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Il dibattito sul salario minimo in Italia: vi diciamo qual è il salario minimo in 8 paesi UE

salario minimo

Dibattito sul salario minimo in Italia

Negli ultimi giorni si parla molto di salario minimo in Italia e noi di ultimedalweb abbiamo voluto raccontarvi qual’è la situazione nel nostro Paese. In pratica, la polemica non si ferma da quando la scorsa settimana le opposizioni di centro-sinistra (con l’eccezione di Italia viva) hanno presentato una proposta di legge per la sua introduzione in Italia. La proposta, articolata in sette punti, prevede una soglia minima di 9 euro lordi l’ora, con l’obiettivo di tutelare i lavoratori “poveri” che attualmente hanno una retribuzione inferiore e in molti casi non sono coperti da contratti collettivi. Si parla soprattutto di operatori agricoli e assistenti domestiche.

Quali paesi europei hanno introdotto il salario minimo e quali no?

Dei 27 Paesi europei, 21 hanno introdotto il salario minimo. Gli unici Paesi che non hanno ancora provveduto (e forse non provvederanno) sono: Danimarca, Italia, Austria, Cipro, Finlandia e Svezia. Sei dei 21 paesi che hanno introdotto il salario minimo garantiscono un compenso orario superiore a quello proposto dall’Italia. Si tratta di Lussemburgo, Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi e Irlanda, che viaggiano in un range tra i 13 e gli 11 euro orari. Questi Paesi garantiscono un salario minimo nazionale superiore a 1.500 euro mensili.

I salari minimi mensili variano notevolmente tra gli Stati membri. Ad esempio, è di 2.387 euro in Lussemburgo, 1.981 euro in Germania, 620 euro in Lettonia e 399 euro in Bulgaria. I Paesi con un salario minimo nazionale superiore a 1.000 euro ma inferiore a 1.500 euro al mese sono Slovenia e Spagna. Se si prende in considerazione il potere d’acquisto, le disparità tra i Paesi sono meno evidenti. Con uno standard di riferimento di parità di potere d’acquisto (Ppa) pari a 1.000, i minimi nazionali variano tra 717 in Bulgaria e 1.843 in Germania. 

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I Paesi che non hanno adottato il salario minimo, vigono accordi collettivi negoziati con i sindacati. Detti accordi collettivi sono promossi dalla Commissione Europea, che considera che la contrattazione collettiva a livello settoriale e interprofessionale sia un fattore essenziale per determinare i salari minimi adeguati. La Commissione ha previsto alla fine del 2022 che negli Stati membri in cui meno dell’80% dei lavoratori è interessato dalla contrattazione collettiva, si dovrà stabilire un piano d’azione per aumentare detta percentuale.

Quali sono le previsioni di legge europee in merito al salario minimo?

Il Parlamento Europeo ha approvato alla fine del 2002 la legge sui salari minimi adeguati nell’UE, che intende migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutti i lavoratori dell’UE e promuovere progressi in ambito economico e sociale. A tal fine, sono stati definiti i requisiti essenziali per l’adeguatezza dei salari minimi garantiti, come stabilito dalle leggi nazionali e/o dai contratti collettivi. La legge ha inteso inoltre migliorare l’accesso effettivo dei lavoratori alla tutela garantita dal salario minimo.

Il testo è stato approvato con 505 voti favorevoli, 92 contrari e 44 astensioni.

I Paesi dell’UE hanno due anni per adeguarsi alla nuova direttiva, che si applicherà a tutti i lavoratori dell’UE con un contratto o un rapporto di lavoro. I Paesi UE in cui il salario minimo gode già di protezione, grazie ai contratti collettivi, com’è il caso dell’Italia, non sono tenuti a introdurre queste norme o a rendere gli accordi già previsti universalmente applicabili.

La definizione del salario minimo rimane di competenza dei singoli Stati membri, i quali devono garantire che i loro salari minimi consentano ai lavoratori una vita dignitosa, tenendo conto del costo della vita e dei più ampi livelli di retribuzione. Per quanto riguarda la valutazione dell’adeguatezza dei salari minimi garantiti esistenti, i Paesi UE possono determinare un paniere di beni e servizi a prezzi reali, o fissarlo al 60% del salario mediano lordo e al 50% del salario medio lordo.

Le reazioni di fronte alla proposta delle opposizione di introdurre il salario minimo in Italia

Secondo i dati Inps sono circa 4,6 milioni i lavoratori che non arrivano ai 9 euro lordi previsti dalla pdl se non si tiene conto dei ratei di tredicesima e Tfr. Conteggiando queste ultime voci, invece, al di sotto dei 9 euro si collocano 1,9 milioni di dipendenti.

Il fronte politico che sostiene il salario minimo riunisce le opposizioni ad eccezione di Italia Viva.

Per la segretaria del Pd, Elly Schlein, si tratta di una proposta innovativa che vale per i lavoratori dipendenti e per i parasubordinati e gli autonomi. L’obiettivo è quello di evitare lo sfruttamento dei lavoratori.

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Elly Schlein

Per il presidente del M5S Giuseppe Conte il governo, che ha già smantellato il reddito di cittadinanza e precarizzato i rapporti di lavoro non si rende conto dell’incremento del disagio sociale.

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Giuseppe Conte

Secondo il centro-sinistra, il salario minimo sarebbe soprattutto a vantaggio delle donne: il 23,3% delle lavoratrici vedrebbe crescere il proprio stipendio in base ad uno studio dell’Inapp. Per Carlo Calenda si tratta di “una norma di assoluto buonsenso“.

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Carlo Calenda

La premier Giorgia Meloni ha dichiarato che vede molto difficile che il salario minimo sia stabilito per legge. Confindustria, per contro, dice che se la proposta riguarda 9 euro orari, non ha timori di sottoscriverla, dato che i suoi accordi collettivi superano tutti detto importo.

Il parere dei sindacati

Per il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, il salario minimo è uno strumento indispensabile: “Tutti i lavoratori, dai subordinati agli autonomi a partita Iva, devono avere gli stessi diritti e le stesse tutele. Milioni di persone hanno paghe orarie sotto i nove euro e non è più accettabile. C’è stata poi una crescita dei cosiddetti contratti pirata, quindi credo che questi due temi debbano essere affrontati insieme“. Anche il segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, è della stessa idea: “La sensazione che abbiamo è che la politica sia distante dalla realtà e non riesca a rappresentare quei ragazzi che oggi guadagnano pochissimo, vivendo in una situazione di precarietà. Noi rappresentiamo quelli

Chissà come andrà a finire! Volete scommetterci?

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