Le cause del Long covid

Le cause del long covid non sono ancora del tutto chiare, ma si ipotizza che possano essere legate a fattori come:

  • L’infiammazione cronica provocata dal virus o dalla risposta immunitaria dell’organismo.
  • I danni tissutali causati dall’infezione a livello polmonare, cardiaco, vascolare o nervoso.
  • Le alterazioni metaboliche indotte dal virus o dai farmaci usati per il trattamento.
  • I fattori psicosociali legati allo stress, all’isolamento, alla paura o alla stigmatizzazione.

Impatto sul cuore dall’onda lunga del Covid, (quasi) sparito

Gianfranco Parati, direttore del Dipartimento cardio-neuro-metabolico e direttore scientifico dell’IRCCS Istituto Auxologico italiano di Milano e docente di cardiologia all’Università Milano Bicocca, parla sul long Covid dal punto di vista dell’impatto sul cuore. In uno Studio scientifico pubblicato su Frontiers, il medico e la sua equipe hanno presentato i dati che provano che il COVID-19 ha rappresentato un fattore di rischio importante per complicazioni cardiovascolari post-acute nelle diverse ondate pandemiche che hanno caratterizzato questa malattia.

Tuttavia, la buona notizia è che la maggior parte delle persone che ha avuto problemi cardiaci, li ha superati. Il dott Parati dice: “Anzitutto ci arrivano meno persone con sintomi come dolore al petto, affaticamento, mancanza di fiato e sensazione di aritmie e palpitazioni, non riconducibili a pregresse malattie cardiache. Anche le altre conseguenze che erano state importanti in fase acuta come le infiammazioni del muscolo cardiaco, le pericarditi o i problemi ischemici e le trombosi, oggi sono rare. Ma soprattutto, e questo è importante, non stiamo registrando conseguenze importanti a lungo termine di queste patologie post COVID sul cuore. La maggior parte dei nostri pazienti non presenta più dopo anni questi sintomi.”

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dott Gianfranco Parati

Questo non significa che il long COVID non esista più. Gli effetti sul sistema cardiocircolatorio, tuttavia, sono molto rari.

Il danno cardiaco, compatibile con un meccanismo chiamato “perdita di tolleranza immunologica”

Gli specialisti dell’Ospedale Humanitas di Milano spiegano in uno Studio pubblicato sulla rivista “Ciculation” il meccanismo autoimmune che indica perché alcune persone presentino queste complicanze cardiache dopo il contagio.

Riassumendo, il danno subito da organi e tessuti a seguito di un’infezione si spiega attraverso due fenomeni, che possono anche coesistere. “Il primo è l’aggressione diretta da parte del virus e il danno collaterale dovuto alla risposta immunitaria che il virus ha scatenato e che si è poi rivolta, erroneamente, contro il tessuto cardiaco”, spiega Gianluigi Condorelli, direttore del Dipartimento cardiovascolare di Humanitas. “Il secondo fenomeno è in grado di spiegare il danneggiamento di tessuti che SARS-CoV-2 non ha attaccato direttamente. Oltre a spiegare perché questo danno persista anche dopo l’infezione, cioè quando il virus non è più presente, come accade nel long COVID.”

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