Per giorni, in molte stazioni di servizio di Puglia, Basilicata e Calabria, il cartello più visto è stato quello con la scritta “esaurito”. A Taranto, a Bari, a Potenza, a Catanzaro le pompe sono rimaste a secco a più riprese, mentre davanti agli impianti ancora riforniti si formavano lunghe code. Intanto anche i camion delle merci viaggiavano a rilento, tra scarsità di gasolio e strade bloccate da altre proteste.
Nella mattinata del 16 ottobre, però, il blocco davanti alla raffineria Eni di Taranto è stato rimosso, e le autocisterne hanno ripreso il loro percorso. Il ritorno dei rifornimenti segue tempi diversi da zona a zona: gli ultimi riscontri disponibili, del 16 e del 17 ottobre, parlano di una ripresa graduale.
Perché la protesta di Taranto ha fermato i rifornimenti
All’origine c’è la vertenza dell’ex Ilva. Come ricostruito da Euronews, un decreto della Corte d’appello di Milano ha imposto lo stop dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico, e la produzione è stata sospesa il 9 ottobre, in attesa della pronuncia della Cassazione sui ricorsi, fissata per il 20 ottobre. Secondo la stessa ricostruzione, oltre duemila lavoratori in Italia rischiano il posto. Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb hanno proclamato lo sciopero, e da lunedì 12 ottobre lavoratori diretti e dell’indotto hanno presidiato la statale 7 e la statale 106, le due strade tra cui sorge la raffineria Eni.
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Acciaieria e raffineria sono due impianti separati, con proprietà e lavorazioni diverse. Il problema nasceva dagli accessi: le autocisterne restavano ferme ai cancelli. La raffineria continuava a lavorare in sicurezza, spiegava Eni, ma il carburante faticava a uscire. E da Taranto partono i rifornimenti per i mezzi dei servizi pubblici, i veicoli di soccorso, aeroporti, stazioni Enilive e distributori di altre compagnie.
Il 15 ottobre Confartigianato Taranto ha lanciato un appello. Secondo l’associazione, quasi tutti i distributori della città avevano esaurito le scorte, con conseguenze per autotrasportatori, tassisti, artigiani e commercianti, ma anche per chi doveva accompagnare un familiare in ospedale, seguire l’assistenza a domicilio o portare i figli a scuola.
Puglia, Basilicata e Calabria: dove sono stati segnalati i disagi
In Puglia i primi effetti si sono visti proprio a Taranto. Il 14 ottobre le scorte basse hanno costretto a ridurre drasticamente le corse dei bus urbani; i manifestanti hanno poi lasciato un varco all’alba per il rifornimento dei mezzi pubblici. A Bari, il sindaco ha avvertito il 16 ottobre che la raccolta dei rifiuti aveva carburante per meno di una settimana e il trasporto pubblico per cinque o sei giorni. Il 13 ottobre gli aeroporti di Bari e Brindisi avevano emesso avvisi sulla disponibilità di carburante, ma Aeroporti di Puglia ha precisato che i voli sono sempre partiti regolarmente.
Nel Foggiano la situazione aveva anche un’altra causa. Da circa una settimana camion e mezzi agricoli bloccavano la statale 16, la A14 e la A16 per protestare contro il caro gasolio. A Cerignola, San Severo e Lucera, molti supermercati avevano esaurito i prodotti freschi, e il sindaco di Cerignola ha attivato il centro operativo della protezione civile.
In Basilicata, il 16 ottobre TRM segnalava i cartelli “tutto esaurito” in molti distributori di Potenza e di altri comuni lucani. Il giorno prima, a Matera, la polizia locale aveva dovuto regolare il traffico vicino alle stazioni più affollate. Sulle strade si aggiungevano i presidi dei comitati spontanei di autotrasportatori: decine di tir fermi sulla Jonica, all’incrocio con la Fondovalle dell’Agri, e altri punti di protesta sulla Bradanica, nel Vulture-Melfese. A Potenza, intanto, gli agricoltori della Coldiretti manifestavano davanti alla sede della Regione.
In Calabria il segnale è arrivato da Catanzaro, dove le stazioni Eni sono rimaste a secco dopo due giorni di consegne annullate, con segnalazioni anche dalla provincia. Code si erano formate anche a Cosenza. Poi, dal pomeriggio del 16, la situazione è cambiata.
Il blocco è stato rimosso: come stanno ripartendo le consegne
La novità è arrivata il 16 ottobre. In un’assemblea cominciata alle 8, i lavoratori dell’ex Ilva hanno deciso di togliere i blocchi agli ingressi della raffineria sulla statale 106 e sulla statale 7. Hanno pesato il documento unitario firmato a Bari da Regione e partiti e l’incontro con il governo fissato a Palazzo Chigi per il 27 ottobre. Lo sciopero, invece, è proseguito fino alle 23 della stessa giornata: due momenti diversi.
Nel pomeriggio le autocisterne dirette a Bari si sono rimesse in viaggio. In Calabria, alle 19.27 del 16 ottobre, ANSA scriveva che l’approvvigionamento stava tornando gradualmente alla normalità: diverse stazioni ricevevano le autobotti partite dai depositi di Vibo Valentia, e le code erano più corte rispetto ai giorni precedenti. La stessa agenzia precisava un dettaglio utile: la mobilitazione regionale degli autotrasportatori proclamata da Fedralog, dal 16 al 20 ottobre, prevedeva presidi senza blocchi stradali, e le cisterne hanno potuto circolare.
Liberare l’uscita di una raffineria, però, è soltanto il primo passo. Le autocisterne devono raggiungere centinaia di impianti, spesso lontani, e i depositi locali vanno ricostituiti. Gli avvisi negli aeroporti pugliesi sono stati revocati. Un termine certo per il pieno ritorno alla normalità, al momento delle ultime verifiche, manca: ANSA parlava di “pochi giorni” per la Calabria.
Perché i ritardi possono farsi sentire anche nei supermercati
Quasi tutta la merce che arriva sugli scaffali del Sud viaggia su camion, e i camion vanno a gasolio. Se le pompe sono a secco e alcune strade sono bloccate, le consegne rallentano, e i primi a soffrire sono i prodotti freschi, che hanno bisogno di consegne frequenti. Sono meccanismi generali, e vanno tenuti separati dai disagi effettivamente segnalati.

Quelli documentati riguardano zone precise. Nel Foggiano, gli scaffali vuoti dei prodotti freschi sono arrivati in coincidenza con i blocchi degli autotrasportatori, una protesta legata al caro carburante dopo la fine dello sconto sulle accise, il 6 ottobre. In Basilicata, il 16 ottobre ivl24 riferiva dei primi scaffali vuoti in alcuni supermercati, dovuti a difficoltà di approvvigionamento e rallentamenti nella catena di consegna. A Bari, invece, Confcommercio dichiarava che le merci, in quel momento, arrivavano regolarmente.
La rete dei carburanti e la grande distribuzione, quindi, possono riprendersi con ritmi differenti. Le cisterne da Taranto sono ripartite, ma le proteste degli autotrasportatori proseguono: in Calabria fino al 20 ottobre, e il ministero dei Trasporti ha convocato le associazioni per il 27. Gli aggiornamenti da seguire, nei prossimi giorni, sono quelli di prefetture, Comuni e aziende di trasporto locale.