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Il redditometro, che cos’è e perché è stato reintrodotto nonostante le divergenze?

Il redditometro

Il redditometro, strumento reintrodotto, per stanare evasioni e tenori di vita diversi dai redditi dichiarati

Il redditometro è stato reintrodotto con alcune modifiche per determinare il reddito complessivo delle persone fisiche e individuare piccole o grandi evasioni o entrate in nero. Sospeso dal 2015, il redditometro è stato rimesso in funzione con un decreto del viceministro all’Economia Maurizio Leo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale dal 20 maggio. I contribuenti, attraverso tabelle e analisi delle loro spese annuali, avranno la possibilità di difendersi in un contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate, spiegando le differenze tra reddito dichiarato e spese effettuate che indicano un tenore di vita maggiore.

Il redditometro spiegato dalla Gazzetta

Il redditometro, strumento per determinare il reddito complessivo delle persone fisiche e contrastare l’evasione fiscale, è stato reintrodotto con modifiche per adeguarlo al contesto socio-economico attuale. Originariamente introdotto nel 1973, ha subito varie modifiche, l’ultima nel 2018. Questo strumento analizza le spese dei contribuenti per identificare discrepanze tra reddito dichiarato e tenore di vita.

Le voci di spesa esaminate, come abbiamo scritto prima, includono alimentari, abitazione, trasporti, comunicazioni, istruzione, tempo libero, beni e servizi, e investimenti. Il decreto prevede che la determinazione sintetica del reddito sia basata su dati di spesa incrociati con banche dati e campioni significativi di contribuenti, considerando anche la propensione al risparmio. Gli accertamenti si applicano ai redditi dal 2016 in poi. L’Agenzia delle Entrate può utilizzare anche altri elementi di spesa rilevati durante il contraddittorio con il contribuente.

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Sintesi dei vari articoli del decreto sul redditometro

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Minded man viewing receipts in supermarket and tracking prices
  • Art. 2: Imputazione delle spese al contribuente. Le spese sono attribuite alla persona fisica cui risultano riferibili dai dati disponibili in Anagrafe tributaria, includendo quelle sostenute dal coniuge e dai familiari a carico. Non si considerano spese personali quelle relative esclusivamente a attività di impresa o professionale, se documentate.
  • Art. 3: Determinazione sintetica del reddito complessivo accertabile L’Agenzia delle Entrate determina il reddito complessivo del contribuente basandosi su: spese sostenute rilevate dai dati disponibili. Spese minime presunte per beni posseduti, ricavate da indagini ISTAT o studi socio-economici. Spese per beni essenziali, secondo la soglia di povertà assoluta. Incrementi patrimoniali nel periodo d’imposta. Quota di risparmio formatasi nell’anno.
  • Art. 4: Spese attribuite e prova contraria Il contribuente può dimostrare che le spese sono state finanziate con redditi diversi da quelli del periodo d’imposta, esenti, soggetti a ritenuta alla fonte, o provenienti da terzi. Può anche dimostrare che le spese attribuite sono diverse o che il risparmio utilizzato si è formato in anni precedenti.
  • Art. 5: Efficacia Le disposizioni del decreto si applicano alla determinazione dei redditi dal 2016. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio 2024.

Conclusione Il decreto stabilisce criteri e metodi per attribuire e accertare le spese dei contribuenti, garantendo il contraddittorio e la possibilità di prova contraria.

Opinioni e divergenze politiche sul redditometro

Lega e Forza Italia hanno reagisto subito alla reintroduzione del redditometro nel mese della dichiarazione dei redditi, hanno chiesto di ritirare il decreto ma il viceministro Leo lo ha difeso chiarendo che aumenta le capacità di controllo dell’Agenzia delle entrate e ha elementi di tutela per i contribuenti. Il centrodestra, spiega Fanpage, si era opposto in anni precedenti al redditometro e in tre governi diversi: quello di Berlusconi, quello tecnco di Monti e poi quello della sinistra di Renzi nel 2015, il premier di allora lo modificò.

La Lega, sulle parole di Riccardo Molinari, ha detto che si è sempre battuta per sburocratizzare e rendere più equo il sistema fiscale. “Siamo assolutamente contrari alla proposta di reintroduzione del redditometro”, no, insomma, al Grande Fratello per tutti. Maurizio Gasparri, sentito fuori da Palazzo Madama si è dichiarato incredulo per la reintroduzione di questo strumento. Luigi Marattin, di Italia Viva, ha commentato il redditometro tolto nel 2018. Su Fanpage dice “non funzionava”, era mosto dispendioso, “ha dato come risultato sette milioni di euro di gettito recuperato”, strumento troppo rozzo per contrastare l’evasione”.

Leo ha difeso anche così il redditometro introdotto. “Il decreto ministeriale pubblicato in questi giorni in Gazzetta mette finalmente dei limiti al potere discrezionale dell’Amministrazione finanziaria di attuare l’accertamento sintetico, ovvero la possibilità del Fisco di contestare al contribuente incongruenze fra acquisti, tenore di vita e reddito dichiarato. Potere previsto dall’ordinamento tributario fin dal 1973”.