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Sanremo, i conti in tasca al festival da 80 milioni

Fare i conti in tasca al festival di Sanremo non è impresa facilissima.

I pochi media che si occupano di questa questione rivendicano, più o meno con autorevolezza, la fondatezza dei loro numeri. Che ballano tra i 60 e gli 80 milioni di euro. E tutte citando la medesima fonte: le analisi di Banca Ifis, un’ autentica authority nel campo del ruolo economico rappresentato dalla cultura e uno degli sponsor- madrina della kermesse ligure.

Banca Ifis, il Festival porta a Sanremo oltre 18 milioni di euro.

Nel suo market watch “Economia dello spettacolo e dell’intrattenimento”, proprio Banca Ifis, che sceglie per la propria sponsorizzazione “Casa Sanremo”,  si appresta a fare i conti in tasca al Festival. E, in termini di quattrini, ritiene che il Festival possa riversare sulla cittadina ligure almeno 18 milioni di euro.

Vediamo come: 5 milioni arrivano nelle casse del comune sanremese proprio dalla Rai, praticamente il 5% degli introiti previsti dal bilancio comunale per l’anno 2023.

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Il soggiorno nella Città dei Fiori (e del Casinò), tra hotel, appartamenti e B&B, può valere quasi 9 milioni di euro (8,8 per la precisione, secondo Banca Ifis), cui si aggiungono almeno altri 2 milioni per pranzi e cene. Un altro paio di milioni di euro sono previsti tra shopping e gli incassi degli abbonamenti all’Ariston che vanno dai 1290 euro a persona – per le cinque serate in platea – ai 672 euro per il posto in galleria per tutta la durata del festival. Infine, altri 600 mila euro arrivano dagli spostamenti. Per non parlare proprio del Casinò.

Ed ecco come si arriva agli oltre 18 milioni di euro che il Festival di Sanremo riversa sul proprio territorio.

Almeno 40 mila persone attese nella Città dei Fiori.

Del resto, va da sé che 5 giorni a Sanremo non sono proprio appannaggio di percettori di reddito di cittadinanza o di pensionati con la minima. E quindi, di conseguenza, chi ci va non è certo intenzionato a lesinare. Infatti questa, per gli esercenti sanremesi,  è la settimana della cuccagna: per bar, ristoranti, alberghi e negozi, in questi cinque giorni, si fanno gli incassi più consistenti dell’anno.

Sanremo è una cittadina di circa 50 mila abitanti che, in occasione del Festival, vede arrivare da fuori almeno 40 mila persone, tra turisti, giornalisti, cantanti in gara e ospiti, ovviamente con tutto il relativo seguito. Per non parlare delle staff Rai: centinaia di persone che, per 5 giorni, devono assicurarsi che tutto vada come previsto.

Rai, 2021: su 590 milioni incassati in pubblicità, 42 frutto del Festival.

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Festival di Sanremo, i presentatori della prima serata, Photocredit Uff Stampa Rai

Per fare i conti in tasca al Festiva bisogna anche comprendere quanto frutta per la Rai. E basta guardare l’ultimo bilancio, quello del 2021, per capire quanto pesi l’evento sui conti della tv di Stato: su 590 milioni di ricavi pubblicitari complessivi, ben 42 sono arrivati dal Festival che, ascolti alla mano, è stata la quarta trasmissione più seguita da casa. Meglio di lei, solo le immancabili partite di calcio (quelle della vittoria agli Europei e quella che ci è costata l’esclusione dai mondiali in Qatar) e il discorso di fine anno del presidente della Repubblica.

Inutile dire che più aumentano gli spettatori, più crescono gli incassi.

Quasi 50 milioni di introiti pubblicitari previsti per questa edizione.

Per quest’anno, si parla di una raccolta pubblicitaria che sfiora i 50 milioni di euro, in parte legale alle partnership con Costa Crociere – che ospita l’evento parallelo “un Palco sul Mare”  – con Suzuki, con l’arena per i cantanti fuori concorso a 300 metri dall’Ariston e con Plenitude Eni che ha realizzato il green carpet.

Comunque, in tutto, sono 161 gli inserzionisti, anche se definirli così è riduttivo. Sono marchi di primissimo piano che pianificano la loro comunicazione sull’evento più significativo del portfolio Rai. E, naturalmente, il più costoso, perché assicura la maggiore visibilità.

Telepromozioni, billboard e spot: pacchetti minimi da 1 milione e 800 mila euro.

A parte le partnership già viste, la parte del leone la fanno le telepromozioni che vanno in onda ogni sera alle 23.35 e che valgono, a listino Rai, oltre 2 milioni di euro.

Poi ci sono i passaggi nelle billboard, letteralmente “tabelloni pubblicitari”, che passano all’inizio e alla fine del Festival e delle Anteprime con la scritta “presentato da”. Per le 10 billboard delle 5 serate si spendono 286.500 euro. Per quelle dell’Anteprima, 16 perché sono iniziate già sabato 4 febbraio, di euro ce ne vogliono quasi 538.000.

Infine gli spot: in funzione della serata e dell’orario, si va da un minimo di 95 mila euro per 30 secondi a ridosso della mezzanotte delle serate di mercoledì e venerdì – considerate le meno “viste” – fino ai 413.225 per i due passaggi da 30 secondi del sabato sera alle 22:45 e a mezzanotte.

