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509 giorni in grotta in Spagna, Beatriz Flamini non voleva uscire

509 giorni in grotta

509 giorni in grotta, perché?

La notizia ha fatto il giro del mondo in poche ore. Perché ha dell’incredibile. E se da Ultimedalweb vi parliamo di grotte, di Spagna e di imprese incredibili, vi parleremo anche di quella compiuta nel Paese iberico da una donna di 50 anni.

Una speleologa di Madrid è rimasta chiusa durante 509 giorni in grotta. La donna si chiama Beatriz Flamini. La grotta è quella di “Los Gauchos” e si trova vicino alla località di Motril, in Andalusia (Spagna meridionale), ai piedi della nota catena montuosa della Sierra Nevada. Lì Beatriz ha trascorso a 70 metri di profondità gli ultimi 509 giorni della sua vita. Giorni, a suo dire, felici.

L’impresa della speleologa fa parte di un progetto chiamato Timecave, nato per studiare le reazioni psicosomatiche di persone che vivono sottoterra per un lungo periodo di tempo. Il programma punta a capire l’impatto dell’isolamento sociale e delle conseguenze che provoca il disorientamento del tempo sulle persone. La donna è stata a contatto con gli psicologi del team e ha seguito un programma bene studiato prima d’inabissarsi. Ora che l’esperienza di Beatriz Flamini ha incuriosito il mondo, si attende la pubblicazione dei risultati dell’esperimento.

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Non volevo uscire”

Ad attenderla dopo l’esperienza sotterranea c’era il suo team, ma anche diversi cronisti. La speleologa ha dichiarato subito che è stato “eccellente, insuperabile“. Quando è uscita sorrideva e indossava gli occhiali da sole per combattere il sole. Le sue prime parole sono state: “Aspettavo di uscire solo per farmi una doccia“. Beatriz ha spiegato che vorrebbe mettere alla prova ancora la sua forza mentale. “Sono una sportiva d’élite, pratico attività estreme“, ha incalzato, come a dover giustificare la sua impresa.

Vi anticipiamo che l’esperienza estrema dei 509 giorni in grotta sarà raccontata in un documentario prodotto dalla nota casa spagnola Dokumalia, che promette essere un successo.

L’inghippo con il router e l’interruzione della prigionia

La speleologa ha avuto soltanto un momento di collegamento con la realtà, quando a metà del suo percorso di 509 giorni in grotta si è guastato il router che utilizzava per fornire comunicazioni all’esterno (non per riceverle) ed è risalita in bocca alla grotta. Flamini è ritornata nel covo non appena lo strumento è stato riparato. La donna ha dichiarato che ha smesso di contare i giorni a partire dal 65°.

Come ha trascorso il tempo Beatriz Flamini?

Beatriz Flamini ha dichiarato di essersi divertita molto in questo periodo. Dice con ironia di avere capito che va molto d’accordo con sè stessa e ha confessato di avere letto nei 509 giorni in grotta 60 libri e bevuto mille litri d’acqua. I suoi passatempi erano: “leggere, scrivere, disegnare, tessere, esistere e divertirmi“.

Flamini ha confessato che il momento peggiore è stato un lungo periodo di tempo trascorso a lottare contro le mosche, che avevano invaso il cubicolo dove abitava.

Quali notizie sono per Beatriz le più rilevanti degli ultimi 509 giorni?

Beatriz Flamini è rimasta ferma al 21 di novembre del 2021, in pieno periodo di Covid. Da allora, gli eventi che sono accaduti nel Mondo sono quasi infiniti. La speleologa non vede l’ora di documentarsi adeguatamente. Tuttavia, per adesso, nelle sue interviste la donna ha dichiarato di essere rimasta sconvolta dalla notizia della morte della Regina Elisabetta e dallo scoppio della Guerra in Ucraina.

Quali sono i record precedenti?

Flamini ha stabilito il record di permanenza in un ambiente sotterraneo in Spagna, che era di 103 anni e risaliva a 50 anni fa. Ha superato in Europa anche l’italiana Cristina Lanzoni, che deteneva il primato con 269 giorni. Ora attende la conferma di avere battuto anche il record mondiale. Formalmente, nonostante i periodi indicati, il record appartiene a 33 minatori cileni e boliviani che rimasero sottoterra per 69 giorni nel 2010 in seguito ad un crollo. Chissà se Beatriz sarà penalizzata per il guasto del router? Lo vedremo. Noi, intanto, ci prenotiamo il documentario. E voi? Non vi siete incuriositi?

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