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Vertice UE, i 27 deliberano la stretta sui migranti e le responsabilità di ogni Paese

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Vertice UE; i ministri degli interni dei 27 a confronto nella 2 giorni a Lussemburgo

La due giorni di Consiglio Affari interni che vede protagonisti i ministri dell’Interno degli Stati membri è destinata a definire un negoziato che dura dal 2015. Si tratta del Patto UE immigrazione e asili per i non residenti. Noi da ultimedalweb vi parliamo spesso di immigrazione, non solo di quella irregolare, che riempie gli hub di tutto il Paese (partendo da Lampedusa), ma anche di quella pronta a salvare le nostre imprese. E di quella che sarà formata per arrivare in Italia conosciendo bene un mestiere (il patto con la Tunisia). E’ un argomento importante per il nostro futuro e per il nostro Paese.

Oggi, 8 di giugno, è in gioco l’accordo dei 27 paesi UE sulla gestione dei flussi migratori. Vi raccontiamo i vari punti in esame.

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La solidarietà UE in tema migratorio

Il tema della solidarietà solidarietà tra Paesi UE in tema di redistribuzione dei rifugiati rimane un argomento di difficile gestione, poiché alcune posizioni sembrano completamente divergenti. Se si giungerà a un accordo, potrebbe essere raggiunto a maggioranza, il che significherebbe che alcuni Paesi, come Polonia e Ungheria, potrebbero risultare nettamente in minoranza. La Germania, presente con la ministra Nancy Faeser, ha affermato con chiarezza che vuole arrivare a un accordo sui punti già a tavolino, senza aggiungerne degli altri (come pretende l’Italia, ad esempio).

L ministra dell'Interno della Germania, Nancy Faeser

Nancy Faeser

Gli argomenti in discussione

In teoria, l’obiettivo è definire le regole comuni che non accollino il peso dell’accoglienza solo ai Paesi di primo sbarco. Tuttavia, per chiudere l’accordo è necessario battere le resistenze dei Paesi del Nord e dell’Est, mentre rimangono molti dubbi sullo schieramento alla Germania, la Francia e la stessa Italia.

Gli schieramenti contrapposti

Da una parte c’è il Med5, formato da Italia, Grecia, Spagna, Malta e Cipro, che sono costretti a gestire in prima linea gli sbarchi. Dall’altra, i Paesi del Nord e quelli dell’Est: i primi sono disposti a collaborare in cambio di condizioni piuttosto rigide, mentre gli altri sono del tutto indisponibili.

Le discussioni e i pacchetti

In sostanza, si discute su due questioni principali: le procedure d’asilo e la gestione dell’asilo e della migrazione

Le procedure di asilo

Questo pacchetto serve a stabilire “una procedura comune in tutta l’Unione Europea per concedere nonché revocare la protezione internazionale” e istituisce una procedura di frontiera” per capire quali domande possono essere individuate e quali respinte.

Gestione dell’Asilo e della Migrazione

Quello che si valuta è sia la responsabilità che la solidarietà.

Per quanto riguarda la responsabilità, gli Stati del Nord vogliono rafforzare la responsabilità dei Paesi di primo ingresso (i Med5), obbligandoli a trattenere i migranti in hotspot simili a quelli usati da anni nelle isole greche. Servirebbero a esaminare le domande di ingresso e a respingere immediatamente coloro che non hanno i requisiti. Il tutto per un periodo che potrebbe variare tra 1 e 3 anni. In cambio, i Paesi “secondi” si renderebbero disponibili a ricollocare i migranti, a scelta. Se non lo fanno, dovrebbero pagare compensazioni ai Paesi di primo ingresso: l’importo sarebbe di circa 20 mila euro a migrante. Inutile dire che su questo punto non c’è un pieno accordo.

Sul fronte solidarietà si parla di stabilire un tetto oltre il quale i Paesi di primo ingresso non sono più obbligati alla “procedura di frontiera”, cioè ad esaminare le domande e ad accollarsi i migranti. Il tetto dovrebbe essere al massimo di 120 mila migranti.

Piantedosi ha portato al tavolo alcune delle richieste italiane di modifica al testo, compresa la “flessibilità sul principio di Paese terzo sicuro” e la responsabilità nei casi SAR (search and rescue) che dovrebbe “limitarsi a 12 mesi”, e non a due anni. Piantedosi ha anche espresso i suoi dubbi sull’attuazione delle compensazioni finanziarie per i mancati ricollocamenti.

L’Italia non vuole i 20.000 euro per ogni rifugiato: preferisce il ricollocamento. Il ministro ha detto chiaramente: “Sinora la solidarietà volontaria non ha funzionato (…) A fronte di un drammatico aumento dei flussi nel Mediterraneo centrale, la redistribuzione dei migranti tra gli altri Paesi europei è stata di meno di 1500 persone (…) un sintomo di “fallimento” del principio di solidarietà.

Vedremo come andrà a finire. Tra qualche ora lo sapremo.

Il ministro Piantedosi al summit

Il ministro Piantedosi

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