Come tutti gli esperti di pubblicità sanno, gli spot all’inizio o alla fine della fascia pubblicitaria costano di più (anche se si cambia canale, comunque una parte del messaggio passa) e, quindi, anche il posizionamento ha un prezzo.

Complessivamente, comunque, il “pacchetto” più costoso è quello con due passaggi di minispot da 15 secondi in tutte le 5 serate nelle fasce delle 22:45 e di mezzanotte: 1 milione e 800 mila euro.

Ma nessuno si è tirato indietro: evidentemente il ritorno c’è ed è anche importante.

Insomma, ecco come Banca Ifis fa i conti in tasca al Festival di Sanremo, fissando in oltre 60 milioni di euro il volume complessivo dei ricavi che la kermesse canora è in grado di sviluppare, tra i 18 milioni riversati sul territorio ligure e i proventi pubblicitari incassati da Mamma Rai, al netto però dei ricavi derivanti dall’industria discografica.

Fare i conti in tasca al Festival? Impossibile senza considerare il mercato discografico.

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Festival di Sanremo, la goleada di Blanco. Photocredit La Presse.

Perché le canzoni di Sanremo la fanno da padrone nelle classifiche italiane delle canzoni più ascoltate dell’anno. Perché gli italiani, anche se magari lo negano qui e là, non solo lo guardano, il Festival, ma ne ascoltano le canzoni. E le apprezzano. Del resto, ce n’è per tutti i gusti. Infatti, nella hit parade 2022, in Italia, si trovavano solo artisti italiani e le prime 4 posizioni erano occupate da brani che arrivavano dal festival. Svettava in classifica, infatti, proprio la canzone vincitrice del 2022: Brividi.

Tutte analisi puntualmente corroborate da un rapporto Siae di qualche giorno fa, che spiega come gli italiani preferiscano ascoltare musica italiana o di autori italiani – sottolineatura creata per i Manneskin che, spesso, cantano in inglese.

Del resto, all’estero non c’è grande attenzione per la musica italiana di ultima generazione, eccezion fatta, ancora una volta, per la band dei Manneskin: per gli stranieri cantare italiano significa ancora intonare “Volare” e poco altro.

Gli italiani preferiscono la loro musica. Fimi: “Mercato in crescita”.

Con così’ poca attrattiva per i mercati stranieri, anche l’industria discografica investe sulla  musica italiana per gli italiani. Ed ecco che si torna, volenti o nolenti, all’evento di punta: il festival di Sanremo. Ed è proprio da questo settore che deriverebbero un’altra decina di milioni di euro, mossi proprio dall’evento Festival di Sanremo.

Il mercato discografico della Penisola è in crescita: i 332 milioni di euro in ricavi del 2021 erano già in aumento del 27,8%, a leggere i report della Fimi (Federazione industria musicale italiana, ndr.).

Crescita confermata anche nel primo semestre 2022, con un +17,2%, che corrisponde ad incassi per 153,2 milioni di euro. Perché, nonostante la pirateria, la musica si paga ancora abbastanza regolarmente: degli oltre 153 milioni incassati, 25,5 arrivano dai dischi veri e propri – vinili e cd -, 119 dallo streaming e 6,5 per diritti sui brani usati in pubblicità e nelle produzioni cinematografiche.

A questi si devono aggiungere gli introiti che derivano dai concerti e dagli eventi live: mancano i dati ufficiali, ma quel che si sa è che sono in netto recupero dopo il crollo vissuto nel periodo Covid ed in quello subito successivo. Nel 2019, i concerti producevano incassi per 453 milioni di euro.  

Ferragni e Blanko, purché se ne parli. E infatti…

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Festival di Sanremo, Fiorello. Photocredit Uff Stampa Rai

Ecco perché partecipazioni come quelle di Chiara Ferragni ed exploit come quello di Blanco, non solo non sono da stigmatizzare ma, al contrario, più aumentano il contraddittorio, più attraggono attenzioni e, quindi, visibilità per tutto il fantasmagorico caravanserraglio sanremese.

L’ultima grande sfida, infatti, del festival è attirare i giovani ed i giovanissimi che, invece, rifuggono la tv generalista come la peste. Invece, negli anni della conduzione artistica di Amadeus, sono sempre di più gli under 30 che seguono la manifestazione canora, fosse solo per poterne poi parlare sui social. E, naturalmente, in questo senso la presenza di Chiara Ferragni, un iconico brand del made in Italy, con tanti follower quanti haters, non può che attrarre telespettori come il miele fa con le api.

Lo stesso vale per la performance di Blanco, oggi unico argomento di discussione insieme al finto vestito di Ferragni e alla letterina scritta alla bimba di un tempo. Questo nonostante un terremoto apocalittico, una guerra alle porte di casa che sembra arrivata al suo massimo potenziale detonatore, ad una settimana da un appuntamento elettorale.

Per non parlare poi della “corazzata” Fiorello: a lui il dopo festival, ovvero ascolti da prima serata alle 2 del mattino.

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Perché “Sanremo è Sanremo” e qualunque altra informazione, in questa settimana, può attendere. Ed è proprio per questo che vale la pena di fare i conti in tasca al Festival: perché saranno anche canzonette, ma valgono un sacco di soldi.  

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