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Mimmo Lucano (modello Riace), in Appello cadono le accuse più pesanti, condannato a 1 anno e 6 mesi

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Riace, in Appello cadono le accuse più pesanti per Mimmo Lucano

Oggi vi parliamo di un caso di Giustizia che ha fatto parlare moltissimo da quando iniziò l’indagine nel lontano 2013. E se si parla, non è soltanto per i gravissimi contorni foschi che avvolgevano la vicenza, ma anche per gli importantissimi argomenti trattati nelle investigazioni.

Oggi, che i migranti appaiono sempre più al centro del dibattito politico, il processo di Riace, in Calabria, appare come un caso nazionale (non solo mediatico) che deve essere particolarmente attenzionato, perché tocca gli aspetti più controversi della responsabilità pubblica, sia per quanto riguarda i rappresentanti dei cittadini (appunto, il sindaco di Riace), sia per quanto riguarda il ruolo dei rappresentanti della Giustizia. Andiamo per punti.

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Mimmo Lucano

Il dibattito sui migranti

Come vi abbiamo raccontato negli ultimi giorni, nella bufera è finito il decreto Cutro e le decisioni dei giudici di Catania, che non vogliono trattenere i migranti richiedenti asilo. Appena ieri, la giudice Iolanda Apostolico ha ancora rifiutato di convalidare il provvedimento del questore di Ragusa in merito ai trattenimenti di 4 cittadini tunisini. Una scelta analoga a quella fatta a fine settembre, quando rimise in libertà 4 nordafricani bloccati nel centro di permanenza per i rimpatri.

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Per approfondire:

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Il caso di Riace, modello di accoglienza

Ebbene, già nel periodo in cui Mimmo Lucano era sindaco di Riace (dal 2004 al 2018) c’erano moltissimi sbarchi, e il sindaco inventò un modello di accoglienza per favorire il ripopolamento del Paese, che piano piano si stava svuotando, e per non lasciare perdere attività primarie, come quelle agricole o pescherecce.

Per le modalità di cui si avvalse il sindaco per attuare il progetto, fu accusato dalla Procura di reati gravissimi, come associazione a delinquere, truffa, peculato, falso e abuso d’ufficio. Per questo, fu condannato nel 2021 a 13 anni e 4 mesi di carcere. Ieri, la Corte di Appello di Reggio Calabria ha ribaltato la sentenza di primo grado, lasciando cadere quasi tutte le accuse nei confronti del primo cittadino.

Mimmo Lucano, il sindaco Dr Jeckill & Mr Hide

Il modello di accoglienza e integrazione dei migranti basato sul recupero delle case abbandonate e sulla valorizzazione delle tradizioni locali (“modello Riace”) è stato considerato un esempio di solidarietà e innovazione, tanto da essere premiato e sostenuto da varie istituzioni e personalità nazionali e internazionali. Tuttavia, a Lucano è stato contestato di aver aggirato le leggi che regolano l’ingresso e il soggiorno in Italia, di aver commesso una serie di irregolarità nella rendicontazione delle spese e nell’affidamento di servizi pubblici relativi ai progetti di accoglienza, e di aver strumentalizzato l’integrazione degli stranieri per realizzare investimenti illeciti utilizzando soldi pubblici avanzati da quei progetti.

In seguito a queste gravissime accuse, il caso di Lucano ha sollevato un dibattito molto ampio sul ruolo dei sindaci nel fronteggiare il fenomeno migratorio e sulle politiche di accoglienza e integrazione nel nostro paese.

Quello che noi ci domandiamo è: è Mimmo Lucano una rappresentazione del famoso personaggio dello scrittore scozzese R.L. Stevenson, Dr Jeckill & Mr Hyde? Di giorno, accogliente; di notte, ladro!? Vediamo che cosa ha detto la Giustizia.

Cadono quasi tutte le accuse in Appello

La Corte d’Appello di Reggio Calabria, dopo sette ore di camera di consiglio, ha ribaltato quasi interamente la decisione del Tribunale di Locri, condannando Lucano a 1 anno e 6 mesi di carcere (con la sospensione) per un reato amministrativo. tutti gli altri 17 imputati sono stati assolti. Alla lettura della sentenza, nel pomeriggio di mercoledì 11 ottobre, Mimmo Lucano era assente: l’aula di giustizia, però, al momento del verdetto, era affollata di sostenitori del modello Riace e dell’ex primo cittadino.

L’avvocato del sindaco, Giuliano Pisapia (anche lui ex sindaco), nella sua arringa aveva puntato sulla personalità di Lucano e aveva chiesto di seguire il denaro: “Falcone, tra le tante cose, diceva di seguire i soldi. Vi prego, seguite i soldi di Lucano e non li troverete”.

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Giuliano Pisapia

La responsabilità delle Parti e la condanna mediatica

La sentenza, accolta con plauso da molti cittadini che non sono giuristi di professione, lascia un grande amaro in bocca. Perché Mimmo Lucano avrebbe dovuto scontare 13 anni di carcere per dei reti che non ha commesso? Se non avesse avuto un avvocato come Giuliano Pisapia, avrebbe passato una buona fetta della sua vita in prigione? Che cosa diranno i giudici di primo grado ai migranti del “modello Riace” che sono stati portati via dopo che il caso è diventato mediatico? E gli investigatori che hanno presentato le “prove” della colpevolezza del sindaco, dopo questa sentenza, rivedranno il loro atteggiamento giustizialista?

Come abbiamo già scritto il altre occasioni, chi va a finire in un’indagine penale, pur essendo estraneo ai fatti, non solo deve affrontare notti insonni, paure, frustrazioni, sensi di colpa o d’inadeguatezza; deve subire un notevole impoverimento del proprio patrimonio. 

L’indagato è sottoposto ad una vera e propria condanna prima ancora di essere rinviato a processo: non è poi tanto vero che fino alla sentenza definitiva un imputato è innocente. Lo è solo tecnicamente, dato che l’opinione pubblica lo condanna nello stesso minuto in cui la notizia diventa mediatica. E quando sarà ritenuto innocente anche dalla Giustizia oramai si sarà esaurito l’interesse della vox populi, sopraffatto da altre notizie, da altre indagini, da altri malcapitati e da altri “pagatori”

Per approfondire:

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